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IL PASSACORDE NON È UN DETTAGLIO

Il ruolo fondamentale che giocano grommets, fori passacorde, nelle prestazioni di una racchetta

di Enzo Anderloni | 11 marzo 2016

Il ruolo fondamentale che giocano grommets, fori passacorde, nelle prestazioni di una racchetta. L’evoluzione tecnologica e le soluzioni attuali più evolute. Perché dedicare attenzione a questo particolare nella scelta dell’attrezzo

di Raffaello Barbalonga

Sono ormai 20 anni che raccolgo racchette nel mondo, e mi è capitato di recuperare telai in tutte le condizioni: rotti, ammuffiti, alterati, incompleti. Uno dei difetti più ricorrenti comunque, si riscontra nel momento dell'ispezione dei grommets. Ci sono telai magnifici che, anche conservati in condizioni pari al nuovo, rimangono inutilizzabili a causa del deperimento dei passacorde. La plastica, nel momento della sua alterazione strutturale, si sbriciola e perde le funzioni per cui è stata progettata. Spesso però anche i migliori produttori di racchette hanno sottovalutato questo elemento. Sottovalutato nella qualità del materiale e anche nella progettazione funzionale. Facciamo quindi un punto della situazione. Ho pensato spesso al fattore grommets e da quando Babolat ha sottolineato l'importanza dell'effetto puleggia che si genera tramite il Woofer System, mi sono "sensibilizzato" ulteriormente. Mi è poi ricapitato di pensarci quando ho studiato gli antenati del Woofer, i “power pads” e le sensazioni che generano all'impatto con la palla.

Power pads, gli antenati del woofer

I power pads sono da sempre piccoli accessori che vengono ricavati dagli scarti delle lavorazioni dei grips in cuoio. Si posizionano generalmente in corrispondenza del passaggio delle corde verticali centrali, separando la corda dal grommet. Originariamente i power pads venivano utilizzati per proteggere il budello naturale dalle abrasioni. Il tipico drilling dei telai in legno infatti obbligava la corda in stretti passaggi che già al momento dell'incordatura ponevano sotto stress la sempre fragile struttura del budello. Il power pad in sostanza fungeva da distanziatore ma non aveva un ruolo riconosciuto nell'incremento delle prestazioni. Nel corso del tempo invece si è capito che l'effetto cuscino generato da questa intercapedine di cuoio, aumentava il comfort durante l'impatto e allungando la corda, estendeva conseguentemente lo sweet spot.

Negli anni '80 e '90 una miriade di top players ne hanno apprezzato le qualità. Tra i tanti Gabriela Sabatini e Pete Sampras, lei con i power pads sulla testa della sua Prince Graphite Oversize per estendere lo sweet spot al limite in lunghezza e lui sotto al ponte della Wilson Pro Staff. Lui che, dai racconti, stressava Nate Ferguson a mezzanotte in albergo per la tensione e il posizionamento dei power pads. Non sono nevrosi, è professionismo. E in questa dimensione, "dove passa la corda" è un elemento di grande attenzione.

Grommets, i custodi delle corde

Grande attenzione quindi anche per i grommets che sono i veri custodi delle corde. Dall'eredità dei power pads, se lo spostamento e lo scorrimento della corda, i suoi anche minimi aggiustamenti latitudinali e longitudinali contribuiscono a sviluppare in ampiezza lo sweet spot, allora perché non riprogettare direttamente l'architettura dei grommetts? Prince da tale ricerca ha realizzato il suo cavallo di battaglia: dalle "More+", alle "O3" e in seguito le odierne "Speedport", ha completamente eliminato i passacorde, ottenendo un incremento dell'area utile di oltre il 50%. Testando la nuova gamma Völkl abbiamo riscontrato un'altra sorpresa. Gli stessi telai con l'adozione dei "Super Grommets" si sono trasformati. Prima alcuni erano decisamente "pro", faticosi e poco permissivi, ora invece la palla viaggia, lo sweet spot è ampio, ora insomma hanno esteso il loro range di utilizzo, mantenendo le precedenti ottime doti di sensibilità. Solo in virtù della riprogettazione dei passacorde. Incredibile? Non proprio, tutte le aziende oggi presenti sul mercato pongono attenzione e sviluppano tecnologie nuove su questo versante.

