-
Archivio News

A TU PER TU CON JOHAN ELIASCH IL MAGNATE DELLA RACCHETTA

Al lancio mondiale della nuova Head Radical Pro insieme a Andy Murray c’era il proprietario e presidente del colosso mondiale della racchetta

di Enzo Anderloni | 19 novembre 2015

Al lancio mondiale della nuova Head Radical Pro insieme a Andy Murray c’era il proprietario e presidente del colosso mondiale della racchetta. L’abbiamo intervistato in esclusiva

di Enzo Anderloni

Londra - Johan Eliasch è il proprietario di Head. L’ha acquistata nel 1995 quando era sull’orlo della bancarotta e l’ha riportata ai vertici del mercato mondiale. Imprenditore di grande successo, produttore cinematografico, è stato membro del Parlamento inglese e consigliere speciale del premier Gordon Brown in materia di tutela ambientale. Ha investito parte del suo enorme patrimonio per acquistare 1.600 Km ² di foresta Amazzonica, con il suo Rainforset Trust, al fine di preservarla.

Lei è un ottimo giocatore di tennis e un altrettanto valido sciatore: che cosa di questa sua esperienza diretta sul campo porta quotidianamente in azienda?

“Praticare questi sport a un buon livello è importante per me. Provo personalmente tutti i nuovi prodotti, mi piace sentirmi coinvolto nel processo di innovazione. Essere uno che gioca davvero mi permette di avere una buona sensibilità su ciò che aiuta a migliorare la performance”.

Si dice che le racchette Head fossero la sua passione anche da giovane, molto prima di acquistare l’azienda…

“Sì, Head è sempre stato il mio marchio preferito. La mia prima racchetta Head fu la Arthur Ashe, la prima con struttura e fibre evolute”.

Ora puntate sul Graphene. Altri marchi sono andati in direzioni diverse: Babolat ha puntato sul digitale, sulle racchette connesse; Wilson sulla ricerca dello “spin”, delle rotazioni, attraverso schemi d’incordatura a maglie più larghe. Voi avete scelto il Graphene. Perché?

“E’ un materiale che ha proprietà uniche. E’ più leggero e 200 volte più resistente dell’acciaio. Ci permette di avere vantaggi importanti in termini di rendimento. Alla base della performance oggi,ci sono potenza e maneggevolezza. E ovviamente, il controllo. Graphene permette di massimizzare il rendimento sotto alcuni aspetti, senza comprometterne altri. E questo rende le Head davvero performanti. Se si cambia lo string pattern o si modifica la costruzione del telaio si possono migliorare alcuni parametri ma inevitabilmente non si riesce a far crescere anche gli altri. O addirittura, qualcuno peggiora. E secondo me la bontà di una racchetta è data dal livello di qualità del suo lato più debole”.

Grandi testimonial, come Djokovic, Murray o Sharapova, ricerca e sviluppo, marketing e pubblicità, standard di produzione, prezzo: da dove si parte per costruire il successo?

“Credo molto nelle innovazioni e ritengo che sia importante convincere i nostri giocatori dei vantaggi che possono avere adottandole. L’utilizzo da parte dei campioni è una molla importante per spingere anche il consumatore, il tennista appassionato, a provare sempre qualcosa di nuovo. Certo, tutti gli aspetti che lei ha citato sono importanti ma la base è la bontà del prodotto”.

Che cosa distingue una racchetta Head dalle altre? “La nostra dedizione alla ricerca della performance”.

E’ per questo che in tanti ruoli chiave dell’azienda ci sono ex giocatori di buon livello? “Sì, è un input preciso”

Che evoluzione si aspetta dal mercato mondiale del tennis nei prossimi anni?

“Io credo che complessivamente crescerà, soprattutto grazie alla Cina. Un mercato dal potenziale incredibile che oggi in termini relativi è molto molto piccolo. Il mercato complessivo potrebbe triplicare o quadruplicare se la Cina si allineasse alle altre nazioni tennisticamente più attive”.

A proposito di attività tennistica, lei quante volte alla settimana gioca a tennis?

“Se il lavoro me lo permettesse, giocherei ogni giorno. Ma mi devo accontentare di farlo quando posso”.