-
Archivio News

IO, PAPÀ DI CAMILA, IL BIELSA DEL TENNIS

Veterano argentino delle Falkland, Sergio Giorgi ha molto in comune con il grande allenatore calcistico cui si ispira

di Enzo Anderloni | 19 giugno 2015

Veterano argentino delle Falkland, Sergio Giorgi ha molto in comune con il grande allenatore calcistico cui si ispira. Identica la filosofia: “attaccare, sempre”

di Alessandro Nizegorodcew – Foto Getty Images

Sergio Giorgi non è certamente un padre-allenatore qualsiasi. Personalità forte, sempre fuori dagli schemi, da molti elogiato e da tanti aspramente criticato. Il papà di Camila ha cresciuto la figlia con un obiettivo preciso e dichiarato: vincere uno Slam ed entrare nel gotha del tennis. Chioma inconfondibile, schietto e mai banale, ha vissuto momenti molto difficili che da una parte ne hanno segnato nel profondo la personalità, ma dall’altra non sono riusciti a cancellare dal volto quel sorriso sincero, sognante, di chi vuole sempre il massimo per la propria famiglia.

Dalla ginnastica al tennis

Argentino di Buenos Aires, veterano della guerra della Falkland/Malvinas, Sergio Giorgi ha sempre educato i suoi figli con grande disciplina. Il primo sport della piccolissima Camila è la ginnastica artistica, che pratica con successo dai 3 ai 5anni. Arriva anche la chiamata della nazionale, ma “Cami” vuole praticare un altro sport e, con occhi sognanti, chiede a Sergio di per praticare la disciplina dei suoi fratelli, quella con la racchetta e quelle belle palline gialle. Passano i mesi e la piccola Giorgi decide: vuole fare la tennista. Sergio la porta sotto un pallone pressostatico, quel giorno a Macerata fa freddissimo, e la massacra letteralmente di esercizi per gli addominali. “Vuoi diventare una professionista? Questo è il lavoro che devi fare. Sei sicura di volerlo fare?” – eslcama papà Giorgi. Nonostante le lacrime di Camila, e l’ira di mamma Claudia (“che mi voleva uccidere” – racconta Sergio), quel pomeriggio cambierà le sorti del tennis italiano.

Una difficile ripartenza e il ruolo di mamma Claudia

Nel 2011 un grave episodio scuote la famiglia Giorgi: Antonella, sorella maggiore di Camila, muore a Parigi in un incidente stradale all’età di 23 anni. Quando lo racconta, Sergio cerca di rimanere impassibile, ma il viso è intriso di dolore, quel dolore che solo un genitore che perde un figlio può provare. Camila pensa di smettere, ma pian piano ritrova motivazioni che parevano nascoste e riparte. E Sergio è sempre lì, molto meno autoritario di quanto non lo si dipinga, molto più umano di quel che possa apparire. Ruolo fondamentale assume anche mamma Claudia, ex professoressa di Storia dell’Arte Contemporanea che, anche a detta di Sergio “è il vero collante della famiglia”.

Le “Giorgi-Teorie” e la fonte di ispirazione

Sergio è un parafulmine per Camila, attira su di sé l’attenzione mediatica, soprattutto nei momenti importanti come Slam o incontri di Fed Cup. La legalizzazione del doping, l’inutilità della Fed Cup, sono solamente alcuni degli argomenti trattati da Sergio con i vari media italiani e stranieri. La realtà è che tutto ciò serve a proteggere Camila. Su una questione però papà Giorgi è molto serio e convinto. Se gli si chiede a che allenatore si ispiri risponde spiazzando tutti: Marcelo Bi
elsa. La filosofia tennistica di Sergio è identica a quella di “El Loco”, in una parola: attaccare, sempre. Così Bielsa è stato recentemente descritto: “burbero e sfuggente, posseduto dalla sua propria mente, pazzo, sicuro della sua verità, innovativo, una personalità attraente perché incorruttibile”. E ogni singola sillaba potrebbe essere associata anche a Sergio, senza possibilità di smentita.

“Loco” ma vincente, è il Maestro Bielsa

Lo chiamano El Loco, il pazzo. Marcelo Bielsa è uno dei maestri del calcio sudamericano, con estimatori in tutto il mondo. L’ex difensore argentino è attualmente alla guida del Marsiglia, in Francia, e si è sempre distinto per il suo approccio metodico alle partite. Oltre agli ottimi risultati raggiunti, è noto anche per il suo carattere eccentrico e le stranezze comportamentali. Ma resta uno dei migliori allenatori del mondo.