Dal Woofer al teflon

Babolat, che per prima ha sensibilizzato i tennisti con il Woofer System, oggi lancia sulle nuove Pure Aero il concetto FSI Spin, che insieme ad un ridisegnato drilling (il sistema dei fori sul telaio n.d.r) per aumentare la potenzialità di spin, trova la massima efficacia grazie a grommets allargati che durante l'impatto permettono alla corda uno spostamento longitudinale, atto a favorire tolleranza e “snap back”. Dunlop con i sistemi 3DOM e MoS2 invece, ha creato una speciale sagomatura interna del grommet unita ad un rivestimento polimerico autolubrificante. In questo modo la corda è facilitata nei micro scorrimenti durante l'impatto, aumentando conseguentemente l'area dello sweet spot. Un concetto simile lo aveva proposto Head fin dai tempi dell'introduzione del concetto Youtek, basandosi anch'essa sulla qualità del materiale dei passacorde: il Teflon. In questo caso il materiale, per le particolari doti viscoelastiche, risulta essere efficace sia per la diminuzione d'attrito, sia per l'assorbimento delle vibrazioni.

La funzione antivibrante

Il fattore grommet pertanto può essere caratterizzato sia dalla forma, sia dal materiale, la cui qualità gestisce un altro elemento sensibile: la sensazione d'impatto. In passato mi vengono in mente i grommets supergommosi delle Yonex “Ultimum”, delle Miller “Konica”, delle Tretorn, di alcune Rossignol, delle Estusa “BKS” e di tante altre. Molto spesso il grommet diventa un anti vibrante, molto più efficace del dampener che (quasi) tutti mettono sotto la prima corda orizzontale. La nuova produzione Yonex prevede tuttora l'inserimento della tecnologia “Shockless grommets”: grommets di diversa composizione in corrispondenza della gola del telaio, che lavorano sinergicamente ad un rivestimento dell'impugnatura per contrastare le vibrazioni nocive. Un sistema ingegnoso e innovativo lo ha recentemente apportato Tecnifibre, introducendo “EZ Lock Eyelet”, un grommet “a cuscino” in corrispondenza dei nodi d'incordatura. Il foro è in questo caso ricoperto di materiale gommoso in rilievo, che favorisce l'adagiamento del nodo di chiusura ed evita problemi di rottura della corda.

Il passacorde non è un dettaglio

Capire il grado di qualità dei materiali di una racchetta è molto importante e oggi si trascurano tre aspetti che invece ritengo determinanti per comprendere la reale qualità del prodotto. Il primo è non dichiarare il fornitore delle materie prime, il secondo è non dichiarare il tipo di tramatura delle fibre che costituiscono il mold del telaio, il terzo è la disattenzione verso la qualità delle rifiniture. Analizzando questo terzo punto la prima azione che dobbiamo compiere è un controllo del materiale e della forma di bumper/ring grommets e butt cap. Sono dettagli? Forse, ma pensate anche a quante volte ci è capitato di vedere la corda che ha tagliato il grommet o viceversa, o che un nodo è sprofondato durante o dopo un'incordatura; la colpa non è sempre e solo del malcapitato incordatore (che pure avrebbe dovuto ispezionare prima e nel dettaglio ogni parte del telaio). Infine se vi sentite davvero degli agonisti e pensate di non abbandonare facilmente i telai con i quali state giocando, procuratevi almeno un set di ricambio per ogni racchetta. Non credo certo vorreste trovarvi al terzo set di un incontro importante, sapendo che in caso di rottura delle corde, affidarvi al telaio di riserva con quei grommets malconci, sarebbe come giocare alla roulette russa. Ricordate: Se il telaio è importante e le corde pure, chi fa unire il telaio alle corde è degno della massima attenzione.

Dizionario tecnico

Grommets: fori passacorde

Ring grommets: striscia in materiale plastico che percorre interamente la testa del telaio e racchiude tutti i grommets

Bumper: può essere un unico corpo con il ring grommets oppure può essere un elemento aggiuntivo che viene bloccato posizionandosi sotto al ring grommets

Mold: stampo che dà origine alla forma del telaio

Drilling: foratura del telaio che prevede la disposizione logica dell’alloggiamento dei grommets

Sweet spot: zona ottimale di impatto

Snap back: ritorno in posizione della corda dopo l’impatto

Butt cap: tappo, fondello dell’impugnatura Pattern: numero e disposizione delle corde verticali e orizzontali