-
Archivio News

DUSTIN BROWN, IL RASTA FUNAMBOLO FAI-DA-TE

E’ cresciuto in Giamaica, dove non ci sono maestri o sparring partner

di Enzo Anderloni | 03 luglio 2015

E’ cresciuto in Giamaica, dove non ci sono maestri o sparring partner. Così il suo tennis è diventato un mix di tecnica e follia pura. Poi la vita in camper, i viaggi lungo il circuito Atp e la lezione a Nadal

di Alessandrio Nizegorodcew – Foto Getty Images

Dodici mesi fa aveva sorpreso il mondo del tennis dominando il numero 1 del mondo Rafael Nadal sull’erba di Halle, durante gli Internazionali BNL d’Italia 2015 ne avete conosciuto il (finto) nonno magistralmente interpretato da Gene Gnocchi. Ma qual è la storia di Dustin Brown, il talentuoso e folle giocatore tedesco-giamaicano? Come è riuscito a raggiungere il gotha del tennis?

Da Celle a Montego Bay

Dustin Brown nasce l’8 dicembre 1984 a Celle, una piccola cittadina della Bassa Sassonia, da padre giamaicano e mamma tedesca. Inizia a giocare a tennis a 5 anni in Germania, ma quando ne ha 12 la famiglia si trasferisce in Giamaica, dove il sogno della racchetta si complica. Il paesino dove vive è in mezzo al nulla e bisogna fare chilometri su chilometri ogni giorno per trovare un campo da tennis.

La prima svolta arriva qualche tempo dopo, quando un nuovo trasloco porta la famiglia Brown a Montego Bay. Il tennis, qui, è molto più semplice da praticare, anche se non esistono coach o sparring partner. “La differenza rispetto all’Europa è abissale - ha raccontato Brown - perché in Giamaica non esistono circoli o maestri per fare lezioni. Io andavo al campo con la mia racchetta e giocavo con chi trovavo lì. Gli sport nazionali sono sempre stati calcio, cricket e atletica leggera, il tennis non se lo è mai filato nessuno”.

La svolta e la vita in camper

Dustin cresce senza un vero allenatore e il suo tennis apparentemente nonsense è un mix tra tecnica autodidatta e follia pura. È il ragazzo più talentuoso del paese, ma serve una scintilla affinché la sua carriera possa iniziare. Il circuito giovanile è positivo e Brown entra agevolmente tra i Top-100 under 18 grazie agli sforzi economici della famiglia. Nel 2002 arriva la svolta che tanto aspettava: Richard Russell, ex davisman giamaicano, organizza nel paese una serie di ben 22 tornei Futures. Nessuna vittoria ma molti piazzamenti e tanti punti.

È il momento di tentare la carta del professionismo e i genitori di Brown decidono di comprare a Dustin un camper, con cui girerà per anni il circuito challenger europeo senza allenatore né preparatore atletico. “Quando arrivavi a un torneo e sentivi musica a tutto volume - racconta l’ex pro’ Marco Crugnola - eri sicuro che Dustin fosse lì con il suo camper”.

Il cambio di nazionalità

I continui litigi con la federazione giamaicana, rea di non sostenere economicamente in alcun modo Dustin, portano Brown a scegliere il passaporto tedesco. L’ingresso nei Top 100 arriva nello stesso periodo, dopo il titolo challenger conquistato a Johannesburg. Il tennis di Dustin è esaltante, votato all’attacco e alla ricerca della rete o del vincente (tirato rigorosamente a tutto braccio).

Oggi Dustin Brown oscilla intorno al numero 100 Atp, alterna match straordinari a prestazioni deludenti all’insegna della totale discontinuità. Ma una cosa è certa: la sua vita è il tennis. Chi lo avrebbe mai detto ripensando a quel ragazzino che, tanti anni fa, camminava per chilometri sulle dissestate strade giamaicane pur di trovare un avversario da sfidare.