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NEW BALLS, PLEASE! FANNO 11.000 KM LE PALLE DEL TORNEO

Arrivano da molto lontano, dalle Filippine, le oltre 50000 palle da tennis utilizzate per i Championships di Wimbledon

di Enzo Anderloni | 10 luglio 2015

Arrivano da molto lontano, dalle Filippine, le oltre 50.000 palle da tennis utilizzate per i Championships di Wimbledon. Una lavorazione complessa per un oggetto all’apparenza semplice cha viene conservato con cura e continua a vivere anche dopo il torneo

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

Nei momenti di pausa tra un match e l’altro Wimbledon approfitta per fornire attraverso il suo sito e le apps tutta una serie di informazioni sugli aspetti tecnici della gara che a volte hanno davvero dello stupefacente. Per esempio la complessità che c’è dietro la produzione di ciascuna delle 54.250 palle Slazenger che vengono utilizzate nelle due settimane. Il primo dato pare una semplice curiosità ma ha un discreto impatto ambientale: quelle palline, in tubi da tre, in scatoloni da 24 tubi pecorrono più di 10.000 chilometri (6.600 miglia) per arrivare dal luogo di produzione (la fabbrica Slazenger di Bataan nelle Filippine) alla destinazione finale Church Road, Londra, SW19. Altro che chilometro zero….

Le misure sono quelle usuali contenute nei parametri dell’ITF (peso tra i 56 e i 59,4 grammi; diametro tra i 6,54 e i 6,86 cm, rimbalzo tra i 135 e i 147 cm se lasciata cadere su superficie dura da 254 cm ). Di particolare c’è il trattamento Hydroguard, idrorepellente, che offre una resistenza all’umidità superiore del 70% rispetto alla palle normali e il feltro Ultra Vis, 17% più brillante (quindi visibile) delle altre palline sul mercato.

Fa un certo effetto prendere coscienza che per ogni singola palla è utilizzato un insieme di materiali provenienti da 11 paesi diversi, in 4 continenti: argilla dalla Carolina del Sud (Usa), silice dalla Grecia, carbonato di magnesio dal Giappone, ossido di zinco dalla Tailandia, zolfo dalla Corea del Sud, gomma naturale dalla Malesia, naftalene petrolio dalla Cina, colla dalle Filippine e lana dalla Nuova Zelanda (tessuta in feltro nel Gloucestershire, Inghilterra).

Il tutto per entrare in gioco e rimanerci solo 9 games (7 se si tratta dell’inizio match, perché si considera l’usura del riscaldamento).

A Wimbledon gli scatoloni di palle vengono conservati in un magazzino che si trova sotto le tribune del Centre Court, rigorosamente alla temperatura di 68 gradi Farenheit (20 gradi centigradi). Il responsabile, Brian Mardling ogni mattina alle 10.30 fa partire i carrelli per i campi di allenamento e per i match. Per ognuno dei campi laterali parte una prima fornitura di 22 tubi; 24 per i principali campi tribuna. Sul campo i tubi vengono conservati in un contenitore metallico. I primi due tubi vengono aperti dall’arbitro di sedia. In gioco ci sono sempre solo 6 palle. Quando avviene la sostituzione, quelle usate vengono raccolte in una sacca sotto il seggiolone dell’arbitro. Il giorno dopo verranno vendute al chiosco delle palle usate, nei pressi del campo 14, a 3 sterline al tubo (5 sterline due tubi).

Piccoli oggetti di culto: chi lo compra, può immaginare, senza tema di smentita, che le abbia maneggiate Federer o Serena Williams. Comunque almeno due dei protagonisti del torneo. Il ricavato va alla Federazione tennis inglese per il programma di sviluppo del tennis nelle scuole. E così la vita della palla dei Championships di Wimbledon, cominciata a 10.600 chilometri di distanza, continua.

Le scarpe con le suole puntinate

Mentre le scarpe da rosso hanno il battistrada a spina di pesce, le scarpe con suola mista o da terreni sintetici hanno trame varie e quasi sempre punti pivot più evidenziati.

Per giocare sull'erba vera giocatori e giocatrici hanno a disposizione modelli ancora più specifici (nell'immaginer le calzature Under Armour di Andy Murray): scarpe più basse per avere maggiore aderenza (contando anche su campi scivolosi), suola più piatta e tomaia flessibile per agevolare e assecondare i movimenti del piede più netti e bruschi. In realtà la differenza più marcata la segna anche qui la suola che prevede una sorta di micro-tacchettatura diffusa e regolare in gomma anti scivolo (in alcuni casi simile a quella delle scarpe da calcetto, in altri con puntini molto piccoli, quasi come il rivestimento di una racchetta da ping pong). (m.s.)