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SCOPRI LA POTENZA DELLA RACCHETTA DAL PROFILO

Sono passati quasi 30 anni dall’ideazione della Kuebler Resonanz 50, racchetta iper-rigida con profilo a spessore maggiorate (e variabile) che cambiò i parametri della spinta nell’attrezzo tennistico

di Enzo Anderloni | 01 aprile 2016

Sono passati quasi 30 anni dall’ideazione della Kuebler Resonanz 50, racchetta iper-rigida con profilo a spessore maggiorate (e variabile) che cambiò i parametri della spinta nell’attrezzo tennistico. L’evoluzione odierna è figlia di quell’intuizione

di Raffaello Barbalonga

A ripensarci, il 1987 è un anno strano. Gli U2 pubblicano “The Joshua Three”, Bernardo Bertolucci ci consegna “L'Ultimo Imperatore” e Sigfried Küebler la racchetta che segna inizio di una nuova generazione, la“Resonanz 50”.
Il mondo del tennis, malgrado le innovazioni continue, rimase attonito e incredulo.
Stava accadendo davvero una rivoluzione.
Con l'avvento della graphite, nei primi anni '80, si era generato una sorta di timore per l'eccesso di rigidità dei telai. In buona sostanza le racchette elastiche venivano destinate ai principianti e quelle rigide agli agonisti. Il braccio, abituato al legno, percepiva come particolarmente traumatico l'impatto attraverso un telaio in fibra sintetica, e solo agli agonisti, ai giocatori fisicamente allenati ne era consigliato l'uso. Per questo motivo, in oltre un decennio, la graphite venne abbondantemente mixata con fibra di vetro o al massimo aramide.
Negli anni '80, una racchetta come Head Prestige veniva definita molto rigida. Ancora oggi quando parliamo con veterani che masticano tennis da diversi decenni, rimaniamo confusi quando ci confermano questa asserzione. Eppure da un certo punto di vista è vero. In un mercato pullulante di telai come “Dunlop Max 200G” o “Rossignol F200”, che registrano valori anche inferiori ai 30 RA, la “Prestige” o la “Pro Staff” diventavano monolitiche raffigurazioni di rigidità.
L'uomo che riformulò le teorie, ponendo nuovo ordine e regole fu appunto Sigfried Küebler.

Kuebler brevetta l’idea
E Wilson gliela compra
Il progetto di “Resonanz” venne alla luce dopo una gestazione piuttosto complessa ma fin dall'inizio apparve come assoluto e inconfutabile. ''La frequenza di risonanza è il tempo che serve ad un telaio flesso dopo un impatto, per riallinearsi. Prima della mia “Resonanz 50”, i telai erano ancora flessi quando la palla lasciava il piatto-corde - La mia racchetta è così rigida che la sua frequenza di risonanza è quasi la stessa del tempo di impatto tra palla e corde. Meno energia è persa in flessione; più ottieni potenza''. In sintesi: + rigidità = + potenza e + ampiezza di sweetspot.
Erano le basi del tennis contemporaneo. Un tennis che anche attraverso nuovi talenti come Andre Agassi, portava alla luce la rapidità e la fisicità. In occasione del Mias di Milano e dell'Ispo di Monaco di Baviera, nel settembre 1987, Wilson aveva già risolto tutte le questioni legate al brevetto “Resonanz” e come era avvenuto per Lacoste e “T-2000” nel 1968, si era accaparrata i diritti di un geniale inventore. Il nuovo telaio Wilson prese il nome di “Profile” e si candidò come progenitore di tutta la saga delle cosiddette Widebodies, racchette dallo spessore ( o profilo) molto consistente.
L'aumento della rigidità venne corroborato dalla sinergia tra profili allargati e materiali tecnologicamente davvero innovativi: il Silicon Carbide, il Boron, l'Aramide (Kevlar e Twaron), la Graphite HM, il Titanio, ma anche le soluzioni meno conosciute come il Noryl, il Nicalon, il Dyneema, il Technora, le Torayca, l'FRP, il Vectran, ecc., vennero impiegati senza esitazioni, in una vera frenesia di sperimentazione commercializzata. I risultati furono racchette ancora più rigide e ancora più potenti. Nel 1989 Yamaha, utilizzando su un telaio a spessore profilato continuo, solo graphite alto modulo, realizzò un progetto clamoroso che prese il nome di “Proto”. In occidente vennero commercializzate racchette come le “Secret” e la capostipite, la famosa “04”, raggiungeva una rigidità impensabile: oltre 80RA.

Head Extreme e Babolat Pure Drive
Le rigide degli agonisti

Il periodo delle racchette ultraprofilate però fu relativamente breve. I top players infatti non incentivarono la consuetudine e tranne rari casi, come ad esempio la nostra Raffaella Reggi, ritornarono ben presto a profili più contenuti.
Il motivo era l'eccesso di potenza e la scarsa sensibilità che questi telai generavano.
Eppure i giocatori di club continuarono e continuano ancora oggi a trarre vantaggio da questi concetti. Le racchette odierne non presentano gli stessi esagerati profili, ma strutturalmente possiedono una uguale, se non maggiore rigidità. Oggi si lavora meno sulla forma e maggiormente sul materiale, ma l'idea di base è la stessa: più rigidità = più facilità di spinta.
Una racchetta estremamente rigida quindi, oggi la vediamo in mano a principianti o a veterani, cioè a chi non dovrebbe supportare un impatto traumatico. L'opposto degli anni '80. Come mai? I sistemi antivibranti, atti a incentivare il comfort, sono molto meglio integrati nei telai e le nuove generazioni di corde svolgono una funzione decisiva nella dissipazione dell'impatto.
Aziende come Babolat ci hanno abituato a vedere telai particolarmente rigidi. “Pure Drive”, che spesso mette d'accordo diverse categorie di giocatori ed è uno dei prodotti più venduti al mondo, supera i 70RA. Head ha prodotto “Extreme” per andare incontro alle esigenze di un Top ten come Ivan Ljubicic, ma ora, declinato nelle più disparate versioni, questo telaio lo vediamo sempre più spesso in mano anche a principianti e veterani che possono così sfruttarne la rigidità per trarre maggiore lunghezza di palla.
Wilson nel catalogo 2016 presenta “Ultra XP” (Extreme Power) che sfutta alti livelli di rigidità (73RA) per generare potenza, Gamma con “RZR 100T” tocca i 75RA di flex, ma in genere tutte le nuove generazioni di telai si attestano su valori pressocchè simili e comunque superiori ai 70RA.
Poche quindi ormai le racchette “morbide” presenti sul mercato, e quasi tutte derivate dal mitico stampo “H22”.
Insomma se paragonate alle auto, le racchette si possono dividere tra comodi e ingombranti SUV che sfruttano la potenza per tirarci fuori dai guai e fuoriserie assettate che ci fanno sentire al massimo la guida, il cosiddetto “handling”, ma che ci trasmettono anche la più piccola buca sul terreno. A voi scegliere, ma ricordatevi che ad affrontare le curve al massimo della velocità, senza una adeguata preparazione, è facile uscire di strada.