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SERENA TROPPO SOLA AL COMANDO: AVVERSARIE DI PESO CERCANSI

Dovesse vincere i Championships la Williams si troverebbe prima nella classifica Wta con più del doppio dei punti della seconda

di Enzo Anderloni | 08 luglio 2015

Dovesse vincere i Championships la Williams si troverebbe prima nella classifica Wta con più del doppio dei punti della seconda. Un divario senza precedenti. Per accendere la conpetizioen al vertice servono avversarie di qualità ma anche dotate di una struttura fisica in grado di competere con Serenona

Da Londra, Angelo Mancuso – Foto Getty Images

La strada che porta al Grande Slam, impresa centrata in passato tra le donne solo Maureen Connolly (1953), Margaret Smith Court (1970) e Steffi Graf (1988), è ancora lunga. A Serena Williams mancano nove incontri: due a Wimbledon, dove è in semifinale, e eventualmente altri sette ai prossimi US Open. Al di là di questo dato, ciò che fa più sensazione è il vantaggio che la Williams avrebbe da lunedì prossimo in caso di trionfo (il sesto a Wimbledon, il 21esimo in un major) nel ranking Wta; più del doppio dei punti dell’inseguitrice più diretta, Maria Sharapova. Un divario enorme, come mai è accaduto nella storia del tennis femminile.

Troppo forte Serena, nonostante veleggi verso i 34 anni (li compirà a settembre), o assenza di rivali credibili? Proprio la Sharapova (si sfideranno giovedì in semifinale) non batte Serena dal lontano 2004: la sconfisse prima in finale proprio a Wimbledon e poi a fine stagione a Los Angeles nel Masters. Da allora si sono affrontare 16 volte e ha sempre vinto l’americana.

Certo è che un dominio così netto non fa bene al tennis femminile, alla disperata ricerca di volti nuovi. Soprattutto di avversarie che possano incrinare la “dittatura” della statunitense. L’ultimo Roland Garros in questo senso deve far riflettere: Serena ha vinto pur giocando in condizioni fisiche precarie, alle prese con una forma influenzale che l’ha perseguitata per l’intero torneo parigino. E anche a Londra non è che sia apparsa in condizioni fisiche particolarmente brillanti. Contro la britannica Watson al terzo turno è stata a due punti dall’eliminazione. Nei quarti neppure la Azarenka (nella foto), una delle poche che può duellare per potenza con la statunitense (infatti è tra le poche che non la teme e non la subisce fisicamente e mentalmente, tanto da averla battuta tre volte) ha potuto fare più di tanto: un bel primo set, poi nel secondo e terzo gli ace di Serena (ben 17) l’hanno ribaltata.

Ecco allora la necessità di qualche emergente che possa quanto meno incrinare le sicurezze della campionessa americana. Chi potrebbe essere? Sicuramente non la rumena Simona Halep, troppo minuta per opporsi alla fisicità straripante di Serena e che, anche se ha solo 23 anni, sembra aver già raggiunto il top delle sue potenzialità. Stesso discorso per la polacca Agnieszka Radwanska, tornata a buoni livelli dopo un periodo buio: tatticamente perfetta, ma troppo leggerina. Troppo discontinua, invece, e spesso condizionata da problemi fisici la più talentuosa del gruppo, Petra Kvitova.

Una luce di speranza l’hanno regalata proprio due delle protagoniste più brillanti di questa edizione dei Championships. Garbine Muguruza (nella foto) a 21 anni è uno dei nomi nuovi del circuito: è nata a Guatire, non distante da Caracas, in Venezuela, e si è trasferita a Barcellona quando aveva sei anni. Per bel po’ ha sfogliato la margherita tra la nazionalità di papà Josè Antonio, basco purosangue, e mamma Scarlett, venezuelana. Ha scelto la Spagna e sono cominciati i paragoni scomodi con Arantxa Sanchez Vicario e Conchita Martinez, unica iberica a trionfare nel 1994 a Wimbledon. E’ la prima semifinalista spagnola dal 1997 (l’ultima era stata Arantxa) e ha la fisicità necessaria per potere reggere l’impatto con un peso massimo come Serena.

Lo stesso dicasi per la 23enne newyorkese Coco Vandeweghe (nella foto), ancora acerba (infatti ha perso con la Sharapova ma solo dopo averla fatta soffrire). Anche lei di muscoli ne ha un bel po’: non a caso da ragazzina impazziva per il wrestling. E’ cresciuta in una famiglia di sportivi: nonno Ernie ha giocato nell’NBA con i New York Knicks, la mamma Tauna ha partecipalo alle Olimpiadi prima in due discipline, prima nuoto e poi pallavolo. E’ un’atleta nata, anche se sembrava l’ennesima promessa mancata del tennis a stelle e strisce. Una potenziale top ten smarritasi non si sa perché. Invece prima del Roland Garros si è affidata a un coach di grande esperienza come Craig Kardon, che ha allenato tenniste come Navratilova, Capriati, Davenport e Ivanovic. Una scelta che potrebbe rivelarsi vincente. Perché per battere Serena, oltre che il talento, servono i muscoli. Tanti muscoli.