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RAFA, È TRISTE VEDERE UN NADAL COSÌ

Non sono tanto le sconfitte a sconcertare , ma il modo

di Enzo Anderloni | 03 luglio 2015

Non sono tanto le sconfitte a sconcertare , ma il modo. Con il suo tipo di gico lo spagnolo o riesce a recuperare un livello adeguato alla sua aura di campione o rischia di rovinare tutto

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

Borg smise a 26 anni. Justine Henin da n.1 del mondo. Vedere Rafael Nadal letteralmente sballottato nel campo, sul Centre Court di Wimbledon, dal n. 102 del mondo colpisce ma mette anche malinconia.

Sia chiaro, Dustin Brown, rasta giamaicano con la tessera della federazione tedesca, è un talento puro, inventore di tennis dal fisico incredibile cui manca solo la mentalità per essere tra i primissimi. Del resto se uno sceglie di giocarsela nel tennis professionistico con quella zavorra di capelli addosso ha probabilmente altre priorità nella vita che provare a inseguire Djokovic.

E sia chiaro anche che nessun modo di giocare può dare più fastidio a Nadal di quello di un avversario che non prevede un solo scambio da fondo, alternando morbide palle cortissime a traccianti (di servizio o di rimbalzo) a 200 km orari.

Resta il fatto che il Nadal da 14 Slam ti faceva assistere ai match con la domanda: quando sbaglierà una palla? Come fare a chiudergli il punto, visto che arriva dappertutto? Ora la sua palla non pesa, il passante è più fuori che dentro. E nei momenti importanti, quando gli altri tremavamo e lui non sbagliava mai, è il primo a sciogliere ( ieri si è fatto brekkare con due doppi falli).

La domanda spontanea oggi è quindi di ben altro tenore purtroppo: siamo sicuri che sia un bene per lui accettare di scendere ancora in campo affrontando una simile parabola discendente? Non gli converrebbe pensare a un’elegante exit strategy?

Rafa è uno straordinario campione, il più grande di sempre sulla terra battuta ma ha uno stile di gioco che, se lui fisicamente e mentalmente non è in grado di supportare al massimo livello, diventa una via crucis , per lui da esprimere in campo, per i suoi tifosi da guardare dalle tribune. Se la palla non è pesante e profonda, se gli avversari comandano il gioco e lui diventa falloso, se quando il gioco si fa duro lui va in ansia, forse è meglio pensare a una bella festa di ringraziamento e lasciare un bel ricordo.

Se uno è stato un supereroe, è meglio salutare da supereroe stanco, che lasciare negli occhi il ricordo di un giocatore normale che non fa più paura a nessuno.

Un conto sarebbe se Nadal fosse un campione brillantone, alla Sampras, alla McEnroe. Gente che anche nelle stagioni più avanzate era in grado , nella singola partita, di esporre meraviglie e cogliere grandi risultati sporadici. Continuare avrebbe comunque un senso. Verrebbe percepito come un fenomeno che non riesce più ad avere continuità nel suo essere straordinario. Ma diventare di colpo ordinario non si addice a un campione così.

Rafa, o sei sicuro di poter ritrovare interamente la tua mitica forza (muscolare e interiore) o, in tutta franchezza, chi te lo fa fare?