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TONY WILDING, IL PRIMO EROE: DA WIMBLEDON ALLA GRANDE GUERRA

Sono passati 100 anni dalla scomparsa dell’affascinante campione neozelandese che vinse quattro titoli a Wimbledon, quattro volte la Coppa Davis e affascinò l’Europa, girandola anche in motocicletta

di Enzo Anderloni | 19 dicembre 2015

Sono passati 100 anni dalla scomparsa dell’affascinante campione neozelandese che vinse quattro titoli a Wimbledon, quattro volte la Coppa Davis e affascinò l’Europa, girandola anche in motocicletta. Un’icona, modello di sporstman spesso in copertina delle riviste dell’epoca, cadde sul fronte della Grande Guerra

di Alessandro Mastroluca

Prima di Federer e Borg, prima di Laver e Lacoste, c'era solo Anthony Wilding. Quattro volte di fila campione di Wimbledon, è la prima stella mondiale del tennis. La prima guerra mondiale lo sorprende negli Stati Uniti, mentre gioca e vince la Coppa Davis per l'Australasia (Nuova Zelanda e Australia insieme n.d.r.) con Norman Brookes (insieme a lui nella foto qui sotto), che l'ha sconfitto pochi mesi prima in finale ai Championships 1914, l'ultima prima del conflitto. Tornerà in Inghilterra per arruolarsi nei Royal Marines, la fanteria di marina del Naval Service britannico.

Neozelandese trapiantato a Cambridge per studiare legge, figlio di un ottimo giocatore di cricket e campione nazionale di doppio, Wilding è uno sportivo a tutto tondo e un appassionato motorista (girò mezza Europa in motocicletta). Il padre, di origine inglese come la madre, aveva fatto fortuna come avvocato a Christchurch: nella villa di famiglia aveva voluto due campi da tennis, uno per l'estate e l'altro per l'inverno. È proprio il padre il primo allenatore di Tony, che sviluppa subito un potente dritto in top-spin. A 17 anni vince il primo titolo, a Canterbury, al quinto set su R. D. Harman, il compagno di doppio di papà Frederick. Prima della finale, si è allenato con tre mezzofondisti che si preparavano per un meeting di atletica.

È questo che lo rende la prima grande icona del tennis. La sua attenzione per la preparazione atletica, per l'allenamento, la sua vita sana (non beve e non fuma) lo rende moderno e fa crescere il rispetto per uno sport considerato allora un passatempo un po' frivolo per ricchi gentiluomini.

Capitano delle squadre del Trinity College e dell'università, “è l'esempio più lampante di come un uomo possa velocemente migliorare se si dedica con passione al gioco” scrive il suo compagno di doppio Kenneth Powell. “E Tony era sempre lì a pensare a qualche punto nuovo e prima di ogni partita mi chiedeva di allenarsi con lui per una mezz'oretta”.

Nel 1910, vince il suo primo Wimbledon, in finale sul quarantaduenne Arthur Gore 6-4 7-5 4-6 6-2. Vincerà altre tre volte, l'ultima nel 1913, 8-6 6-3 10-8 sull'americano Maurice McLoughlin in quella che rimane una delle sue partite migliori. Conquisterà quattro volte la Coppa Davis e mantiene ancora il record di tornei all'attivo outdoor, 75, insieme a Rod Laver e di titoli in una sola stagione, 23 nel 1906.

Compare più volte sulle copertine delle riviste con le figure più in vista dell'alta società britannica, come le figlie del Granduca Michael o Elizabeth Asquith, figlia del primo ministro. Nel gennaio 1914, The Sketch lo ritrae per la cover story con la giovane tennista francese che in quel momento sta allenando: Suzanne Lenglen. Amico di Arthur Balfour, fidanzato con Maxine Elliott, stella del cinema muto che ha 15 anni più di lui, va a combattere in Europa per la sua patria d'adozione.

Inventa un particolare tipo di cannone e viene messo a capo di una divisione di auto blindate. L'8 maggio 1915 cena in un vecchio cottage a Croix-Barbée: zuppa di piselli, agnello arrosto, frutta, vino bianco. Non lo sa, ma è la sua ultima cena. Il giorno dopo entrerà fra le 18 mila vittime neozelandesi della Grande Guerra.