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METTI IL SENSORE AL POLSO (O SULLE CORDE)

Dopo Babolat Play, Smart Sensor di Sony, Personal Coach di Artengo, sono in arrivo dispositivi che si infilano in un polsino o si piazzano al posto del gommino anti-vibrazioni per ...

di Enzo Anderloni | 11 settembre 2015

Dopo Babolat Play, Smart Sensor di Sony, Personal Coach di Artengo, sono in arrivo dispositivi che si infilano in un polsino o si piazzano al posto del gommino anti-vibrazioni per monitorare le nostre performance in campo. Il tennis connesso diventa così più semplice e alla portata di tutti

di Mauro Simoncini

Se l’anno scorso qualche appassionato tennista ha pensato che con la racchetta connessa di Babolat e il Sony Smart Tennis Sensor il tennis fosse in qualche modo “arrivato” al massimo delle sue evoluzioni tecnologiche… si è sbagliato. E’ ovviamente stata una svolta, molto più che significativa, quella di poter dettagliare e anche in diretta ogni sessione di gioco (partita o allenamento che sia) con tutti i dati e i particolari del caso. Dal numero e tipo di colpi alla zona di impatto, al tipo di rotazione fino (nel caso del dispositivo della Sony) alla contemporanea ripresa filmata sincronizzata grazie all’App.

L’elettronica dà i numeri Certo, si corre il rischio di concentrarsi troppo su quest’orgia di dati, ma che si tratti di elementi potenzialmente interessanti non c’è ombra di dubbio. Dunque come procurarseli, questi dati sul nostro gioco? Se ci interessano, quale tipo di dispositivo scegliere? Se da un lato le racchette connesse dei francesi di Babolat hanno avuto il vantaggio di avere “integrato” e dunque reso ininfluente a livello di peso e ingombro fisico il supporto elettronico miracoloso, il sensore della Sony dalla sua, oltre al supporto video garantito dall’App, ha il grande vantaggio di potersi collocare su telai di diversi brand (Yonex, Wilson, Head, Prince etc.etc.). Era prevedibile che una grande multinazionale tecnologica potesse entrare da protagonista in questa nuova dimensione del tennis, che unisce l’esperienza del campo a quella del videogame (pensiamo a Playstation o Wii…). Altrettanto probabile era che ci sarebbero stati ulteriori sviluppi sul tema. Ed eccoci qua a raccontare di ulteriori primizie tecnologiche comparse già oltreoceano.

Il dispositivo nel polsino Proprio Babolat ha studiato in collaborazione con un’altra azienda francese (PIQ) un braccialetto (Pop) a mo’ di polsino (peso complessivo circa 25 grammi), in cui si inserisce un sensore che rileva “live” le statistiche e le illustra sul display da polso: tipo di colpi, velocità, tipo di spin… Ovviamente è fisicamente impossibilitato a fornire dati di impatto (in che zona del piatto corde si colpisce la palla). Applicabile anche al golf, Piq per ora è negli States; ma prossimamente sarà anche in Europa, si dice a un prezzo di poco inferiore ai 100 euro.

Se nel damper c’è il chip… Poi c’è anche QLIPP, che si propone come il più leggero tennis sensor del mercato (meno di 10 grammi di peso). E’ costruito come un damper anti- vibrazione che, come dice il nome stesso, con un clip viene normalmente collocato tra le corde verticali centrali in basso sul piatto. Una volta messo in funzione registrerà tutti i colpi fornendo dati anche real time sul tipo di colpo, sulla velocità (della pallina derivandola da quella della testa della racchetta), sulle rotazioni e l’accuratezza dell’impatto. In più grazie al supporto dell’App (gratuita) QLIPP permette la registrazione video e la visualizzazione anche in slow motion delle sessioni di gioco. Si presenta come in grado di dialogare anche con l’Apple Watch. Siamo in fase di pre-ordini, le prime consegne sono previste agli inizi di dicembre (prezzo al dettaglio 129$). Il tennis connesso pare non fermarsi davvero più.