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LO SAI QUANTO TEMPO HAI PER ANDARE IN BAGNO?

La prima volta c'è a disposizione tutto tempo ragionevolmente necessario, dalla seconda in poi invece bisogna rispettare le scadenze previste

di Enzo Anderloni | 17 gennaio 2016

La prima volta c'è a disposizione tutto tempo ragionevolmente necessario, dalla seconda in poi invece bisogna rispettare le scadenze previste. Ma se si sfrutta la pausa a fine set, sulla terra rossa, può succedere che…

La situazione

Carlo sta giocando una partita di singolare contro Massimo sulla terra battuta.

Che cosa succede?

Alla fine del primo set, Carlo chiede di andare in bagno e il permesso gli viene accordato. Poi il match prosegue e il punteggio si attesta, alla fine dei primi due parziale, su un set pari. Carlo ha bisogno nuovamente di andare in bagno e chiede nuovamente l'autorizzazione.

Tutto in 120 secondi

Il giudice arbitro concede a Carlo l'autorizzazione per andare al bagno nel tempo previsto (cioè il tempo del set break, due minuti). Dopo 120 secondi, cioè quando il gioco dovrebbe riprendere, Carlo non è ancora rientrato… ma gli addetti al campo non hanno ancora finito di rifare il campo.

Il tempo va rispettato

Come già visto nel caso che spiega che cos'è un toilet-break, abbiamo imparato che nelle partite al meglio dei tre set viene concesso per gli uomini solamente una sosta autorizzata per andare in bagno con la concessione di un tempo ragionevole. In caso fosse necessaria un'ulteriore pausa successiva alla prima per lasciare il campo e andare in bagno, come nel nostro caso attuale, tale sosta potrebbe essere concessa dal giudice arbitro al giocatore solamente "nel suo tempo", cioè nel limite del tempo che deve intercorrere da quel momento a quando si deve riprendere a giocare (tra un punto e l'altro 20 secondi, al cambio campo nei 90 secondi, alla fine del set 120 secondi). In caso di ritardo, dunque, il giocatore sarà penalizzato direttamente con il codice di comportamento per ritardo nel riprendere il gioco.

Ma il campo è pronto?

Ma nel nostro caso specifico c'è un appendice. Ricordate? Carlo non è ancora tornato nonostante sia trascorsi i 120 secondi, sì, ma gli inservienti ancora non hanno terminato le operazioni per sistemare il campo (tenete a mente che si tratta di un match giocato su terra battuta). Il caso in questione è interessante perché a questa regola generale viene dunque inserito un particolare in più, che per altro spesso si verifica nella realtà dei fatti: il campo non è ancora pronto. In questo caso questo “ritardo” dovuto al campo non potrà che andare a vantaggio di Carlo, il quale al momento non è ancora rientrato. Il giocatore, quindi Carlo, dovrà preoccuparsi di una penalizzazione quando l'arbitro chiamerà il “tempo”, una volta che il campo sarà pronto.

Dal “time”, 30 secondi

Quello sarà il momento a partire dal quale partirà il cronometro per calcolare i 30 secondi che devono passare dalla chiamata "tempo" alla ripresa effettiva del gioco, pena l'applicazione della violazione del codice di comportamento.