-
Archivio News

GUGA KUERTEN, CUORE DO BRASIL GRANDE COME UNO STADIO

Gli hanno intitola il campo centrale a Rio de Janeiro

di Enzo Anderloni | 27 febbraio 2016

Gli hanno intitola il campo centrale a Rio de Janeiro. Orfano di padre, un fratello gravemente ammalato, vinse tre Roland Garros trasmettendo allegria e voglia di vivere. Disegnò un grande cuore sulla terra rossa del Centrale e vi si sdraiò dentro

di Alessandro Mastroluca – Foto Getty Images

Meglio giocare davanti a 15 mila persone che in un campo secondario con la voce dell’allenatore che ti incita”. Così parlava Guga Kuerten. Sarà per questo che gli hanno dedicato un campo caldo e colorato, sempre pieno di un pubblico entusiasta come il centrale di Rio. È il campo della passione brasiliana per il tennis, la stessa che ha spinto il campione dai ricci ribelli e dal sorriso che niente ha potuto adombrare. “È difficile giocare tutto il tempo dietro con un giocatore come Kuerten. Se gli dai libertà, lui è come Picasso”, diceva Evgenij Kafelnikov.

“Il tennis - raccontava Guga nel discorso per l’ammissione alla Hall of Fame - mi ha insegnato a guardare anche il quadro più grigio, l’esperienza più dura con luci colorate”. Luci colorate che hanno illuminato la sua carriera in uno sport che gli ha portato via il padre. “Per quanto ricordo, mio padre mi ha portato la mia prima racchetta - raccontava Guga -. E il tennis l’ha portato via da me mentre stava arbitrando una partita. Abbiamo quasi venduto la casa, la macchina, il pianoforte, per permettere a me di viaggiare. Non sapevamo dove stavamo andando, ma sapevamo che stavamo andando nella giusta direzione. Avevamo fiducia che sarebbe finita bene. Il tennis ha portato via mio padre, ma mi ha dato due padri. Larri Passos e mio fratello Raphael”, che gli fa da manager.

L’operazione spirituale Un altro fratello, Guilherme, affetto da una grave paralisi cerebrale, è morto nel 2007. Eppure, il dolore non l’ha mai fermato, anzi. Basta rivedere la sua ultima recita, a Parigi nel 2008 contro Mathieu. Lo sapeva benissimo, Guga, che non aveva nessuna chance di allungare una carriera già di fatto conclusa da qualche anno, almeno dalla vittoria su Federer a Parigi al terzo turno nel 2004. Gli infortuni all’anca l’hanno portato a esplorare ogni possibile soluzione, compresa l’operazione “spirituale” dal medium Gilberto Arruda, che incorporerebbe lo spirito del medico tedesco Frederick von Stein, morto durante la seconda guerra mondiale. Arruda gli rivela che la causa dei suoi dolori era la disparità di lunghezza delle due gambe e interviene, senza bisturi e attraverso raggi luminosi di energia emessi dallo spirito di Van Stein.

Un cuore enorme Nel 2008 ha scelto Parigi per il suo addio al tennis. Gli hanno concesso di tornare un’ultima volta sul Centrale, su quello stesso campo dove trionfò da numero 66 del mondo su Bruguera e disegnò un enorme cuore sulla terra rossa dopo aver salvato un match point contro l’americano Michael Russell negli ottavi, prima di conquistare il suo terzo e ultimo titolo, nel 2001. La sconfitta contro Mathieu fa da preludio a una cerimonia commossa per un campione che in campo, con quei gesti dal ritmo di samba, comunicava qualcosa di autentico, di sincero. “Penso che la mia arma migliore sia stata la parte mentale, il modo di avvicinarsi alla partita - raccontava a Tennis Magazine -. Per me contava di più, non era la potenza o la rotazione, era il modo in cui affrontavo la partita, la relazione che creavo con il tennis e le persone. Amo avvicinare il tennis alle persone. Il legame con il pubblico era molto importante per me”.