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LE TESTE DI SERIE A LONDRA LE SCELGONO COSÌ

Wimbledon non segue il ranking per stilare il suo seeding maschile

di Enzo Anderloni | 25 giugno 2015

Wimbledon non segue il ranking per stilare il suo seeding maschile. Usa un metodo matematico che prende in considerazione solo i Top 32 e che dà precedenza ai più recenti risultati ottenuti sull'erba

di Alessandro Nizegorodcew - Foto Getty Images

Wimbledon è alle porte, Londra è pronta ad accogliere i più forti giocatori del pianeta nel tempio del tennis. L’erba è la superficie su cui giunge, solitamente, il maggior numero di sorprese, poiché i valori del ranking vengono stravolti dalle caratteristiche tecniche più o meno adatte ai prati. Il sorteggio, all’All England Club, risulta quindi decisivo. E ancor più importante è riuscire ad accaparrarsi una delle 32 teste di serie, così da evitare i top players nei primi due turni. Si è spesso sentito dire che a Wimbledon il seeding viene deciso arbitrariamente dall’organizzazione del torneo, ma tutto ciò è vero solamente in parte. L’assegnazione delle teste di serie per il tabellone maschile (nel femminile si segue la classifica) viene stabilita da un mero calcolo matematico, che va a premiare chi meglio si è comportato sui prati nel recente passato.

La scalata nel seeding

Le teste di serie del tabellone maschile di Wimbledon possono dunque variare rispetto al ranking, ma è bene sottolineare come vengono presi in considerazione solamente i primi 32 della classifica Atp il lunedì precedente all’inizio dell’evento. Come funziona? All’attuale ranking vanno aggiunti i punti conquistati sull’erba negli ultimi 12 mesi. Che quindi, essendo già conteggiati nel ranking, assumono valore doppio, oltre al 75% dei punti relativi al miglior punteggio ottenuto sempre su erba nei 12 mesi ancora precedenti. Questo il motivo per cui lo scorso anno Nadal, da numero 1 del mondo, fu retrocesso alla testa di serie n.2, mentre fu Djokovic a guidare il seeding. Jerzy Janowicz, semifinalista l’anno precedente a Londra, ottenne la testa di serie n.15 nonostante fosse n.24 al mondo. E così Seppi, che scalò 6 posizioni nel seeding fino al n.25. E se venissero presi in considerazione anche i giocatori fuori dai primi 32 del ranking? Grazie allo studio del giornalista Luca Brancher, esperto di numeri, scopriamo che nel 2014 avrebbero potuto usufruire di una testa di serie anche Mahut, Dodig, Simon e Florian Mayer, fortissimi su erba ma non compresi tra i primi 32 del mondo. Mahut, specialista dei prati, grazie ai risultati ottenuti si sarebbe garantito addirittura il n.25.

E se gli altri Slam…

Sempre grazie al lavoro statistico di Luca Brancher scopriamo che, se Parigi avesse optato per il medesimo metodo (e ne avrebbe la possibilità), quest’anno al Roland Garros Rafael Nadal avrebbe usufruito della terza testa di seria (anziché la sesta) e David Ferrer della quinta (anziché la settima). Fabio Fognini, per venire ai colori azzurri, sarebbe stato il n.20 del seeding con un +8 rispetto al ranking reale. A Melbourne e New York, invece, gli equilibri non cambierebbero di molto, perché oltre il 70% dei punti Atp viene assegnato sul cemento e vi sarebbero, dati alla mano, pochi spostamenti nel seeding.

Non solo Wimbledon: tutti gli Slam potrebbe usare un altro metodo

Il fatto di poter stabilire le teste di serie, senza seguire pedissequamente il ranking, non è un unicum concesso soltanto a Wimbledon. Ogni torneo del Grande Slam, potenzialmente, potrebbe usufruire di questa possibilità, proprio come recita il «Rulebook», il libro delle regole. Ma solamente Londra sfrutta questa chance. Il sistema delle teste di serie serve per consentire ai giocatori più forti, e dunque più in alto in classifica, di incontrarsi solamente nelle fasi finali di una manifestazione. In questo modo il n.1 e n.2 di un evento possono sfidarsi solamente nell’ultimo atto del torneo.