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NICK LA PESTE L'HA FATTA DAVVERO COSÌ GROSSA?

Le parole di Nick Kyrgios hanno fatto il giro del mondo

di Enzo Anderloni | 17 agosto 2015

Le parole di Nick Kyrgios hanno fatto il giro del mondo. Per ora c'è una multa da 12 mila dollari e mezzo. Ma le indagini sono ancora in corso. Ecco il regolamento che può “inchiodare” Kyrgs. Ma non c'è solo la lite con Wawrinka. È proprio Kokkinakis a entrare in un'altra bagarre…

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

La 'mala educaccion' invade la settimana del circuito Atp. In poco tempo, Kyrgios che pescato dalle telecamere dice a Wawrinka che la sua fidanzata, Donna Vekic, è stata anche con Kokkinakis (a destra nella foto, con Kyrgios) ha fatto il giro del mondo e del web. Non bastano i 12,5 mila dollari di multa: l’australiano è ancora sotto indagine, per verificare se quest’offesa verbale può costituire un “comportamento aggravato”, che si configura quando “un giocatore, allenatore, fisioterapista, medico, manager, agente, famigliare, ospite a un torneo, partner in affari o qualunque altra persona affiliata a un giocatore […] si rende responsabile di uno o più incidenti [oppure] di un incidente flagrante o particolarmente ingiurioso o eccezionalmente riprovevole, come la vendita di un accredito”, o una “condotta contraria all’integrità del gioco”, come “fare commenti ai media che attaccano o denigrano in maniera deliberata tornei, sponsor, giocatori, arbitri, membri dell’Atp”. Le norme prevedono, inoltre, un richiamo scritto per chi supera i 10 mila dollari di multa in un anno e due mesi di sospensione in caso di recidiva. Ma l’educazione è davvero materia da disciplinare con un regolamento sportivo? E la maleducazione, qualche parola di troppo, vale una squalifica?

Non solo Wawrinka: i risvolti
Kyrgios si è scusato con Wawrinka. E anche Kokkinakis si è chiarito con lui: “Gli ho fatto presente che non può fare così, se ha un problema deve risolverlo in privato. Il modo in cui si è comportato non è stato per nulla giusto e corretto, ovviamente – continua - non avrebbe dovuto dire quelle cose in quelle circostanze. Ma alla fine è stato un episodio fine a se stesso, dobbiamo tutti buttarcelo alle spalle”. E invece l’episodio è tutt’altro che passato. “Kokk”, come l’ha soprannominato il fratello di Kyrgios, con un gioco di parole piuttosto spinto che tanto è piaciuto ai tabloid australiani, è quasi venuto alle mani con Harrison a Cincinnati. “Simpatici i tuoi amici!”, gli ha detto l’americano, dopo averlo attaccato per i numerosi orecchini e tatuaggi e averlo chiamato “bambino”. “Se vuole fare a botte lo seppellisco - chiude Harrison - Wawrinka avrebbe dovuto picchiare a sangue Kyrgios e io picchierò a sangue questo moccioso”.

Pugno duro
Chi sostiene l’opportunità di sospendere Kyrgios può portare questo episodio come elemento a sostegno del pugno di ferro per questo tipo di attacchi verbali. Fermare Kyrgios potrebbe diventare una scelta protettiva, per evitare di esporlo a episodi e tensioni certo ancora peggiori. E sarebbe comunque un messaggio chiaro di pugno duro contro attacchi verbali. La possibilità è quella di una sospensione, anche di tre mesi secondo l’ipotesi più gettonata di questi giorni. Sono due però le esigenze: da una parte, evitare di lasciare impunita la maleducazione e far passare una posizione lassista. Dall’altra, mantenere le giuste proporzioni fra violazioni di differenti gravità.