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IL TORNEO DEL FUTURO È ECO-SOSTENIBILE

In Italia c'è chi lavora per avere eventi tennistici sostenibili

di Enzo Anderloni | 12 marzo 2016

In Italia c'è chi lavora per avere eventi tennistici sostenibili. E certificabili. Ne abbiamo parlato con Massimo Capriati, fondatore de Le Vie della Sostenibilità Tennis: “È una sfida culturale”. Che si può vincere partendo da 5 passi

di Gabriele Riva

Per fare le cose in grande bisogna cominciare a pensare in piccolo. Un esempio? Lo sapevate che il 40% dei rifiuti del Mediterraneo non sono scarichi industriali, né fusti d'alluminio o rottami di vario genere? No, sono mozziconi di sigarette. Come a dire che, per avere un occhio di riguardo per l'ambiente, basterebbe un piccolo gesto in più. Gesto che tutti possiamo fare, mondo del tennis compreso. Come? Beh, per esempio rendendo l'attività organizzata più sostenibile. “Che poi vorrebbe dire anche più efficiente, più organizzata, più pulita e in fin dei conti pure più economica”. A parlare è Massimo Capriati, con un cognome collegato alla lontana con la famiglia di Jennifer e un'idea chiara in testa. La sua “Le Vie della Sostenibilità Tennis”, tra i vari progetti, sta elaborando un documento che permetta di arrivare all'organizzazione sostenibile di tornei di tennis. “Ogni evento ha un impatto sul pianeta e sul suo inquinamento”, spiega Capriati. “Ogni volta che un club organizza un torneo, ci saranno giocatori e spettatori da spostare, energia da consumare. Ma anche più rifiuti prodotti, visto che si spera di creare interesse e dunque di riunire molte persone in solo luogo”. Le persone bevono, mangiano, si asciugano le labbra: e dopo buttano nel cestino la mezza minerale vuota, l'involucro del panino, il fazzoletto con cui si sono puliti la bocca. “Stiamo stilando un documento che possa portare delle linee guida - suggerisce Capriati - e si sta allungando sempre di più, perché sono molte le cose che si possono fare. E soprattutto sono molto 'personalizzabili' a seconda delle necessità del territorio”.

Tra il dire e il fare

L'importante però, nella visione di Capriati, è che tutto quanto si riesca a fare per rendere i propri tornei sostenibili, si possa anche quantificare. Misurare. Così che poi, il tutto, possa essere certificato. “Chiunque può dire che sta facendo qualcosa di sostenibile, ma nella realtà dei fatti non è detto che sia così”. Serve che qualcuno controlli e che, per così dire, ci metta il bollino di garanzia. “A livello internazionale questa sorta di bollino esiste già, si chiama Iso-20121, fa proprio riferimento all'organizzazione di eventi sostenibili”. Si tratta di uno standard di gestione per l'organizzazione sostenibile di eventi, e fonda le proprie radici su uno standard precedente, il BS8901: “È quello che ha portato all'organizzazione del primo evento sportivo sostenibile di sempre, l'Olimpiade di Londra 2012. Le nostre linee guida hanno proprio l'obiettivo di far ottenere ai tornei di tennis questa certificazione”. La causa ambientale è sempre più delicata, ma in molti si stanno dimostrando via via più sensibili: “Non è solo una questione di responsabilità sociale, è anche una bella sfida che lancerebbe un grande messaggio culturale”.

I primi 5 passi

Questo standard, per il momento, tiene conto di cinque parametri. “Ma si tratta di un grande work in progress, dunque potrebbero essercene molte di più”. In qualità di standard, si tratta di cinque passi che possono riguardi tutti i tornei, visto che ci stiamo focalizzando sull'organizzazione di eventi.

1 Gli spostamenti e la mobilità sostenibile

Ogni evento comporta movimenti, persone (molte, spera ogni organizzatore…) che si spostano da un luogo all'altro. In alcuni casi, gli spostamenti più voluminosi sono quelli di spettatori, di pubblico. “Questo aspetto ha un impatto socio-ambientale molto forte - evidenzia Capriati -, gli eventi producono inquinamento”. Attenzione, non pensiate che si parli solo di Olimpiadi o di finali di Champions League, altrimenti si ricade nell'errore dei mozziconi di sigaretta. Anche un torneo regionale, in un circolo di periferia, può avere effetti sulla viabilità, sui parcheggi, sulla circolazione locale. “Ovviamente però più si alza il livello del torneo, più problematiche si vanno a creare: in un torneo Futures o in un Challenger (l'Italia è tra i paesi che storicamente ne organizza di più al mondo, ndr) bisogna considerare gli spostamenti dei giocatori, dello staff, dei giudici di gara. Così si possono trovare delle soluzioni per diminuire quanto più possibile questo impatto”.

