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IL GIUDICE ARBITRO, QUANDO POSSO CHIAMARLO?

Se i tuoi dubbi riguardano “una questione di fatto”, no

di Enzo Anderloni | 23 febbraio 2016

Se i tuoi dubbi riguardano “una questione di fatto”, no. Se invece vuoi mettere in discussione una “questione di diritto”, allora l'arbitro di sedia non è l'unica autorità e il suo giudizio non è inappellabile. Ecco la differenza…

La situazione

Giulio sta giocando una partita di singolare contro Paolo.

Che cosa succede?

Durante uno scambio, una palla colpita da Paolo rimbalza vicino alla riga di base: l'arbitro chiama la palla "out". Paolo chiede la verifica del segno, e l'arbitro dopo aver controllato il segno, giudica la palla buona. Giulio protesta e chiede all'arbitro di chiamare il giudice arbitro affinché possa lui stesso vedere che il segno è fuori – secondo la sua interpretazione - e cambiare la decisione dell'arbitro.

Che situazione è?

Una delle prime distinzioni che bisogna fare nel mondo delle regole - e quindi anche nel mondo degli arbitri - è la distinzione tra "questione di fatto" e "questione di diritto". La prima, la cosiddetta "questione di fatto" fa riferimento a tutto ciò che accade dentro il campo (palla che rimbalza nel campo o fuori dal campo, palla che tocca la rete, palla che tocca un arredo permanente, ecc), invece una "questione di diritto" fa riferimento a dubbi, interpretazioni e applicazione delle regole.

Si può chiamare il giudice arbitro?

Ogni "questione di fatto" è di unica e primaria responsabilità dell'arbitro di sedia, quindi ogni sua decisione sarà definitiva e inappellabile. Nel caso da noi descritto, quindi, ci troviamo nella situazione in cui Giulio chiede che venga chiamato il giudice arbitro per valutare un segno già giudicato dall'arbitro, quindi un chiaro e tipico caso di decisione su una "questione di fatto". Il giudice di sedia sarà quindi impossibilitato a chiamare il giudice arbitro per questo caso, e quindi dovrà negare al giocatore questa possibilità, quand'anche il giudice arbitro stesse guardando in quel momento quella partita.

Quando diventa una questione di diritto?

Una "questione di fatto", però, può diventare a sua volta una "questione di diritto". Vediamo come, e per farlo poniamo il caso in cui Giulio, nella medesima situazione, fosse convinto del fatto che l'arbitro una volta effettuata una chiamata dalla sedia, non possa cambiare la sua decisione. Questo trasformerebbe una "questione di fatto" in una "questione di diritto", dove non è più il segno stesso a essere messo in dubbio, ma il fatto stesso che un arbitro possa prima chiamare dalla sedia una palla "out" e poi giudicarla buona dopo la verifica del segno. In questo caso, quindi, Giulio avrebbe diritto a chiamare il giudice arbitro, il quale ha l'autorità per chiarire ogni suo dubbio.