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MATS WILANDER, TESTA FINA E LOB LIFTATI

Regolarista asfissiante e grande stratega fu capace di trasformarsi in attaccante serve &

di Enzo Anderloni | 18 novembre 2015

Regolarista asfissiante e grande stratega fu capace di trasformarsi in attaccante serve & volley per vincere gli UsOpen 1988, battendo Ivan Lendl, e diventare n.1 del mondo. Oggi è uno dei più acuti analisti e commentatori del tennis mondiale. Venerdì a Verona e domenica a Modena, sfiderà McEnroe, Leconte e Bruguera

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

La forza tranquilla che avvia la rivoluzione. È il 1988 quando nel parcheggio di Flushing Meadows sale Mats Wilander, secondo svedese a conquistare il numero 1 del mondo dopo Borg, che ha compiuto 24 anni da otto giorni. “C'è qualcosa di sbagliato se io ho affrontato solo tre o quattro top-10 quest'anno. Non giochi mai contro i migliori”. Nello spazio di mezz'ora, il tennis cambia per sempre: quel giorno nasce l’ATP Tour come lo conosciamo oggi. “Abbiamo corso un rischio - dirà - ma avevamo un piano e la volontà di cogliere quell'opportunità”.

Ne ha colta anche un'altra, in quello Us Open che completa in assoluto il suo anno migliore, la stagione 'del triplete', dei tre Slam su quattro. Batte Lendl, alla terza finale consecutiva, 6-4 al quinto in un match epico, stellare, in cui gioca come forse mai si era visto prima.

Perché Mats è un contrattaccante paziente, un ragno che tesse una tela letale, capace di lob millimetrici. Ma quel giorno contro Lendl attacca, a viso aperto, dall’inizio dello scambio.

Grandi sfide con Ivan Lendl

“Ivan era il mio rivale principale e l’avversario più interessante che abbia mai incontrato - ha raccontato in un’intervista concessa al sito ufficiale del Roland Garros -. Giocare con Ivan o con Vilas significava avere un match lungo, di quelli che ti danno il tempo di pensare. Ha rappresentato una sfida mentale, intellettuale, per tutta la ma carriera: per batterlo, dovevo sviluppare capacità nuove”.

È proprio Lendl il primo grande avversario che Wilander batte sulla strada del primo Roland Garros nel 1982. “Quello - ha raccontato - è il mio passaggio all’età adulta: lì diventai uomo”. Campione juniores l’anno prima a Parigi, ora erede di Borg con il tennis svedese sulle spalle, arriva dalla semifinale di Roma in macchina, per uno sciopero dell’Alitalia. Si allena per la prima volta in carriera sul Centrale della Porte d’Auteuil e dall’altra parte c’è Connors, che lo insulta quando va sotto 4-1 nel set che giocano per prepararsi al torneo. Due settimane dopo, Mats alza il trofeo.

La svolta nel 1985

Ma è il 1985 l’anno che cambia tutto. È di nuovo a Parigi, e di nuovo dall’altra parte della rete c’è Lendl, a dodici mesi dalla rimonta che ha frustrato i sogni di Grande Slam di McEnroe nella più grande stagione di sempre. Wilander, che ha eliminato SuperBrat in semifinale, per la prima volta cambia tattica: lascia la linea di fondo e scende a rete. Anche perché il suo gioco di volo non sarà tanto celebrato quanto la sua intelligenza tattica, ma non è affatto disprezzabile: ha un gran senso della posizione, e non a caso vincerà Wimbledon in doppio con Nystrom nel 1986.

“All’epoca, sulla terra, nessuno degli specialisti della superficie si prendeva quel rischio - racconterà Mats -. Forse Victor Pecci, che però non poteva giocare sulla linea di fondo quindi doveva avanzare. Ma per uno con una reputazione da giocatore da fondo scegliere di andare a rete, sulla terra era strano. Talmente inaspettato che funzionò. Per me, il Roland Garros 1985 resta il titolo più importante”.