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BOBBY RIGGS E LA GRANDE SCOMMESSA

A Wimbledon nel 1939 l’americano vince singolo, doppio e doppio misto: E più di 100mila dollari: aveva scommesso su di sé

di Enzo Anderloni | 01 febbraio 2016

A Wimbledon nel 1939 l’americano vince singolo, doppio e doppio misto: E più di 100mila dollari: aveva scommesso su di sé. Poi nel 1973, a 55 anni, perde la “battaglia dei sessi” contro Billie Jean King, n.1 del mondo. Ma a un amico, quel giorno aveva detto…

di Alessandro Mastroluca – foto Getty Images

È il giorno che tutta l'America aspetta. Mancano poche ore alla sfida che tutto il mondo aspetta. È il 20 settembre 1973. Lo sciovinista e maschilista Bobby Riggs, 55 anni, sta per sfidare Billie Jean King, prima presidentessa della WTA, pioniera delle battaglie per l'uguaglianza fra uomini e donne. Quel pomeriggio, l'amico Gardnar Mulloy lo vede su un campo da allenamento lì vicino. Dall'altra parte della rete si alternano i tennisti della domenica: se vincono un game, giocano gratis, altrimenti pagano 100 dollari. Intorno, il fratello di Riggs, John, raccoglie le scommesse. Per rendere più intrigante il gioco, Riggs ha un ombrello in una mano, la racchetta nell'altro e un cane legato alla caviglia.

È proprio a un cane che Riggs deve l'inizio della sua carriera. Come i fratelli, è un appassionato di ping-pong. Cresce con la voglia di batterli e i loro insegnamenti come guida: non c'è problema se perdi con i più grandi, ma non arrenderti mai. A 11 anni, va a vedere suo fratello giocare al Sycamore Grove di Los Angeles. Un vecchio insegnante lancia una racchetta al suo terrier, che gliela riporta indietro. “Io potrei usarla meglio del suo cane” gli dice. Bobby ha trovato la sua prima racchetta.

Nel 1939, con l'ombra del Terzo Reich a oscurare l'orizzonte d'Europa, Riggs è a Wimbledon con l'amico John Oliff. Insieme entrano in un'agenzia di scommesse e Bobby allunga 500 dollari, quando ne bastavano mille per comprare una casa. È all'esordio ai Championships, ma è convinto di vincere singolo, doppio e misto. Nessuno ci è mai riuscito al primo colpo. Riggs però cambia la storia. E vince 108 mila dollari, quasi un milione e mezzo di oggi.

Nel 1943 viene chiamato alle armi, ma non spara un colpo. Passa il tempo a Pearl Harbour a giocare con i campioni del baseball e a partecipare a esibizioni per le truppe. Nel 1944, uno sconosciuto che non ha idea della sua storia, lo sfida a tennis: la posta in palio è altissima. Senza nemmeno sudare, Riggs vince e prende all'ingenuo sfidante i soldi, la macchina e il bungalow a Honolulu. Poi però gli restituisce tutto: si tiene solo 500 euro, così impara la lezione.

Diventa professionista, gira il mondo per soldi e nel 1946 batte il grande rivale, Don Budge, ai campionati professionistici degli Usa. Per diciassette anni non tocca racchetta. La prima moglie chiede il divorzio, la seconda lo manda da uno psichiatra per tentare di curare la sua mania per il gioco d'azzardo.

Ma non funziona. Negli anni '70, in una notte di Capodanno perde 30 mila euro scommettendo sulle partite di football. Ne lascia altri 17 mila al Caesars Palace in poche ore al tavolo da baccarat. Il 20 settembre 1973 azzecca la giocata della vita. Perde all'Astrodome contro Billie Jean King, ma prima del match ha detto a Mulloy: non scommettere su di me. Molti pensano che si sia venduto la partita, ESPN ha presentato nel 2013 indizi e confessioni sui suoi legami con famiglie criminali: Riggs avrebbe perso apposta, questa la tesi, per pagarsi i debiti di gioco. Una tesi a cui hanno creduto e credono in tanti. Tanti, ma non Billie Jean King. È questa la più grande eredità dello sciovinista e maschilista Riggs. Il titolo della sua autobiografia dice tutto: Tennis is my racket. Il doppio senso è l'ultimo trucco dell'hustler della racchetta.