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KING ROGER CALA AL SERVIZIO: DIFFICILE RIPETERE LA PERFEZIONE

Passata l’onda emotiva di una delle finali di Slam più attese degli ultimi anni

di Enzo Anderloni | 13 luglio 2015

Passata l’onda emotiva di una delle finali di Slam più attese degli ultimi anni. visto che un po’ tutti speravamo nel lieto fine (senza nulla togliere a Djokovic), ovvero nell’ottavo trionfo di King Roger a Wimbledon, il 18esimo in uno Slam, la sfida vinta dal serbo in quattro set (7-6 6-7 6-4 6-3) offre diversi spunti di riflessione.

Da Londra, Angelo Mancuso - Foto Getty Images

Alla vigilia della finale avevamo ancora negli occhi la prestazione maiuscola di Federer contro Murray in semifinale: una delle migliori di sempre del fuoriclasse svizzero, per sua stessa ammissione. Eravamo rimasti come abbagliati dal tennis del fuoriclasse svizzero. Ma perché aveva giocato così bene concedendo una sola palla break allo scozzese, che pure è uno dei più forti, se non il migliore, ribattitore del circuito? Semplice, perché come aveva fatto per tutto il torneo sull’erba londinese aveva mantenuto delle percentuali al servizio semplicemente mostruose. Contro Murray il 76% di prime al servizio, l’84% di punti vinti con la prima palla e 20 ace in totale. E’ bastato che calasse appena contro Djokovic in finale e non è riuscito a tenere il passo del rivale.

I numeri non mentono: 67% di prime, 74% di punti vinti e 14 ace. Quel che basta a un avversario solido e più resistente come Nole, 28 anni contro i quasi 34 di Roger, per prendere il sopravvento. Non a caso il serbo ha avuto a disposizione 10 palle break e ne ha sfruttate quattro. In tutto il torneo Federer aveva ceduto una solta il turno di servizio nei quarti contro Simon: contro Djokovic lo ha perso quattro volte. Cosa significa? Semplice: a quasi 34 anni giocare due partite con l’intensità tenuta contro Murray diventa molto difficile, se non impossibile.

C’è un dato che gioca contro Federer: Wimbledon è stato il 190esimo Slam da quando il tennis è diventato “open”. Soltanto sei sono stati vinti da giocatori con più di 32 anni: quattro da Ken Rosewall, uno da Andre Agassi e uno da Andres Gimeno.

Federer vincendo sarebbe diventato il più anziano vincitore in un major degli ultimi 40 anni e passa. Oggi i tennisti sono atleti perfetti e lavorano con staff di professionisti: si gestiscono meglio e le carriere si sono allungate. Tuttavia se si vanno ad analizzare le finali di Slam vinte dallo svizzero ci accorgiamo che l’ultima volta che ha battuto in tre set uno dei suoi due rivali storici, ovvero Nadal e Djokovic, risale addirittura al 2007: agli US Open superò il serbo (76 76 64). Sono trascorsi quasi otto anni e qualcosa vorrà pur dire.

La buona notizia per i fan di Federer è arrivata durante la premiazione, quando il tennista di Basilea ha rassicurato tutti sul suo futuro: “Mi diverto ancora a giocare, ho tanta voglia di vincere e il mio obiettivo è raggiungere di nuovo la finale a Wimbledon nel 2016”. E’ evidente, tuttavia, che le percentuali di vedere King Roger trionfare in un torneo dello Slam si fanno sempre più basse col passare degli anni (l’ultimo successo lo ha centrato a Wimbledon 2012). Anche se, è bene sottolinearlo, ciò non toglie nulla alla grandezza di un campione inimitabile, che già siede di diritto al tavolo degli immortali.