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LE 5 DRITTE PER IL ROVESCIO A UNA MANO

Per avere un rovescio 'alla Federer' ci sono parametri tecnici e biomeccanici fondamentali da rispettare

di Enzo Anderloni | 21 marzo 2016

Per avere un rovescio 'alla Federer' ci sono parametri tecnici e biomeccanici fondamentali da rispettare. Vediamo quali sono e quanto contano…

di Gennaro Volturo - I.S.F. Roberto Lombardi
foto Getty Images

Attualmente soltanto quattro dei primi venti tennisti della classifica Atp eseguono il rovescio a una mano. Sono Federer (nella foto), Wawrinka, Gasquet e Thiem. Per quanto concerne il circuito Wta, tra le prime venti giocatrici, Carla Suarez Navarro e Roberta Vinci sono le uniche interpreti di tale abilità tecnica. Nonostante i dati presi in considerazione indichino una netta prevalenza nel tennis moderno del rovescio bimane, è importante ricordare come i tennisti che eseguono il rovescio a una mano producano maggiore velocità della racchetta al momento dell’impatto rispetto ai giocatori bimani. Essendo il rovescio a una mano un’abilità contraddistinta dall’impiego di una catena cinetica aperta, i gradi di libertà di movimento dei segmenti corporei e delle articolazioni sono maggiori rispetto a quelli presenti nel rovescio a due mani, che al contrario è un’abilità contraddistinta dall’impiego di una catena cinetica chiusa. Inoltre, essendo il rovescio a una mano caratterizzato da un movimento di preparazione molto ampio, volto ad aumentare la distanza tra racchetta e punto di impatto, i tempi di applicazione della forza sono maggiori rispetto a quelli relativi al rovescio bimane (270 millisecondi contro 240 millisecondi). Tali considerazioni sono pertinenti nella misura in cui la meccanica esecutiva del rovescio a una mano rispetti alcuni parametri tecnico/biomeccanici.

1) La torsione del tronco
Una buona torsione del tronco è il primo aspetto tecnico significativo su cui focalizzare l’attenzione. Si ricordi che nel rovescio a una mano moderno, le spalle ruotano di circa 120° rispetto alla posizione di partenza e tale azione è enfatizzata dall’impiego di una stance (posizione dei piedi) chiusa.

2) L'arretramento dell’attrezzo
L’arretramento dell’attrezzo è vincolato alla torsione del tronco. Grazie alla torsione delle spalle e delle anche e all’azione dell’arto non dominante, è possibile ruotare la racchetta dai 240° ai 270° durante la fase di preparazione (ovviamente tali misurazioni sono puramente indicative in quanto devono necessariamente essere correlate alla situazione tattica). In tal modo il tennista può determinare una distanza dell’attrezzo dal punto di impatto che gli consenta di aumentare i tempi di applicazione della forza creando i presupposti per produrre la massima accelerazione dell’attrezzo. E’ molto importante che al termine della preparazione il gomito sia flesso, affinché il tennista possa sfruttare tale articolazione come componente di spinta attraverso un movimento di estensione.

3) L'azione dell’arto dominante
Braccio, avambraccio e mano intervengono in sequenza, durante la fase di accelerazione, attraverso le seguenti componenti di spinta: estensione orizzontale e abduzione (allontanamento dal tronco) del braccio, estensione del gomito e flessione della mano. È fondamentale che la palla sia colpita con una buona distanza laterale per sfruttare al meglio la lunghezza della leva ed è altrettanto rilevante che l’estensione del gomito si completi una frazione di secondo prima dell’impatto in modo da poter far intervenire la mano come ulteriore componente di accelerazione.

4) Azione dell’arto non dominante
L’arto non dominante in primo luogo favorisce il cambio di impugnatura e l’arretramento della racchetta. Nella prima fase del movimento di accelerazione, cioè al termine della caduta verticale dell’attrezzo, è molto importante che la mano sinistra (ci riferiamo a un giocatore destrimane) sia rilasciata dal cuore della racchetta per disporsi lungo il fianco posteriore. In tal modo l’arto non dominante può svolgere una funzione di equilibrio minimizzando la torsione del tronco durante la fase di accelerazione.

5) Il passo di recupero
Eseguendo l’abilità tecnica in posizione chiusa (la cosiddetta semi-closed stance), dopo aver eseguito il colpo si corre il rischio di essere fuori posizione. Pertanto è molto importante che dopo aver completato il finale di movimento, si effettui un passo laterale di recupero con il piede posteriore (il cosiddetto recovery step) per proseguire in forma dinamica e senza fasi di interruzione l’azione di gioco successiva.