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AUSTRALIA 1972: UN POLIZIOTTO PORTA KEN ROSEWALL NELLA STORIA

La giornata particolare a Melbourne di un australiano che può vincere il suo Slam a 37 anni dopo averlo già conquistato a 19, giocando il rovescio più bello del mondo

di Enzo Anderloni | 10 gennaio 2016

La giornata particolare a Melbourne di un australiano che può vincere il suo Slam a 37 anni dopo averlo già conquistato a 19, giocando il rovescio più bello del mondo. Alla scoperta di un campione straordinario che vinse contro Rod Laver “la partita delle partite”

di Alessandro Mastroluca - Foto Getty Images e EA

Ha scritto la storia sull'erba di Kooyong. Ha vinto il suo primo titolo nel 1953 agli Australian Championships, ed è ancora il campione più giovane nell'albo d'oro del torneo. Diciannove anni dopo, il mondo è cambiato, Harry Hopman è andato in America a seguire Arthur Ashe, il partito laburista è salito al governo, lo Slam Down Under è diventato l'Australian Open, eppure a 37 anni Ken Rosewall è ancora lì, in finale.

Il più giovane e il più anziano

Eppure, non sembra affatto una buona giornata, quella di Muscles. L'auto che lo porta a Kooyong, insieme alla moglie Wilma e ai figli Glenn e Brett si rompe a quasi due chilometri dall'impianto. Riescono a chiamare un taxi, ma c'è talmente tanta gente che sta andando a vedere la finale, che spera di vederlo battere Mal Anderson, da creare un ingorgo senza via d'uscita. Serve un piano C. E prende la forma di un agente di polizia in motocicletta. Rosewall gli chiede un passaggio, ma l'agente all'inizio non lo riconosce. “E' inutile che vai allo stadio, non entrerai mai” gli dice, scambiandolo per un tifoso in cerca di un biglietto, introvabile, in extremis. Ma alla fine Rosewall lo convince che la sua presenza è davvero richiesta allo stadio e l'agente lo scorta fino ai cancelli. Il resto è storia.

L'ultima vittoria

L’ultima vittoria è una finale che rimane negli annali del torneo come la più “anziana” del singolare maschile. Perché Anderson, che ha tre figli e aveva lavorato per quattro anni come istruttore di tennis e squash prima di rientrare sul circuito appena prima dell'Australian Open, di anni ne ha 36. Ma ha sconfitto John Newcombe, testa di serie numero 1, al quinto set in semifinale. “I giovani di questi tempi” commenterà Anderson, “ottengono tutto troppo facilmente. Ci sono troppi soldi in giro, non devono lottare per farsi una vita”. Qualche centinaio di quei giovani sono seduti sull'erba ai margini del campo mentre Anderson serve per il primo set e manca quattro occasioni per portare il match al quarto, prima di cedere 7-6 6-3 7-5. Sotto un sole che consuma energie e voglia, dopo aver assistito al trionfo di Virginia Wade su Evonne Goolagong, Rosewall torna in campo di nuovo e si prende anche il trofeo di doppio in coppia con Owen Davidson, che poi diventerà coach a Houston.

“Ken è stato fantastico” dirà dopo la finale, “la sua età non è mai stato un fattore, in nessun modo”. È una vittoria che lascia, però, una consapevolezza malinconica, una nota stonata, dissonante. “Non è un bene per il tennis se io continuo a vincere gli Slam” spiega Rosewall a The Age, il giorno dopo la doppietta.

Show a Dallas con Laver

Ma è un bene, per chi l'ha visto e per chi non c'era, per gli 8500 spettatori al Moody Coliseum di Dallas e i 21 milioni che in tv hanno preferito “The Rod and Kenny Show” ai play-off NBA e NHL. È il 14 maggio 1972, e Rosewall batte Laver, che si trova a due punti dalla vittoria sul 5-4 nel tiebreak del quinto, 4-6 6-0 6-3 6-7 7-6 nella finale del Master WCT. Per Gene Ward, giornalista del New York Daily News, e per tanti della sua generazione, è la più bella partita di sempre.