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ALTRO CHE FORTUNA… SEPPI È ANCORA IN CREDITO

L’azzurro che con la finale raggiunta ad Halle è tornato n

di Enzo Anderloni | 24 giugno 2015

L’azzurro che con la finale raggiunta ad Halle è tornato n.1 d’Italia ( e n. 27 del mondo) non è mai stato fortunato nei sorteggi. I due infortuni di Monfils e Nishikori che lo hanno portato alla sfida con Federer non fanno che cominciare a riequilibrare il credito con la sorte

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

C’è un buon motivo per rimanere composti quando la palla sbatte sul nastro e ricade dalla nostra parte. O quella dell’avversario lo tocca e finisce molle nella nostra metà campo. Se si è tennisti e a un set se ne fa seguire un altro, a una partita un’altra, a un torneo il successivo, si sa che quando tireremo le somme, il conto sarà più o meno alla pari. Se non smetteremo di giocarcela, se saremo sempre pronti a cogliere l’occasione.

Ho sempre pensato che Andreas Seppi fosse uno dei giocatori più sfortunati nei sorteggi di tutto il circuito. Se si vanno a ripercorrere le sue 13 annate da professionista si troveranno spesso ai primi turni i grandi campioni di questa epoca. Oppure sempre lo stesso (ostico) avversario in tornei successivi (nel 2012 incontrò l’uzbeko Denis Istomin, contro cui finiva quasi sempre al quinto set, in tre Slam su 4).

Chi lo ha seguito da vicino e con la passione che ha meritato il più forte giocatore italiano dopo il 2000, ricorderà momenti in cui aveva raggiunto il grado di forma per cui poteva perdere solo con i 5 o 6 giocatori più forti del mondo. Con gli altri se la giocava alla pari. Ebbene in quei periodi c’èra sempre pronto un Federer (non è un caso che ci abbia giocato 13 volte in carriera, una cifra da Top 10) al secondo turno anche in quei tornei Atp, 250 o 500 dove non tutti i migliori erano presenti. E Andreas avrebbe potuto arrivare tranquillamente in semifinale o in finale. Anche perché, di solito, non perdeva con chi gli stava dietro in classifica.

Così vederlo in finale per la prima volta in un Atp 500 è stata una grande soddisfazione. E il fatto che ci sia arrivato attraverso un quarto di finale in cui Gael Monfils si è infortunato inseguendo una palla e una semifinale alla quale Kei Nishkori è arrivato zoppicando, nulla toglie. Semplicemente riequilibria e insegna qualcosa sul tennis e la sua natura.

Se lo affronti e vuoi scalare la montagna, devi stare lì. Devi tenere duro. Devi saper aspettare. Devi lasciare che i Karlovic scarichino i loro ace, che gli infortuni passino, che le manine dei sorteggi non siano perfide, che i tuoi demoni interiori trovino pace. E quando tutto si combina e ti lascia salire un gradino, ti devi fare trovare pronto.

Andreas, pur reduce da un infortunio all’anca molto fastidioso, c’è riuscito anche questa volta e sul prestigioso palcoscenico del Gerry Weber Stadion, 12.300 spettatori, ha giocato una bellissima partita, alla pari, contro il più grande tennista di sempre (che peraltro aveva battuto quest’anno agli Open d’Australia), 8 volte vincitore sull’erba tedesca. Se oggi è di nuovo il primo italiano in classifica, n.27 del mondo, la fortuna non c’entra. Il tennis, per fortuna, è pura meritocrazia.

Questo articolo è tratto da SuperTennis Magazine – n.22 2015 – 24 giugno

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