2 La gestione dei rifiuti

Ogni evento, o più cinicamente ogni assembramento di esseri umani, produce rifiuti. Molti rifiuti. “In questo campo si può agire su tre diverse vie contemporaneamente”, incalza Capriati. “Cominciamo a pensare alla riduzione volumetrica dei rifiuti stessi. Oggi ci sono tecnologie avanzatissime di compattatori e trituratori. Diminuendo il volume di rifiuti non solo diminuisco il loro impatto, ma allo stesso tempo sarà più semplice smaltirli. Se prima servivano cinque camion per sbarazzarmi della spazzatura, dopo averla compattata potrà bastarne uno solo. Con un grande risparmio in termini di impatto”. Detto di bottigliette, lattine e plastica… pensate a quanti tubi di palle si utilizzano per un torneo di tennis. “Esistono macchinari che riducono moltissimo l'ingombro dei tubi di palle vuote”. La raccolta differenziata è il secondo piano d'azione: “Differenziare significa poter riciclare di più, sprecare meno. Allestire il sito del torneo con contenitori appositi per la 'differenziata' è un grande passo nella direzione giusta”.

3 Gli acquisti verdi

Proprio a partire da quanto appena visto, ecco un'altra accortezza. Si tratta del cosiddetto “Green procurement”, ossia gli acquisti verdi. Questo è un passaggio preliminare, che l'organizzatore deve vagliare con attenzione prima ancora di partire. Dice Capriati: “I prodotti e i servizi sono spesso accompagnati da certificazioni di eco-sostenibilità. A un torneo servono volantini e locandine? Esistono stampatori che lavorano con carta proveniente da piantagioni di alberi certificati. È necessario un catering? È bene optare per fornitori che prediligano prodotti eco-compatibili, con gradi di riciclabilità molto alti, oppure bio-degradabili”.

4 Il consumo d'energia e risorse

Chiunque organizzi un torneo sa che questa è una delle voci più dispendiose. Le luci dei campi fino a notte, così come i riscaldamenti, l'elettricità negli spogliatoi da fornire per più ore durante il giorno. “L'utilizzo di fonti rinnovabili è essenziale, per essere sostenibili serve l'energia verde. Che si valuta su due aspetti”. Il primo è il più comune, il risparmio. O l'efficientamento, per usare una terminologia più tecnica. “In questo campo rientrano le illuminazioni a basso consumo, i sistemi di domotica che permettono di spendere energia soltanto quando c'è realmente utilizzo e dunque bisogno. Ma poi c'è anche, pure in questo caso, la scelta del provider. E con l'adeguata consulenza se ne possono trovare di decisamente verdi”.

5 Occhio all'uso dell'acqua

Responsabilità sociale, ma anche responsabilità economica. Una forma di risparmio, dunque. “Durante gli eventi c'è un picco d'utilizzo d'acqua, basti pensare a quella utilizzata per bagnare i campi in terra rossa nei tornei estivi. In questo caso i club o gli organizzatori potrebbero pensare a sistemi di recupero dell'acqua, che oggi non sono più soltanto interrati e che consentirebbero un risparmio, anche economico, nell'arco di un breve-medio periodo”. Eppure l'acqua, oltre a essere quella usata per i campi, è anche quella 'bevuta'. Ugualmente consumata: “Expo 2015 ha dato una grande lezione e ha segnato la via. Distributori di acqua automatici, acqua da acquedotto gratuita per l'utente finale, e un grosso risparmio in termini di plastica consumata. Chi entrava al mattino con la propria bottiglietta la poteva riempire in ogni momento, gratis, e senza buttarla nel cestino fino a sera. E se è vero - chiude Capriati - che l'acqua è l'oro del futuro…”. Allora c'è un tesoro da scoprire, quello della sostenibilità.