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PANCHO GONZALES FORMIDABILE RIBELLE

Ha iniziato a giocare a tennis per togliersi da guai

di Enzo Anderloni | 25 luglio 2015

Ha iniziato a giocare a tennis per togliersi da guai. Due Slam nel palmares, dominatore tra i “pro”, è stato uno dei più forti tennisti di tutti i tempi a non aver mai vinto Wimbledon. Però la sua maratona con Charlie Pasarell del 1969 sulla “sacra” erba londinese ha portato all’invenzione del tiebreak. Sposò la sorella di Agassi

di Alessandro Mastroluca

Per Jack Kramer, vinceva 50 punti col servizio e 50 col terrore. Per Don Budge, era il più forte giocatore a non aver mai vinto Wimbledon. “Se è in giornata, è anche più forte di me” ammetteva Lew Hoad. Un campione dalla vita avventurosa, un tennista moderno che ha fatto della sua voglia di riscatto e affermazione il suo stile di vita e di gioco. Da Chihuahua ai vertici del tennis, la storia di Ricardo Alonso Gonzalez, detto Pancho Gonzales vive di accelerazioni e rivincite. Ha sempre vissuto per competere, come tutti i grandi campioni. “Non puoi perdere mai rispetto per chi compete con ferocia” spiegava. “E non potrai mai odiare un uomo che rispetti”.

Con un padre addetto agli arredi di scena di uno studio cinematografico e cinque fratelli, nell’America della Grande Depressione, Pancho cresce forte e ribelle. La mamma gli compra una racchetta per tenerlo fuori dai guai. Passa le sue giornate da Frank Poulain, all’Exposition Park di Los Angeles, dove guarda e imita i migliori. E al negozio di articoli sportivi di Arzy Kunz impara a riparare la racchetta. È un cane sciolto, in campo e nella vita, che viene espulso da scuola e da Perry Jones, che muove il tennis negli Usa ma non sopporta i ribelli. Lo liquida come poco combattivo, ma cambierà idea e diventerà il suo grande sponsor. È già in questi primi anni che sviluppa il motto che segna la sua storia: “C’è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più migliori più ti diverti”.

Due Slam e poi il professionismo

Si arruola in marina nel 1944, e fisicamente esplode. Pancho, che ha americanizzato il cognome in Gonzales, vince gli Us Championships a Forest Hills nel 1948 e nel 1949 e il Roland Garros in doppio (1948) prima di diventare professionista. Accetta l’offerta di Jack Kramer (alla sua sinistra nella foto, il terzo è Lew Hoad), che gli propone 100 mila dollari, ma il primo tour contro il primo dei grandi organizzatori nella storia del tennis, iniziato al Madison Square Garden, è un disastro: perde 96 partite, ne vince solo 27. Allora lascia, rileva il negozio dell’amico Kunz, si dedica al bowling e al golf. Ma non è la sua vita. Torna, e l’effetto è contrario: adesso lo mettono da parte perché troppo forte.

L’era Open

Ha 40 anni quando scatta l’era Open. Non manca al primo torneo aperto a dilettanti e professionisti, a Bournemouth, e a Wimbledon nel 1969, a 41 anni, gioca la partita che definisce la sua carriera. Il 25enne Usa di origini portoricane Charlie Pasarell vince il primo set 24-22, Pancho getta via il secondo 6-1, e forza il referee Mike Gibson a rinviare il match al giorno dopo. Al rientro, però, salva sette match point e rimonta: 16-14 6-3 11-9, 112 giochi totali, 5 ore e 12 minuti di partita, allora la più lunga nella storia dei Championships. Dopo quel match, Jimmy Van Alen riprende una sua vecchia idea, il VASSS, e inventa la “sudden death”, il tiebreak.

Il tennis resta la vita di Pancho. Fonda un tennis ranch, poi dirige il club del Caesars Palace a Las Vegas e sposa la sorella di Andre Agassi, Rita, da cui avrà una figlia. Morirà il 3 luglio 1995 per un cancro alla gola. Morirà mentre si gioca Wimbledon, e forse non è un caso.