-
Archivio News

MUGURUZA, LA NUOVA STELLA TRA PENNETTA E SHARAPOVA

Nata in Venezuala da padre basco la 21enne Garbine, un metro e 82 tira fortissimo e gioca alla pari con le prime del mondo

di Enzo Anderloni | 30 maggio 2015

Nata in Venezuala da padre basco la 21enne Garbine, un metro e 82 tira fortissimo e gioca alla pari con le prime del mondo. E’ lei che si frappone tra l’azzurra e un quarto di finale spettacolare con la n.2 del mondo. Ecco la sua storia

di Riccardo Bisti - Foto Getty Images

I paragoni con Arantxa (Sanchez) e Conchita (Martinez) sono severi.“Ma vanno bene, perchè significa che qualcuno pensa che io le possa imitare. Hanno vinto tornei del Grande Slam e sono state numero 1 e numero 2”. Anche se il tennis femminile spagnolo viene da un decennio di vacche magre, da quando Arantxa Sanchez ha appeso la racchetta al chiodo,Garbine Muguruza non sente la pressione. O meglio, ci convive bene. Perchè la speranza di diventare un “crack” non è nulla in confronto alle pressioni che ha dovuto patire nell’ultimo anno e mezzo.Per un periodo eterno, che sembrava non finire mai, Garbine ha sfogliato la margherita tra la Spagna di papà Josè Antonio, un basco purosangue, e mamma Scarlett, venezuelana. Per una ragazza di 20 anni non deve essere stato facile gestire le continue pressioni.

“Allora, hai deciso? Per chi giocherai?”. Glielo chiedevano a ogni intervista, inevitabilmente. Lei ha aspettato fino all’ultimo, sapeva che avrebbe scontentato qualcuno e che probabilmente si sarebbe fatta qualche nemico. La scorsa estate, in una delle sue prime interviste “patinate”, Garbine inciampò quando le chiesero cosa aveva preso dal Venezuela e cosa dalla Spagna.“Di sicuro ho i gusti generali di una venezuelana, come la musica e il cibo. Per la Spagna…mio padre è un basco purosangue, ma non so…qualcosa ho preso di sicuro, ma non so cosa”.

In quel momento, la federtennis ‘vinotinta’ ha sinceramente sperato che Garbine scegliesse il Venezuela. In fondo, la loro offerta economica era migliore rispetto a quella spagnola. E in Venezuela sarebbe stata l’unica star, la reginetta del tennis e non solo. Ma alla fine ha ascoltato la testa, scegliendo di giocare per la Spagna e fare coppia con la sua amica Carla Suarez Navarro, con cui gioca il doppio e che ha affrontato (e battuto) nel torneo WTA di Dubai. Se prima le chiedevano in continuazione chi avrebbe scelto, adesso le chiedono perchè. E Garbine, mascella volitiva che stride – ma non troppo – con una femminilità particolare, risponde sempre tranquilla.“Ho vissuto un anno e mezzo terribile – racconta –tutti mi dicevano: ‘Perchè non giochi per questo, perchè non giochi per quello’. E’ stata una decisione importante perché erano coinvolti tutti, a partire dai miei genitori. Ho scelto la Spagna perchè era l’opzione migliore. Il mio tennis si è costruito qui”.

Vero: dopo essere nata a Guatire, in Venezuela, non troppo distante da Caracas, si è spostata a Barcellona all’età di 6 anni e fa base ancora lì, sotto la guida di coach Alejo Mancisidor, che inevitabilmente si dedica a lei a tempo pieno. Non era così fino a tre anni fa, quando un gruppo di 5-6 coach lavorava su una dozzina di ragazze e i team ruotavano. Oggi non è più possibile perchè Garbine ha bisogno di uno staff tutto suo. Numero 20 WTA spera di diventare a breve una top-player.Secondo alcuni, sarà la prossima numero 1. Secondo molti, lotterà tra le top-5. Non le manca nulla, a partire da un carattere già formato e una certa aggressività, che però mostra solo sul campo da tennis.

Fuori è una ragazza timida, capace di arrossire se le fanno un complimento. Però…“In effetti ho una forte personalità, sono molto coraggiosa e difficilmente mi spavento. Me l’hanno insegnato i miei genitori”. Il carattere si è definitivamente formato nella seconda metà del 2013, quando è stata ferma per sei mesi a causa di un infortunio a una caviglia.

