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VOGLIA DI VINCERE, ALLENA ANCHE QUELLA

E’ qualcosa che si può alimentare, fin da bambini

di Enzo Anderloni | 14 dicembre 2015

E’ qualcosa che si può alimentare, fin da bambini. Ma bisogna stare attenti a rispettare i giusti tempi e a osservare le metodologie corrette. Si comincia col fissare degli obiettivi a breve e lungo termine, poi attenzione al passaggio da gioco ad agonismo

di Antonio Daino, I.S.F. Roberto Lombardi - foto Getty Images

La motivazione interiore necessaria ad affermarsi nel contesto tennistico è una caratteristica che origina fuori dal campo da tennis ed emerge dal desiderio di affermazione del soggetto sulla realtà che lo circonda e in particolare dal desiderio di confronto con l’altro. Si potrebbe indicare come la voglia di vincere cha parte dai primi giochi infantili, che cresce nel voler essere il primo ai giardinetti, continua nelle partite di calcetto a scuola. In sostanza è il bisogno di affermare il proprio valore e la propria identità nel sentirsi un buon tennista e dimostrarlo a se stesso con una prova di sacrificio, ostinazione e tenacia maggiore di quella dell’avversario. A livello professionistico questa caratteristica è chiamata “killer instinct”, a segnalare l’assoluta determinazione a chiudere un punto con cinismo e senza lasciare alcuna possibilità all’avversario.

Obiettivi ambiziosi

Il tennis è per sua natura strutturato in modo gerarchico e pertanto ogni giocatore può facilmente individuare l’obiettivo di classifica che vuole raggiungere in un certo lasso di tempo. L’obiettivo prefigurato dall’allievo deve essere piuttosto ambizioso, ma sarà l’insegnante che aiuterà l’allievo a scinderlo in obiettivo a lungo termine, quello molto ambizioso, e obiettivo a medio termine, nello spazio di tempo di 6/12 mesi. Dovrà essere sfidante ma realistico per evitare il rischio di frustrazione immotivata e abbandono. La voglia di vincere deve però essere rinforzata quotidianamente nel richiamare alla mente dell’allievo la necessità che sia lui a trovare sul campo gli stimoli che rafforzeranno il suo valore, la sua autostima, la sua immagine di tennista di successo.

Gioco e agonismo

La motivazione è la molla, il motore che spinge il bambino verso la pratica di una attività. Il ruolo del gioco è fonte di immediata gratificazione: l’insegnante potrà sottolineare enfaticamente un esercizio riuscito allo scopo di motivare il bambino a perseverare nel compito. La valorizzazione dell’attività di ciascun bambino deve essere un motivo dominante nella conduzione della lezione di tennis. Sarà indispensabile esprimere un atteggiamento comunicativo verbale e non verbale che segnali la valorizzazione dei punti di forza dei bambini, la loro partecipazione finalizzata a migliorare la loro autostima (per autostima si intende il grado in cui un bambino valuta il proprio livello di abilità, il suo valore e la sua esperienza). Coloro che presentano un alto livello di autostima hanno una personalità stabile nella dimensione emotiva e un buon livello di fiducia nelle possibilità di riuscire a ottenere buoni risultati. Dimostrare attenzione a un bambino, ascoltandolo attivamente e coinvolgendolo nella scelta delle attività, genera in lui un incremento del suo livello di autostima.

Da gioco ad agonismo, un passaggio delicato

Lo svolgimento del gioco con i compagni introduce il secondo passaggio motivazionale legato all’agonismo. L’agonismo deve essere preparato partendo dal confronto del bambino con le sue prestazioni e quando queste sono emotivamente soddisfacenti si può intraprendere l'incontro con le prestazioni di un compagno. Saltare questo delicato passaggio può ingenerare una precoce frustrazione e compromettere la naturale e positiva evoluzione verso la competizione generando “timidezza e ritrosia” da confronto con l’altro.