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TONDO O SQUADRATO, GEOMETRIA DEL MANICO

Siamo abituati a scegliere la misura dell’impugnatura, ma anche la forma varia, da un azienda all’altra

di Enzo Anderloni | 08 giugno 2015

Siamo abituati a scegliere la misura dell’impugnatura, ma anche la forma varia, da un azienda all’altra. E adesso che stanno diventando di moda le racchette custom, ha senso ragionare anche su questo dettaglio, non secondario

di Mauro Simoncini e Enzo Anderloni

Scegliere una racchetta non è un’operazione banale. Oltre alle specifiche più conosciute ci sono una serie di varianti tra cui scegliere alle quali aggiungere le caratteristiche della corda da far montare. Districarsi non è facile, per niente. Se poi si prendono come riferimento i professionisti, si sa che molti dei giocatori pro non usano esattamente le racchette in commercio nei negozi; al di là delle scelte ognuno poi apporta modifiche personali di ogni genere sui telai; le personalizzazioni più diffuse riguardano peso e bilanciamento, ma in realtà si arriva anche al pattern (schema corde) o ad altri dettagli ancora più sottili.

Se per sottolineare l’importanza della taratura dell’incordatura si diceva che di fatto la pallina la si colpisce non con la racchetta (si spera) ma con le corde, allo stesso modo non è scontato evidenziare che l’attrezzo lo si “gestisce” con le mani e dunque tra le variabili da” settare” ricopre un altro ruolo fondamentale anche il manico.

In tutti i sensi, partendo dalla misura, sulla quale non ci soffermiamo oltremodo perché è un concetto piuttosto semplice e ormai condiviso: per le donne e i ragazzini L2 è la misura più diffusa, mentre per l’uomo adulto si opta ormai quasi tutti per un L3, con qualche raro L4, nel caso di mani davvero grandi.

Unica accortezza è fare attenzione al fatto che le misure non sono universali e ogni brand ha la sua piccola “tara” da considerare, un po’ come avviene nella calzata per le scarpe. Sarebbe buona regola, nell’incertezza, rischiare con un manico più piccolo per poi poterlo eventualmente ingrandire anche con un overgrip. Possibile infatti ma decisamente più complessa è l’operazione di riduzione del manico.

Il dettaglio che si vuole ora approfondire è però un altro. Non è né codificato né certificato o misurato. Si entra davvero nel personale, nel soggettivo e in uno di quei argomenti che dall’esterno del mondo del tennis potrebbe essere battezzati da “malati”. Meglio un manico squadrato o arrotondato? Per dirla da esterofili internettiani… Square o Rounded?

Facciamo un po’ di ordine: il manico di una racchetta da tennis ha una sezione ottagonale, e qui non si scappa, non ci sono alternative. Ma chi ha maneggiato diversi modelli di racchette o, più nello specifico, manici di marche differenti, sa di cosa stiamo parlando.

Ci sono storicamente due o tre brand (Head e Volkl su tutte) i cui manici hanno una sezione più squadrata. Significa che i lati 3 e 7 (le due facce dell’ottagono corrispondenti al piatto corde) sono più lunghi dell’1 e 5 (quelli invece corrispondenti al profilo della racchetta). La risultante è un manico più schiacciatto, meno rotondo. Caso in cui, solo impugnando la racchetta, è più facile distinguere le prese e i lati impugnati.

Non esiste una regola di preferenza generale o un vantaggio tecnico concreto. Però queste differenze dividono i tennisti. Per esempio la forma squadrata del manico è gradita a coloro che hanno impugnature più classiche tipo continental o eastern o comunque è più immediata l’esecuzione di colpi con questo tipo di grip (inteso come impugnatura), per esempio servizio e colpi al volo.

Al contrario esistono forme più arrotondate, come quelle di Wilson o ancora di più quelle di Babolat: in pratica i lati dell’ottagono hanno lunghezza quasi uguale. Qualcuno azzarda dicendo che con una forma arrotondata a livello di impugnature è più facile scendere con il palmo della mano verso le facce 4 e 5, con prese semi-western e western.

Quelle tipiche del tennis più moderno, più indicate per imprimere rotazioni in top. Si può anche aggiungere che di solito con questo tipo di forma arrotondata è più facile notare giocatori (di qualsiasi livello) giocherellare con la racchetta, nel senso di rigirarsi mille volte la presa, per esempio in attesa, in risposta.

Va ripetuto: si tratta essenzialmente di preferenze personali, anche da relazionare per esempio alla mano, intesa proprio come forma e dimensioni, più o meno adatte a impugnare e accogliere una o l’altra forma. Le differenze, esposte così, possono sembrare sottili e insignificanti ma in realtà per molti sono più che sostanziali e diventano anzi una variabile pressochè decisiva nella scelta di una racchetta o al momento di una preferenza sul feeling con un determinato telaio. Anche il manico fa la sua parte e in fondo è il primo dettaglio che si può valutare quando prendiamo in mano una racchetta.