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LA TOP 10 ITALIANA CHE CI FECE SCOPRIRE L'AMERICA

Settembre è il mese degli Us Open, e grazie a una campionessa come Annelies Ullstein Bossi l'Italia del tennis scoprì gli Stati Uniti con racchetta targati Anni '50

di Enzo Anderloni | 01 settembre 2015

Settembre è il mese degli Us Open, e grazie a una campionessa come Annelies Ullstein Bossi l'Italia del tennis scoprì gli Stati Uniti con racchetta targati Anni '50. Tornò dal suo viaggio con un taccuino pieno d'appunti e disse: "Pur di vivere lì, farei anche la cuoca"

di Viviano Vespignani

Grazie ad Annelies Ullstein Bossi, nel 1950, scoprimmo l’anima e l’essenza sportiva del tennis americano. Un tour di tre mesi la portò a giocare alcuni dei più rinomati tornei degli Stati Uniti. Tornò in Italia con un taccuino zeppo di stupefacenti annotazioni che spaziavano dalla quotidianità agli stili di vita. Tra le tante, quella concernente le più famose campionesse che non disdegnavano l’ospitalità in modeste pensioni, ove provvedevano di persona al bucato e allo stiro. Lei fu sedotta da quello stupefacente stile di vita, così come dalle infinite opportunità agonistiche riscontrate. Tanto da dire: “Pur di poter rimanere negli Stati Uniti, non disdegnerei di far la cuoca”.

La nostra campionessa Annalisa

Morta lo scorso febbraio a Milano sulla soglia dei cent’anni, Annnelies Ullstein Bossi Bellani pur se nata a Dresda, in Germania, nel novembre del 1915, aveva origini austriache. All’inizio degli Anni '40 il matrimonio con Renato Bossi - fiorentino azzurro in Coppa Davis e numero 3 d’Italia - le aveva attribuito la nazionalità italiana e lei in breve tempo era diventata “la nostra campionessa Annalisa”, capace di parlare, con cadenze quasi musicali, un italiano perfetto anche sintatticamente. Morto Bossi nel 1947 in un incidente aereo, aveva sposato in seconde nozze un famoso giornalista sportivo, Giorgio Bellani, che fu il primo commentatore televisivo italiano. Il fortissimo vincolo che nel tempo stabilì con l’Italia mai si affievolì, tanto è vero che restò intatto anche dopo la morte di Bellani, avvenuta alla fine del 1969.

Undici volte n.1 d'Italia

Undici volte era stata numero uno d’Italia dal 1942 al 1952 e undici volte aveva rappresentato l'Italia in Federation Cup. Grazie a lei nel 1950 il tricolore era salito sul più alto pennone degli Internazionali d’Italia. Per di più un anno avanti aveva raggiunto le semifinali a Parigi, traguardo che prima dell’avvento di Francesca Schiavone e Sara Errani ha rappresentato il top azzurro nel Grand Slam, unitamente alla baronessa Maud Resenbaum Levi e a Silvana Lazzarino (rispettivamente terze negli Us Championships del 1930 e a Parigi nel 1954).
Sempre grazie a lei per la prima volta le classifiche mondiali femminili, allora redatte dal giornalista ed ex giocatore inglese John Olliff, annoverarono (nel 1949 al numero 8 e nel 1950 al numero 9) un nome italico. Le cronache del tempo la dipinsero giocatrice dotata di grande talento, classe straordinaria e colpi stilisticamente perfetti abbinati ad una condotta di gara quanto mai sagace.