-
Archivio News

STAN SMITH: UN CAMPIONE, MICA UNA SCARPA…

di Alessandro Mastroluca Un gigante biondo e baffuto dal servizio bomba

di Enzo Anderloni | 21 novembre 2015

di Alessandro Mastroluca

Un gigante biondo e baffuto dal servizio bomba. Vinse Us Open ‘71, Wimbledon ’72 e soprattutto una straordinaria, rocambolesca finale di Davis in Romania contro Nastase e Tiriac. Ma le calzature che portano il suo nome sono più famose di lui

“Quando aveva otto anni, mio figlio mi chiese: sei nato prima tu o la scarpa che porta il tuo nome?”. L'ingenuità della questione racconta le due vite di Stan Smith, un campione che tutti ricordano più per le sneakers a lui dedicate: per la rivista Complex, sono al 14mo posto nella classifica delle più influenti di sempre.

Gli hanno intitolato anche il girone del Masters con Federer e Djokovic. Un omaggio doveroso al primo nome che compare nell'albo d'oro del torneo, anche se per quella prima edizione, a Tokyo nel 1970, si qualificavano in sei, e si giocava in un unico round robin, tutti contro tutti. Smith chiude con quattro vittorie e una sconfitta, come Rod Laver, primo giocatore nella storia a superare i 200 mila dollari di prize money in una stagione, ma l'americano ha vinto lo scontro diretto e conquista il titolo.

Perderà solo nell'ultimo ininfluente singolare da Arthur Ashe, insieme a Smith il primo tennista a farsi rappresentare da Donald Dell, il manager che gli farà firmare il primo contratto con Adidas, e di fatto gli cambierà la vita. Decisiva, per la conquista del titolo a Tokyo, la vittoria su Ken Rosewall. È il 14 dicembre del 1970 e Smith, come racconta a Steve Flink, ha molto altro per la testa.

“Era da quasi un anno che posticipavo la leva militare. Quel giorno festeggiavo il mio 24mo compleanno, e sapevo che battendo Rosewall avrei vinto il Masters. A fine partita, Jack Kramer guidò 10 mila giapponesi a cantare Happy Birthday per me. Il giorno dopo persi l'ultima partita, lasciai Tokyo alle 23.00 e la mattina dopo mi presentai a Los Angeles per la visita di leva”.

Resterà a servire nell'esercito durerà fino al 1972, ma questo non gli impedirà di vincere lo Us Open del 1971. In finale, giocata di mercoledì perché la pioggia ha ritardato il programma di tre giorni, batte Kodes 3-6, 6-3, 6-2, 7-6. “Era il secondo anno con il tiebreak, ne ho giocati cinque in quel torneo e li ho vinti tutti” spiega.

Ma è il 1972 l'anno che fa la storia. Vince Wimbledon su Nastase, che si riscatta nella finale del Masters, il primo con la formula attuale: ci arriva grazie al ritiro in semifinale di Tom Gorman, che abbandona a un punto della vittoria per il mal di schiena che gli avrebbe impedito di giocarsi il titolo contro Nasty.

“Quello che colpisce di Stan Smith” scrive Bud Collins, “che ha vinto un’accentuata goffaggine adolescenziale. Così è riuscito a diventare uno dei più grandi giocatori di Coppa Davis della storia”. Vince 7 titoli in dieci anni, e cambia la storia della finale del 1972, in una Bucarest blindata, contro tutto e contro tutti, tra chiamate spiccatamente casalinghe e raccattapalle che diventano massaggiatori per Tiriac, che ne fa di tutti i colori all'amico Gorman. “Era lui la vera forza di quella Romania” spiegherà. “Prima della sfida gli avevano dato un trofeo per il suo 100mo match in Davis, credo. Era pronto per il più grande momento della sua vita. Non volevo che succedesse, non dopo quello che aveva fatto contro Tom. È stato molto divertente batterlo 6-0 al quinto, perché a me hanno insegnato a dare sempre il massimo e a giocare corretto”.