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FEDERER E MURRAY, UN TENNIS “RIDICOLOUS”

Succede molto di rado che due grandi campioni si affrontino in un match di cartello e siano entrambi all’apice della condizione, decisi a superasi fino all’ultimo punto

di Enzo Anderloni | 11 luglio 2015

Succede molto di rado che due grandi campioni si affrontino in un match di cartello e siano entrambi all’apice della condizione, decisi a superasi fino all’ultimo punto. Quando accade si accende una magia che rende questi momenti indimenticabili.

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

"Qualsiasi cosa stiate facendo, fermatevi e guardate che tennis assurdo (ridicolous n.d.r) stanno giocando Federer e Murray sul Centre court”. Questo appello lanciato dai social media manager di Wimbledon è comparso su tutti gli smartphone collegati mentre Roger Federer e Andy Murray superavano la barriera del plausibile nel decimo gioco del secondo set, durato venti punti e più di 10 minuti e rimpinzato dai due di giocate superbe.

L’aggettivo “ridicolous” esprimeva in questo caso perfettamente l’emozione del momento, nel suo potersi tradurre sia come “assurdo”, sia come “ridicolo”. Il rincorrersi di Roger e Andy in prove di bravura strappava sorrisi di incredulità. Al di là delle cifre, dei 56 vincenti e soli 11 errori di Federer, dei sui 20 ace contro i 12 di Murray, della decima finale raggiunta a Wimbledon, dell’essere a 33 anni e 338 giorni il più anziano finalista dai tempi di Ken Rosewall quasi 40 anni nel 1974), quello che è importante resti scritto di questa partita sul Centre Court di Wimbledon è la magia che raramente si crea sul campo da tennis. E lascia il segno nella storia, perché lascia dentro di te, che hai assistito al prodigio, un‘emozione che non scordi.

E succede quando due grandi campioni si incrociano, su un campo importante, e sono entrambi in una condizione psicofisica ideale. Dunque nessuno è disposto a cedere ed entrambi tirano fuori, fino all’ultimo punto, i migliori pezzi di bravura.

In questi giorni si è ricordato il tie break che McEnroe vinse 18-16 nel quarto set della finale del 1980 contro Bjorn Borg (che poi si aggiudicò l’incotro 8-6 al quinto). Ecco il game del 5-5 nel secondo set, vinto da Andy Murray (che poi avrebbe perso partita e incontro) annullando 5 palle break, che erano altrettanti set point, è stato un altro raro esempio di "acme tennistica". Un momento di splendore abbagliante. Nel passato potremmo risalire a certi tie-break al Masters tra Boris Becker e Ivan Lendl. Confronti nei quali nessuno era disposto a piegare il capo, ad accettare la superiorità dell’altro fino all’ultimo punto e lo dimostrava non tanto e non solo facendo la faccia feroce, ma inventando ad ogni occasione un nuovo colpo incredibile che faceva salire l’emozione e lo sbigottimento di chi guardava.

Sempre i social di Wimbledon a un certo punto hanno parlato di “mascelle che cascavano in tribuna”, gente allibita di fronte a certi scambi. Difficile ricordare un Roger Federer così efficace al servizio (contro un ribattitore straordinario come Murray) ,così propenso a prendere la rete e votato a rischiare vincenti quando l’avversario serviva la seconda palla. Sempre aggressivo, deciso a comandare, in grado di volare da un angolo all’altro del campo (quando lo scozzese spingeva) per giocare sempre vicino alla riga, spingendo a sua volta e rubando il tempo.

Chiunque avrebbe alzato bandiera bianca dopo il primo set, contro un Federer così. Di solito gli avversari si mettono a ridere rassegnati, quando tutto gli riesce. E si fanno da parte. A Murray non è mai passato per la testa. Ha servito ace anche con la seconda palla, disegnato punti coi passanti anche quando aveva a disposizione finestrelle di spazio sopra la rete poco più grandi della palla stessa. E recuperato smorzate da maratoneta/centometrista. Fino all’ultimo punto. Da grande campione.

Non è bastato per ribaltare il match ma è stato determinante perché si creasse uno di quei momenti in cui i sogni dello spettatore-appassionato si materializzano. Si comprano biglietti per assistere ai grandi tornei sperando un giorno di assistere a momenti così: l’apparizione del capolavoro, la performance irripetibile del grande artista. Ebbene il 7-5 7-5 6-4 di ieri di Roger Federer a Andy Murray, e in particolare il decimo game del secondo set, è un pezzo di questo valore. Chi c’era o chi l’ha visto in tv ha in tasca un nuovo parametro tra ciò che è vera bellezza tennistica e quella che invece è solo un’imitazione.