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LLEYTON HEWITT E L’ORA DELL’ULTIMO C’MON

Numero 1 del mondo nel a fine 2001, due Slam nel palmares insieme a 30 titoli Atp e 2 Coppe Davis, il grintosissimo Rusty compirà 35 anni il 24 febbraio

di Enzo Anderloni | 16 gennaio 2016

Numero 1 del mondo nel a fine 2001, due Slam nel palmares insieme a 30 titoli Atp e 2 Coppe Davis, il grintosissimo Rusty compirà 35 anni il 24 febbraio. Ha deciso che questi saranno i suoi ultimi Australian Open. E Melbourne si prepara a viverli con un’emozione particolare

di Alessandro Nizegorodcew – Foto Getty Images

Il ventesimo Slam “down under” per dirsi addio. L’ultimo “C’MON” da regalare ai suoi tifosi. Lleyton Hewitt è pronto a salutare il circuito Atp agli Australian Open 2016, nel torneo che ha amato più di ogni altro. Carismatico, talentuoso, grintoso sino all’eccesso ma profondamente sportivo, “Rusty” lascerà un enorme vuoto nel circus internazionale. Neo capitano “aussie” di Coppa Davis, Hewitt non abbandonerà il tennis nemmeno per un secondo, ma i campi di ogni torneo del mondo già lo rimpiangono. Perché Hewitt ha sempre avuto una dote straordinaria: rendere ogni suo match avvincente e mai banale.

L’Esordio “Down Under”. È il 1997, Hewitt è già conosciuto in patria per potenzialità e grinta da vendere. Un punto in classifica e sedici anni ancora da compiere, si presenta al via del suo primo Australian Open pronto a disputare le qualificazioni: tredici giochi persi nell’arco del tabellone cadetto, battendo Stewart, Kratochvil e Petchey. All’esordio nel main draw non sfigura affatto contro Sergi Bruguera, che si impone 6-3 6-4 6-3. Nel 1998 la stagione si apre con il successo all’Atp di Adelaide, dove Lleyton è nato il 24 febbraio del 1981, durante il quale supera Draper, Woodforde, Spadea, Stoltenberg e un certo Andre Agassi. Una sola parola accompagna Hewitt dopo la conquista del suo primo titolo: predestinato. Il resto è storia. Numero 1 del mondo a fine 2001, due Slam (Us Open 2001 e Wimbledon 2002) e 30 titoli Atp complessivi.

Melbourne, tra amore e odio. Hewitt è riuscito raramente ad esprimersi al meglio sui campi degli Australian Open, dove l’emozione l’ha più volte tradito. Ne sono testimonianza le sconfitte con giocatori quali Alberto Martin o Juan Ignacio Chela, in annate in cui ci si attendeva molto dal campione di Adelaide. Se si esclude la finale del 2005, persa contro un irresistibile Marat Safin 1-6 6-3 6-4 6-4, Hewitt non è mai riuscito ad andare oltre il quarto turno, tra amare delusioni e sconfitte cocenti. Ogni sua partita a Melbourne, però, è rimasta negli occhi di chi l’ha vissuta, perché un lottatore del suo calibro, profondamente innamorato del tennis e del sano agonismo, riusciva a coinvolgere ogni singolo spettatore in quella che diveniva una vera e propria battaglia sportiva.

L’Addio e il Futuro. “Non torno indietro, la decisione è presa”. Ha risposto così Lleyton Hewitt qualche mese fa, dopo la sconfitta in Coppa Davis contro la Gran Bretagna, quando qualche giornalista aveva paventato un suo possibile dietrofront. “Non giocherò mai più in Davis” – aveva sentenziato. Non sarà in campo, è vero, ma i suoi “C’MON” riecheggeranno dalla panchina australiana, che lo vedrà più coinvolto che mai. “Aver avuto il privilegio di lavorare con alcuni dei più grandi capitano della storia della Davis mi aiuterà a trasmetterà la mia esperienza ai vari Kyrgios, Kokkinakis e Tomic” – ha chiosato “Rusty”. L’addio a Wimbledon, dopo un match maratona con Jarkko Nieminen, va inserito di diritto tra i momenti più emozionanti del 2015. L’impressione è che a Melbourne la sua ultima sfida sarà solamente per cuori forti e, tra una lacrima e l’altra, gli spettatori presenti penseranno con fierezza: “Potrò dire: io c’ero”.