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MAESTRI, INSEGNARE È COMUNICARE

Per fare un buon lavoro con gli allievi e gli atleti diventa sempre più importante l'aspetto comunicativo

di Enzo Anderloni | 14 marzo 2016

Per fare un buon lavoro con gli allievi e gli atleti diventa sempre più importante l'aspetto comunicativo. Che va approfondito sotto diversi aspetti, eccoli

di Francesco Giorgino* - foto Getty Images

Si chiama approccio comunicativo alla didattica del tennis. Non il semplice e saltuario utilizzo delle tecniche della comunicazione interpersonale nell'insegnamento di questo sport di situazione e individuale, ma l'uso del “languages mix” nella costruzione e nella governabilità (piena e consapevole) delle dinamiche relazionali esistenti fra l'attività di teaching (insegnamento) e l'attività di learning (apprendimento). Un rapporto di causa ed effetto che si sviluppa tenendo in conto la delicatezza dei transfert metodologici dalla fase dell'apprendimento dei soggetti in età evolutiva (bambini) a quella del consolidamento e dell'allenamento delle abilità tecniche da parte di allievi/atleti in step successivi (adolescenza e giovinezza) e, quindi, dei transfert metodologici dalla fase dell'avviamento a quella della specializzazione.

Il mix di linguaggi

Che cosa significa mix di linguaggi? Significa anzitutto maturare la consapevolezza dell'urgenza di una riflessione condivisa intorno a una macro domanda di fondo: la metodologia dell'apprendimento per imitazione del movimento è sufficiente a restituire la complessità dei processi che si innescano nella seconda e terza infanzia quando si avvia, come nell'insegnamento del tennis, un'interlocuzione completa con l'allievo, e cioè sia con la sua sfera cognitiva che con quella emozionale? In altre parole, saper dimostrare i movimenti, pur dovendo inevitabilmente passare gradualmente dal metodo globale a quello analitico, basta a fidelizzare i nostri ragazzi al tennis o serve altro? La mia risposta è no, non basta. Serve molto altro. Saper dimostrare la meccanica esecutiva di un'abilità tecnica, di un colpo al volo o a rimbalzo, senza spiegazione, riflessione, scambio di significati, sedimentazione di conoscenze e sperimentazioni, è certamente più efficace (e sotto certi aspetti anche più facile) per l'insegnante, ma l'apprendimento del tennis si schiaccia, in tal modo, lungo una dimensione troppo automatizzata e troppo poco consapevole. Appartengo alla schiera di coloro che puntano all'implementazione dei movimenti consci più che di quelli riflessi nella costruzione del bagaglio di competenze motorie, tecniche e tattiche, mentali dell'allievo/atleta.

Comunicazione inter-personale

Se l'obiettivo è dunque questo, a maggior ragione occorre far entrare le tecniche della comunicazione inter-personale nella relazione insegnamento/apprendimento del tennis in forma non più implicita (come è accaduto finora), ma esplicita. Occorre utilizzare il linguaggio verbale, para-verbale ed extra-verbale (quindi lessico, prosodia e cinesica) in modo sincronico per costruire un'autentica strategia della trasmissione dei contenuti. Una strategia che assolva alle seguenti funzioni: 1) comprensione piena da parte del bambino di tutti gli step formativi, con l'intento di accrescere in lui l'auto-efficacia percepita e la specificità dell'apprendimento; 2) condivisione con l'insegnante del significato autentico di questa esperienza: all'istruttore, al maestro e al tecnico nazionale spetta anche il compito di assicurare al proprio allievo, specie se piccolissimo o piccolo, una sorta di orizzonte di senso, visto che in fondo egli è anche un mediatore di linguaggi, muovendosi fra contenuti e pratica, fra dimensione teorica e dimensione empirica; 3) avere chiara la differenza fra effetti della comunicazione inter-personale (sulla scia di un corretto uso della comunicazione intra-personale) ed efficacia della strategia comunicativa da parte dell'insegnante di tennis: nel primo caso conseguenze dirette o indirette, intenzionali e non, dell'agire comunicativo dell'insegnante, nel secondo caso dualismo controllato e controllabile di azione (del docente) e reazione (del discente).

Uso congiunto

Ci si concentrerà poi sulle specificità dei tre linguaggi a disposizione dell'insegnante di tennis, sulla cultura del feedback, sull'approccio integrato alla didattica del nostro sport. Per ora mi limito a sottolineare l'importanza dell'uso congiunto di questi linguaggi, al fine della definizione di nuovi profili metodologici, più idonei ai tempi in cui viviamo, alle tecnologie di cui disponiamo, alle sfide vecchie e nuove alle quali ci invitano i processi di socializzazione, primaria e secondaria, in una prospettiva di ibridazione continua. Prospettiva effervescente e inedita.
La comunicazione non è certo un fine dell'insegnamento, ma è un mezzo per implementare la qualità dell'apprendimento. Il "sapere" e il "saper fare" passano anche attraverso il giusto, coretto, stimolante e affascinante "far sapere", a patto però che questo tassello del puzzle finale dell'identità formativa e sociale dell'insegnante di tennis diventi vera e propria competenza. La comunicazione non può più essere considerata nella didattica del tennis una soft skill. È sostanza e non forma del flusso di informazioni che siamo chiamati a garantire, in una logica di feedback continuo, ai nostri allievi. È ontologia e non più solo fenomenologia. Perché come dicevano gli studiosi della Scuola di Palo Alto "non si può non comunicare". E questo vale anche per il tennis.

*Giornalista del TG1, docente universitario e responsabile Area Comunicazione e Sociologia dell'I.S.F. R.Lombardi della Federazione Italiana Tennis