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SERENA E IL GRANDE SLAM: CINQUE BUONI MOTIVI PER FARCELA

L'ennesima impresa della più giovane delle Williams la lancia, a quasi 34 anni, l'ultimo grande traguardo sportivo che le manca

di Enzo Anderloni | 12 luglio 2015

L'ennesima impresa della più giovane delle Williams la lancia, a quasi 34 anni, l'ultimo grande traguardo sportivo che le manca. E che solo tre giocatrici nella storia hanno raggiunto

Da Londra, Angelo Mancuso – Foto Getty Images

“Adoro dare torto a chi mi dubita di me, è la storia della mia vita. Ho sempre dovuto farlo. Quando cominciai a giocare tutti parlavano di Venus, io ero solo la sorella piccola…”. Queste frasi riassumono alla perfezione Serena Williams, la giocatrice di tennis più forte degli ultimi 20 anni. I discorsi sulla migliore di sempre lasciano il tempo che trovano e rischiano di essere puro esercizio dialettico.

Il primo titolo dello Slam lo ha vinto nel 1999 agli US Open, l’ultimo in ordine di tempo, il 21esimo, a Wimbledon nell’edizione appena conclusa. Di anni ne sono trascorsi quasi 16 e Serena, che festeggerà il 34esimo compleanno il prossimo 26 settembre, continua a dettar legge. Ha visto passare generazioni di tenniste, dalla Hingis alla Henin, dalla Sharapova alla Azarenka, dalla Kvitova alla Muguruza.

Inutile stare qui a elencare numeri e record della statunitense: la lista è interminabile. Lo abbiamo fatto e rifatto mille volte. Il cerchio potrebbe chiudersi proprio a casa sua, a New York, dove la sua epopea è cominciata. La strada che porta al Grande Slam, impresa centrata tra le donne solo da Maureen Connolly (1953). Margareth Smith Court (1970) e Steffi Graf (1988), è più viva che mai. A Serena mancano gli US Open: 7 partite, 7 vittorie che potrebbe regalarle un posto di primo piano non solo nel tennis, ma nello sport in generale.

Con la vittoria sull’erba londinese ha chiuso quello che i puristi indicano come Mini Slam e che lei ha chiamato scherzosamente “Serena Slam”: il poker nei quattro principali tornei in due stagioni. La serie è cominciata agli US Open 2014. Lo aveva già fatto tra il 2002 e il 2003 (da Parigi a Melbourne, si fermò in semifinale al Roland Garros battuta dalla Henin). Meglio di lei la Navratilova con 6 di fila: degli 8 Slam tra il 1983 e il 1984 fallì il primo (Roland Garros) e l’ultimo (Australian Open che allora si giocavano a fine anno). Per Martina il Grande Slam è rimasto un sogno, ma Philippe Chatrier, all’epoca presidente della federazione francese, quando a Parigi la tennista di Praga completò il Mini Slam, le regalò un assegno di un milione di dollari.

L’impressione è che mai negli ultimi 25 anni e passa una tennista è stata così vicina al Grande Slam. Ci sono almeno cinque motivi per cui Serena può farcela.

1. A Flushing Meadows vanta sei titoli e trionfa puntualmente da tre edizioni. Fate due conti e tirate le conclusioni…

2. Delle 25 finali di Slam giocate ne ha perse appena 4. Sono riuscite a batterla solo la sorella Venus (US Open 2001 e Wimbledon 2008), la Sharapova (Wimbledon 2004) e la Stosur (US Open 2011). Quella a New York contro l’australiana è l’ultima finale persa. Da allora vinto 8 finali di fila e il 92% dei match vinti.

3. L’ultima a riuscirci, la Graf, aveva solo 19 anni. In quel magico 1988 la tedesca centrò addirittura il Golden Grande Slam conquistando anche la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Seul. Qualche giorno fa, in un’intervista alla Bbc, ha sottolineato di ricordare gli US Open come un incubo: chiunque le parlava del Grande Slam. Serena con i suoi quasi 34 anni è la più anziana ad aver conquistato un major nell’era open e dall’alto della sua esperienza saprà esorcizzare l’inevitabile pressione che ci sarà a fine agosto a New York tutte le volte che scenderà in campo. Già dopo la finale di Wimbledon, da consumate attrice qual è, ci scherzava su: “Se sto pensando al Grande Slam? Ho cominciato a farlo dopo la premiazione sul Centre Court …”.

4. Non si vede all’orizzonte e nell’immediato una rivale all’altezza della campionessa americana. Ogni tanto rischia, soprattutto nei primi turni (è stata a due punti dall’eliminazione al terzo contro la britannica Watson), ma poi alla fine la spunta sempre. Vince anche se, come a Parigi un mese fa, non è al top della condizione (aveva addirittura la febbre). Le avversarie non subiscono solo la sua straripante fisicità, il suo servizio devastante, ma anche la sua fortissima personalità. In due parole entrano in campo già battute.

5. Non può permettersi il lusso di fallire. Neppure lei è eterna e le rivali, a cominciare dalla giovane Muguruza, che ha cilindrata e muscoli per opporsi alla potenza di Serena, sono destinate a crescere, mentre per forza di cose lei dovrà calare. L’inerzia è dalla parte delle sue avversarie, senza dimenticare Kvitova e Azarenka. Appuntamento a New York.