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RACCHETTE PIÙ LUNGHE: VANTAGGI E SVANTAGGI

Le hanno volute così Sara Errani e Andreas Seppi, e hanno ottenuto grandi risultati

di Enzo Anderloni | 09 gennaio 2016

Le hanno volute così Sara Errani e Andreas Seppi, e hanno ottenuto grandi risultati. Precursore fu Michael Chang, all’inizio degli anni ‘90. I telai che vanno oltre i 68.5 centimetri del formato standard possono offrire più di un vantaggio. Sempre che si riesca a gestire la minore maneggevolezza

di Mauro Simoncini - foto Getty Images e EA

Basta mezzo pollice a fare la differenza: 127 millimetri. Una racchette più lunga di tanto così può fare un’enorme differenza ma sono pochissimi a ragionare su questo fattore al momento di scegliere un nuovo attrezzo.

Si guarda al peso, alle dimensioni dell’ovale, al profilo, allo schema corde. Eppure se il telaio si allunga la musica cambia, di molto. Si tira più forte, si arriva più in alto. Eppure sul mercato c’è una serie di varianti dei modelli di racchette più diffusi, più lunghe della norma. Dunque è importante capire quali possono essere i vantaggi (o gli svantaggi) annessi. Vediamoli insieme.

REGOLE – “Il telaio della racchetta, incluso il manico, non deve superare cm 73,7 (29 pollici) di lunghezza complessiva”. Questo recita il regolamento del nostro amato sport, l’unico vincolo. Quindi quando sulla maggior parte degli attrezzi che vedete sui campi notate la dicitura 27 inch (pollici) sappiate che è la lunghezza standard, quella più diffusa per una racchetta da tennis (68,58 cm) ma si può anche andare oltre. Eccome. Ci sono più esempi di racchette LongBody, dai 69 centimetri passando per i 69,25 sino ai 69,85 e oltre. L’arma è consentita e pure molto efficace.

ESEMPI ILLUSTRI – Il più famoso consumatore di una racchetta XL è stato Michael Chang con la sua Prince. Gli americani dissero che avevano concepito per il campione del Roland Garros ‘89 (170 centimetri di altezza) un telaio dal peso identico al suo ma con una modifica nelle distribuzione delle masse e più lungo di ben 2,5 centimetri (1 pollice). Per conoscere i vantaggi potreste chiedere per esempio al nostro Pescosolido che si vide recapitare addirittura 19 ace in un match agli Us Open.

Oggigiorno i due più conosciuti utilizzatori di longbody sono sicuramente Sara Errani e David Ferrer; la tipologia di giocatori e di fisici è evidente. Poi c’è Andreas Seppi, che è ben più slanciato ma con la sua Pro kennex Longbody ha ulteriori vantaggi. Proprio la nostra Sarita, quando si è affidata a Babolat, scegliendo la versione “plus” della Pure Drive, ha riportato proprio una frase di Chang: “O allungavo il braccio o la racchetta” e ha spiegato semplicemente i vantaggi della sua scelta: “riesco a replicare anche a chi è molto più potente di me”. David Ferrer è il più basso (175 cm) tra i giocatori di vertice e anche per questo suo limite fisico ha deciso di affidarsi a una Prince più lunga (quasi 71 cm a quanto pare).

VANTAGGI CONCRETI – Il vantaggio più netto ed evidente nell’utilizzare un LongBody è quello in termini di potenza, certo. Con un attrezzo più lungo, la leva maggiore consente di spingere e impattare la pallina con più energia. Per dirla con i dati di laboratorio delle racchette, a parità di altre caratteristiche, l’inerzia è sicuramente maggiore. Diritto e rovescio da fondo ma differenze tangibili riguardano anche il servizio, che è diventato arma incisiva anche per Ferrer che di certo non è uno “spilungone” alla Karlovic. Potenza e anche resa del top spin, visto che la testa della racchetta si muove più velocemente.

Ancora più banalmente, anche se 1 o 2 centimetri sembrano pochi, il telaio più lungo consente di “arrivare” più lontani, quindi coprire più facilmente il campo. Da alcuni calcoli sembra che 2 pollici in più possano offrire una copertura di campo maggiore addirittura del 13%. Non male se si considerano tutte le volte che si è obbligati a muoversi da destra a sinistra del campo o correre sotto rete per recuperare una palla corta dell’avversario.

SVANTAGGI? – Non è ovviamente tutto oro quel che luccica. Va considerato che il bilanciamento più spostato verso la testa della racchetta o in generale anche un peso maggiore aiuta in termini di potenza e spin ma incide negativamente sulla maneggevolezza. Per questo un telaio longbody non è quindi consigliato per un giocatore che pratica assiduamente il serve&volley, o comunque per chi punta anzitutto sulla manovrabilità del telaio.

UN PO’ DI ATTENZIONE – Oltre ad alcuni modelli agonistici, molte racchette longbody attualmente in commercio sono destinate al pubblico degli amatori. Il deficit in termini di maneggevolezza viene attutito da una migliore distribuzione del peso (spostato un po’ verso il cuore o il manico). A questo proposito, attenzione in primo luogo ai dati di bilanciamento. A parità di modello, una perità anche di bilanciamento significa che è più spostato “all’indietro” quindi probabilmente il telaio longbody è più maneggevole rispetto a quello standard. Infatti i centimetri che trovate indicati a proposito di bilanciamento sono misurati dal tappo del manico.

In secondo luogo c’è longbody e longbody: il pollice aggiuntivo (o di più) di lunghezza può caratterizzare le diverse parti di una racchetta. Nelle amatoriali lunghezza maggiore significa quasi sempre un piatto corde più ampio perché più lungo; e questo vuol dire anche sweetspot (area “utile” di impatto) maggiore. Invece nelle agonistiche l’allungo riguarda quasi sempre il manico e il cuore, per lasciare invariata l’area del piatto corde rispetto ai modelli standard da 27 pollici. Non resta che provarle.