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SE IL TENNIS VA LUNGO. CORTO SAREBBE MEGLIO?

I tanti match conclusi ben oltre l’una di notte a Washington riaccendono il dibattito sul no-ad e sull’opportunità di accorciare gli incontri di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images La ...

di Enzo Anderloni | 11 agosto 2015

I tanti match conclusi ben oltre l’una di notte a Washington riaccendono il dibattito sul no-ad e sull’opportunità di accorciare gli incontri

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

La notte porta consiglio. E a Washington, la notte può essere lunghissima. Il 5 agosto, Marin Cilic e Hyen Chung hanno finito alle 2.27 di mattina, ora locale. Il giorno dopo, Richard Gasquet e Gilles Muller hanno concluso, appena, all’1.43. E Isner-Pospisil, una delle partite con cui gli organizzatori speravano di attirare pubblico, è terminata all’1.30 di fronte a qualche dozzina di irriducibili tifosi.

Tre indizi che forse fanno la prova di una schedule magari rivedibile, magari troppo affollata di incontri sul Centrale. Tre prove a sostegno di chi già da tempo sostiene che il tennis debba vivere di tempi più contratti, più brevi. In nome delle tv, in nome del business, in nome di un interesse degli spettatori da gonfiare, da tenere sempre alto, con meno tempi morti possibile.

Il tie-break, versione appena più lunga della Sudden Death, non basta più. Certo, nessuno sostiene che il tennis debba passare dai Fab Four al Fast 4, il ciclo di esibizioni in cui non esiste il let al servizio, i game si chiudono con il punto secco dopo il 40 pari, e bastano quattro game per vincere un set. Ma il dibattito sull’opportunità del no-ad è tornato di moda.

Tra i suoi grandi sostenitori rimane Daniel Nestor, uno dei migliori doppisti di sempre, che a 42 anni ha attraversato tre decenni di tennis. Vorrebbe una sola variazione rispetto al meccanismo attuale: dovrebbe essere chi serve a scegliere da quale lato battere, per bilanciare lo svantaggio che deriva dall’assenza di una seconda chance in caso di errore.

Per i suoi sostenitori, il no-ad avrebbe un doppio vantaggio. Da una parte, sommando tutti i punti risparmiati, si rende una giornata di tennis più appetibile. E dall’altra, non crea ambiguità, non ha zone grigie, come invece la "time violation", la regola per cui un giocatore ha solo 20 o 25 secondi per riprendere il gioco, che lascia troppo spazio alla discrezionalità dell’arbitro, alle interpretazioni, eliminabili solo con il cronometro sperimentato in campo nella IPTL quest’inverno.

L’esigenza di ridurre i cali di tensione per il pubblico ha il suo portavoce più entusiasta nel CEO di Tennis Australia, Craig Tiley. “I tifosi vogliono più momenti di pressione durante la partita. Guardate gli spalti, ci sono troppi momenti morti, la gente spesso non rientra in tribuna prima del 3-3 nel primo set”.

I ritmi di una partita, ha spiegato Chris Widmaier, portavoce della USTA, si possono migliorare. “Stiamo esplorando concetti e possibilità”, ha detto, anche se non sono in programma cambiamenti immediati, compresa la possibilità per i tifosi di muoversi anche durante gli scambi. “Se i giocatori fossero d’accordo, per esempio, aggiungerei la possibilità di acquistare cibo e bevande a bordo campo”.

Tutte idee che potrebbero piacere a Chris Kermode, il presidente dell’ATP, che più volte ha dichiarato di voler ridurre i tempi morti, compreso il palleggio di riscaldamento. E ha annunciato un nuovo evento per l’anno prossimo, una sorta di Master dei giovani, con gli otto under-21 meglio classificati e regole sperimentali. “In quell’evento, che non darà punti ATP - ha dichiarato - potremo provare tutte le innovazioni che vogliamo”.

Non tutti i giocatori, però, sono d’accordo. “Penso che il tennis sia bello, divertente e di successo così com’è”, ha detto Milos Raonic. Gli fa eco Jelena Jankovic: “Abbiamo già abbastanza stress in campo”.

Restano anche delle perplessità di merito, al di là della volontà più o meno tradizionalista dei tennisti. Il no-ad, il punto secco sul 40 pari, aumenta le chances dello sfavorito che può avvantaggiarsi dalla minore lunghezza dei game, e può favorire quei colpitori irregolari che possono tirar fuori il gran vincente sapendo di non aver bisogno d’altro per vincere il game, ma soffrono di più nelle battaglie lunghe contro avversari tatticamente più brillanti.

E poi, siamo davvero sicuri che il no-ad aumenti la suspense? Innanzitutto, se in un match i game ai vantaggi si moltiplicano, l’effetto di aumento della tensione diminuisce. E in ogni caso, l’alternanza di parità e vantaggi spesso aggiunge varianti strategiche e garantisce una serie di punti importanti e decisivi, anche se non si tratta direttamente di palle game e palle break.

Infine, c’è il lato oscuro della brevità. Corto è davvero sempre bello? Una partita al meglio dei tre set non troppo equilibrata può finire con il no-ad anche in meno di un’ora. I tifosi sarebbero ancora disposti a pagare il biglietto, che costa sempre di più, per vedere una serie di match da 45-50 minuti?

E A CORTINA SI GIOCA A 3000 METRI

Giocare a 3.000 metri. È successo sulla Tofana di Mezzo, a Cortina d'Ampezzo, in occasione della seconda edizione degli Internazionali di Cortina, Challenger Atp da 42.500€ di montepremi. Paolo Lorenzi, Filippo Volandri e Matteo Viola sono saliti con la funivia (anzi, con tre funivie per la verità) fino alla cima della Tofana dove è stato allestito un campo da tennis proprio sulla terrazza che domina la Conca ampezzana. Altitudine, 3.244 metri sopra il livello del mare. In pratica il campo da tennis più alto d'Europa, nella cornice unica delle Dolomiti, patrimonio dell'Unesco. I tre azzurri, tra cui il vincitore del torneo Paolo Lorenzi (14° titolo per lui) hanno giocato per un'oretta abbondante, alternando grandi colpi a tocchi e giocate di fino, sotto gli occhi dei tanti turisti, soprattutto stranieri, che erano saliti sulla Tofana per godersi una delle meraviglie naturali più affascinanti del mondo. Tra un selfie, un autografo e uno smash ad alta quota…