-
Archivio News

DON BUDGE, IL BATTERISTA CHE FECE IL PRIMO SLAM

Nel 1938, Don Budge completa il Grande Slam

di Enzo Anderloni | 01 agosto 2015

Nel 1938, Don Budge completa il Grande Slam. Figlio di un ex calciatore scozzese emigrato negli Usa, grande appassionato di jazz, è stato l’avversario di Von Cramm nella finale interzona di Davis del ’37 passata alla storia per una leggendaria telefonata di Hitler

di Alessandro Mastroluca

“Tutti mi dicono che fare il Grande Slam ai miei tempi era più facile. Ma allora perché non l’ha fatto nessun altro?”. Gioco, partita, incontro Don Budge, primo tennista a vincere i quattro major nella stessa stagione.

Primi amori

Eppure, le sue prime passioni sono lontane dal tennis. Gioca a calcio come papà John, promessa dei Glasgow Rangers frenato da un incidente in allenamento e dalla polmonite. E soprattutto a baseball. Sogna di entrare negli Yankees e intanto sviluppa, com la mazza da mancino, quel movimento violento col braccio destro che farà la sua fortuna. È anche un buon batterista, e passa ore con l’amico Gene Mako ad ascoltare dischi jazz.

Terribile splendore

Ha il più bel rovescio a una mano della sua epoca e una voglia di vincere che mai si era vista nel Gioco dei Re. Memorabili i duelli con Fred Perry, che diventa professionista nel 1936, e Gottfried Von Cramm. Contro il barone tedesco, di tendenze omosessuali sempre meno nascoste, gioca la partita rimasta nella storia per la supposta telefonata, quasi certamente mai avvenuta, di Hitler nella pausa dopo il terzo set. È il match decisivo della finale Interzona di Coppa Davis 1937 tra Stati Uniti e Germania, a Wimbledon, con le svastiche a incorniciare il campo e l’americano Bill Tilden coach in incognito dei tedeschi. Per Von Cramm, che è stato anche sposato con una donna con un quarto di sangue ebraico, giocare è questione di vita o di morte. Perderà quella partita e l’anno dopo dovrà saltare Wimbledon perché arrestato e processato.

Il primo Slam

Nel 1938, Budge pianifica la grande impresa con cura, infatti gioca solo 10 tornei in un anno. Perde la voce in Australia, ma non certo il tennis. Al Memorial Drive di Adelaide, piega in finale l’australiano Bromwich che vincerà il torneo l’anno dopo.

In una Parigi sempre più grigia e vicina alla guerra, si gioca un Roland Garros in tono minore. Budge, che ha vinto Wimbledon e Us Championships nel 1937, sconfigge anche la dissenteria e completa il “Donald Slam” piegando il ceco Roderick Menzel in finale: 6-3 6-4 6-2 in 50 minuti.

In Inghilterra, trionfa anche al Queen’s prima di tornare a Wimbledon, dove nel 1935, proprio contro Von Cramm, sensibilissimo a certe sottigliezze formali, ha rotto l’etichetta: saluta l’ingresso della regina non con l’inchino d’ordinanza, ma si limita a agitare il braccio. E ne viene ricambiato mentre il Centrale intona “God Save the Queen”. Budge è inarrestabile, perde 40 game in sette partite e trionfa senza perdere un set: in finale domina Bunny Austin 6-1 6-0 6-3.

A Forest Hills, in una New York travolta dal Great New England Hurricane, il più potente uragano che abbia colpito l’isola di Long Island nella storia recente, affronta in finale l’amico Gene Mako, che vince solo un set. A fine partita torneranno ad ascoltare i dischi Tommy Dorsey, ma il proscenio è tutto per Budge, che riceverà da Bill Tilden il miglior ritratto possibile. “Per me è il miglior giocatore 365 giorni l’anno che sia mai vissuto”.