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IL GRANDE ROY EMERSON, RAGAZZO DI CAMPAGNA… AUSTRALIANA

Vincitore di 12 titoli del Grande Slam (tra cui 6 Open d’Australia) è uno dei tennisti più titolati di sempre

di Enzo Anderloni | 06 gennaio 2016

Vincitore di 12 titoli del Grande Slam (tra cui 6 Open d’Australia) è uno dei tennisti più titolati di sempre. Imparò a giocare su un campo recintato con la rete da pollaio. E al suo primo Roland Garros scambiò l’avversario in pantaloni lunghi per un giudici. Poi divenne un mito del serve and volley

di Alessandro Mastroluca – Foto Getty Images

Ha 18 anni, Roy Emerson. È la sua prima volta al Roland Garros. È un ragazzo di campagna che ha munto centinaia di mucche e, come il grande Rod Laver, ha imparato su un campo di campagna, a Blackbutt: l'aveva costruito livellando la terra dietro casa, con un recinto per i pollai per delimitarlo e una corda a segnare la rete. Entra in campo e il suo sguardo si posa su un gentleman distinto che indossa ancora i “long creams”, i pantaloni lunghi di flanella, l'abbigliamento d'ordinanza nel tennis dei gesti bianchi. Emmo ancora non lo riconosce, lo scambia per uno degli ufficiali del torneo, finché non gli stringe la mano: “Sono Joszef Asboth”.

Prima della partita si era avvicinato sorridendo a Ken Rosewall, convinto di aver avuto in sorte un avversario comodo. “Che posso aspettarmi?” gli chiede. Muscles alza la mano con le cinque dita aperte. “Che vuoi dire?” gli chiede, un po' meno sicuro adesso. “Sono i game che vincerai”. Asboth, infatti, è il primo ungherese ad aver vinto uno Slam, proprio su quegli stessi campi del Roland Garros, nel 1947. “Quella partita mi ha insegnato tutto quello che dovevo fare per giocare bene sul rosso” dirà Emerson anni dopo. “Comunque, Muscles si era sbagliato. Non arrivai nemmeno a cinque game”.

Il Roland Garros però Emerson lo vincerà due volte, nel 1963 e nel 1967, l'ultimo dei suoi 12 Slam in singolare (in finale su Tony Roche), che si abbinano ai 16 in doppio, con cinque partner diversi (quattro con il mancino Neale Fraser): Roy è l'unico ad aver vinto tutti i quattro major sia in singolo sia in doppio almeno due volte. Per il suo primo major in singolare, in Australia nel 1961, batte Rod Laver, il suo più grande rivale, che l'anno successivo, l'anno del suo primo Grande Slam, lo supera in tre finali su quattro. “E' stato il più grande ostacolo di tutta la mia carriera” ammetterà Laver, “perché l'idea di perdere non lo sfiorava nemmeno”.

Roy Emerson vincerà altri cinque titoli, di fila, in Australia, prima su Fletcher (1963), poi due volte su Fred Stolle (1964 e 1965), un amico che lo soffriva in campo ma ne gradiva la compagnia per una birra o due dopo la partita. Gli ultimi due, in finale su Arthur Ashe. Il suo anno di grazia, comunque, rimane il 1964, quando vince 109 partite su 115 e conquista 17 tornei, compresi tre major: conquista il primo Wimbledon e gli ultimi Us Championships, ancora in finale su Stolle dopo il trionfo del 1961 su Laver, ma Nicola Pietrangeli, proprio al Roland Garros, spegne il suo sogno del Grande Slam.

Gli resta il rimpianto per un terzo titolo consecutivo a Wimbledon, nel 1966, per una scivolata negli ottavi contro Owen Davidson, e l'orgoglio per lo status di miglior dilettante degli anni Sessanta e soprattutto di miglior giocatore nella storia della Coppa Davis (21 vittorie su 23 in singolare, 13 su 15 in doppio). Nella manifestazione a squadre, gioca tutte le finali dal 1959 al 1967, nella nazionale più forte di tutti i tempi, battuta solo dagli Stati Uniti, nel 1963. Come scriveva Herbert Warren Wind sul New Yorker a metà degli anni '60, “non posso pensare a nessun altro, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi, che vorrei in squadra in un quinto, decisivo singolare in finale di Coppa Davis”.