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THIAGO MONTEIRO, DAL BRASILE SOTTO IL SEGNO DI GUGA

IL tri-campione del Roland Garros Kuerten crede in lui, tanto da sostenerlo in prima persona

di Enzo Anderloni | 17 marzo 2016

IL tri-campione del Roland Garros Kuerten crede in lui, tanto da sostenerlo in prima persona. Il brasiliano ha già battuto gente come Almagro e Tsonga, riportando entusiasmo al tennis carioca. E nelle ultime due settimane ha guadagnato 150 posti: Thiago Monteiro ha 21 anni, è di Fortaleza (Brasile), e oggi è n.236 Atp, suo best ranking

di Alessandro Nizegorodcew - foto Getty Images

Dal nulla, all’improvviso, Thiago Monteiro. Alzi la mano chi ad inizio 2016 avrebbe scommesso sul giovane tennista brasiliano, che nelle ultime settimane ha guadagnato 150 posizioni Atp, battuto Nicolas Almagro e Jo-Wilfred Tsonga, riportando entusiasmo nel pubblico verde-oro, alla ricerca da anni di un nuovo Guga Kuerten.

La Storia. Guga e Thiago, due storie che si intrecciano, una carriera che può finalmente decollare. Monteiro nasce a Fortaleza, nord-est del Brasile, il 31 maggio 1994. Inizia a giocare all’età di 8 anni e sin da piccolo dimostra grandi qualità tecniche e caratteriali. Nel 2009 si trasferisce nell’accademia di Larri Passos, ex coach e mentore di Gustavo Kuerten. 'Guga' crede molto in Monteiro e inizia a curarne il rapporto con gli sponsor dandogli, sostanzialmente, la possibilità di girare per il mondo per provare a inseguire il sogno di diventare professionista. “Kuerten è stavo importantissimo per me - racconta Monteiro - perché quando sono andato via da Fortaleza ero giovanissimo e inesperto. Mi ha sempre trasmesso grande tranquillità e allo stesso tempo una enorme carica agonistica. In passato mi sono anche allenato con lui ed è stata un’emozione indescrivibile”. Durante la carriera giovanile Monteiro vince e convince, tanto è vero che a livello under 18 scala posizioni su posizioni sino ad arrivare al numero 2 del mondo nel gennaio 2012.

Ginocchio miracolato - Il salto nel mondo del professionismo non è semplice, anche a causa di due seri infortuni, il primo al gomito nel 2014, il secondo all’inizio del mese di giugno 2015: Monteiro è in campo al Challenger di Proprad-Tatry, in Slovacchia, per un match di qualificazione. Tie-break del terzo set contro Robin Stanek, match-point Monteiro. Un movimento sbagliato, una torsione innaturale del ginocchio, il brasiliano finisce a terra urlando dal dolore. La diagnosi? Rottura totale del legamento crociato anteriore. Ma i fisioterapisti e lo stesso Monteiro non sono convinti, l’articolazione sembra in discrete condizioni e il tono muscolare rende stabile il ginocchio. Dopo nuovo consulto si decide di non operare e di tornare a breve in campo. Nel frattempo, nel 2014, Monteiro aveva cambiato vita e accademia, trasferendosi a Rio da Janeiro al Tennis Route Team, dove si allena oggi con Thomaz Bellucci sotto la supervisione dei coach Duda Matos e João Swetsch.

Exploit e futuro - Thiago Monteiro ha iniziato il 2016 intorno al n.400 del ranking, ma in poche settimane il mancino di Fortaleza si è portato al 236 grazie al 2° turno raggiungo all’Atp 500 di Rio de Janeiro e ai quarti di finale a San Paolo. E pensare che il match disputato a Rio è stato il primo incontro Atp della vita per Monteiro, che si è trovato di fronte il n.9 del mondo Jo-Wilfred Tsonga. A suon di vincenti di diritto il brasiliano ha finito per imporsi 6-3 3-6 6-4, portando a casa la sua prima vittoria nel circuito maggiore, per di più contro un Top 10. Era dal 2012 che un tennista brasiliano non superava un Top Player, quando Bellucci si impose su Tipsarevic, all’epoca n.9, a Gstaad. “Sono un po’ emozionato - ha raccontato Monteiro davanti ai giornalisti dopo la vittoria sul francese - perché questa è la prima conferenza stampa della mia vita… Ma quanti siete?”. La settimana successiva, a San Paolo, Monteiro si è tolto il lusso di battere anche un terraiolo doc come Nicolas Almagro e ha pure conquistato una buona semifinale challenger a Santiago. La carriera del ragazzo di Fortaleza, 22 anni da compiere a maggio, sembra finalmente essere decollata. “Sapevo che sarei arrivato a questo livello - ha chiosato - perché il lavoro svolto negli anni è sempre stato di qualità. E finalmente inizia a pagare”.