-
Archivio News

IL MATCH-POINT DI MURRAY: UNO SPOT PERFETTO

Il punto con cui Murray ha riportato la Coppa Davis in Gran Bretagna dopo 79 anni e il suo comportamento negli istanti immediatamente successivi racchiudono in poco più di un ...

di Enzo Anderloni | 02 dicembre 2015

Il punto con cui Murray ha riportato la Coppa Davis in Gran Bretagna dopo 79 anni e il suo comportamento negli istanti immediatamente successivi racchiudono in poco più di un minuto il senso migliore con cui interpretare il tennis, dentro e fuori dal campo

di Enzo Anderloni – Foto Getty Images

Nella diretta della vita capitano momenti perfetti. Che così giusti sarebbe difficile scriverli a tavolino, nella sceneggiatura di un film. Eccone uno che, trasmesso in diretta da SuperTennis, andrebbe mostrato in tutte le scuole di tennis per riassumere in poco più di un minuto il senso migliore del nostro sport. Belgio-Gran Bretagna finale di Coppa Davis, Murray-Goffin match decisivo per i Britons, se Andy vince. Siamo 6-3 7-5 5-3 30-40, per lo scozzese, servizio Goffin, dunque matchpoint Murray, dopo due ore e 54 minuti di gioco.

Scambione da fondo, in cui Goffin prende il sopravvento e a un certo punto spara un lungolinea di rovescio nell’angolino, lontanissimo daMurray. Andy molla l’osso? Manco morto. Recupero difensivo spaventoso e disperato. Palla di nuovo in gioco e Murray ancora a fare tutto il fondocampo ricorrendo fino a che, sul colpo successivo, Goffin viene a prendersi il punto a rete. Con l’ultimo fiato Andy allunga il rovescio bimane in un lob perfetto. Gioco, partita, incontro e fine di un digiuno inglese in Coppa Davis che durava 79 anni, dal 1936.

Murray si butta per terra, sulla terra rossa di Gand. E ci resta. Quando la squadra, esplosa come un fuoco artificiale dalla panchina al campo, arriva a “sotterrarlo” di abbracci è ancora lungo disteso. Finalmente ce l’ha fatta: dopo Wimbledon e l’oro olimpico, la Davis chiude il cerchio storico e lui può lasciarsi andare, godersi l’attimo, sommerso dal “pacchetto di mischia” dei suoi.

E invece, no. Che fa? Alza un braccio. Fermi un attimo, ragazzi! Deve fare una cosa importante prima di festeggiare fino in fondo con loro. E si stava dimenticando. Si apre un varco, si alza e raggiunge di corsa l’avversario battuto. Gli deve stringere la mano, congratularsi alla fine della bella battaglia. Poi deve andare dal capitano belga. A stringergli la mano, a parlare anche con lui, a rendere onore e riceverne il plauso. E poi c’è la panchina avversaria, da salutare. Mani da stringere e sguardi da incrociare, senza fretta, da vincitore con rispetto per i vinti. Solo allora si può tornare a festeggiare davvero.

Indomabile Braveheart fino all’ultimo quindici, inappuntabile Baronetto (che cosa aspetta, Sua Maesta?) dall’istante successivo. Questo è lo spirito di un tennista vincente, ora e sempre, dentro e fuori dal campo. Via con lo spot…