Avevano pianificato tutto in anticipo: lo stop, l’operazione, la riabilitazione. Ma non avevano fatto i conti con Garbine e la sua voglia di giocare a tutti i costi. Mentre era ferma scalpitava, allora l’hanno fatta colpire da seduta.“Bisognava trovare un modo per colpire la palla senza mettere pressione sulla caviglia – racconta Garbine –per questo l’unico modo era giocare da seduta. Non volevo stare ferma mentre le altre si allenavano”. La scena è stata immortalata da Youtube, vetrina-principe del ventunesimo secolo. Inevitabile il parallelo con Thomas Muster.Il guerriero di Leibnitz fece di più, allenandosi con una gamba ingessata e colpendo il dritto da una sedia a rotelle, dopo che un ubriaco gli aveva sbriciolato il ginocchio, investendolo prima che giocasse la finale a Miami, nel 1989.E Miami è un luogo speciale anche per Garbine, che nel 2012 vi ha ottenuto i primi exploit grazie a una wildcard procuratole da IMG, la stessa che le ha già garantito un interessante contratto con una nota azienda automobilistica. Le somiglianze finiscono qui, anche perchè Muster adottava un tennis di fatica mentre lei è sempre a caccia del vincente, soprattutto con il dritto. Se ne sono accorte in tante, a partire da Serena Williams, battuta piuttosto nettamente allo scorso Roland Garros.

E la stessa Serena ha sofferto le pene dell’inferno per batterla in Australia, non prima di averci perso un set. Per non parlare di Simona Halep, costretta a incassare una batosta interna a Galati, in Fed Cup.“A Galati ero molto nervosa – racconta Garbine –era il mio esordio, mi urlavano tutti contro. Tuttavia ho reso molto bene. Di solito gioco a tennis per me stessa, ma quando mi hanno chiesto di vincere per la Spagna, per tutta la gente che mi seguiva, ho pensato: ‘Oh, m….., adesso non ci sono più soltanto io in campo’”. In Romania, nonostante le sue belle vittorie, la Spagna ha perso ma la Muguruza non si dispera. Non tornerebbe a giocare per il Venezuela, dove pure ha iniziato a giocare.

Aveva appena 2 anni quando i due fratelli maggiori Asier e Igor frequentavano un tennis club, portando con sé la piccola Garbine. a oggi quella bimba è cresciuta ed è tutto fuorchè piccola: alta 182 centimetri, è molto potente ma si muove anche piuttosto bene. Per un set ha esaltato contro Serena Williams, in Australia, controbattendo punto su punto, colpo su colpo. Poi è finita la benzina. Normale: aveva giocato sovraritmo per un set e mezzo. Contro tutte le altre può giocarsela e lo ha dimostrato in più di un’occasione. L’unica con cui ha sempre perso è Maria Sharapova, ma l’ha già messa in crisi. Al rientro dopo l’infortunio, Garbine è partita fortissimo aggiudicandosi il primo WTA in carrera (Hobart) e raggiungendo una seconda finale a Florianopolis. Si è attestata nelle posizioni di rincalzo, ma adesso non le basta più. Quando le hanno chiesto se le top-20 possono essere un obiettivo per il 2015, lei ha rilanciato:“Facendo un passo alla volta, spero di entrare tra le prime 10. Sento di avere il tennis per farlo, così come per vincere un torneo del Grand Slam. Diciamo che tra un anno vorrei essere una top-player”. Di certo non le manca nulla, a partire da un carattere solido e maturo che le consente di vincere anche i match complicati.L’unico rimpianto risale allo scorso Roland Garros, quando si è fatta rimontare da Maria Sharapova nei quarti.“A Parigi mi sono sentita vicina a vincere un torneo del Grande Slam. E’ andata male, ma credo di essere tra le giocatrici che ce la possono fare. Amo giocare nei campi più importanti. Se si mettono insieme alcuni fattori può succedere”.

Quando era piccola, tifava per Serena Williams e Martina Hingis, mentre adesso segue con interesse Sharapova e Azarenka.“Perchè hanno uno stile di gioco simile al mio”. Tempo fa disse che le sarebbe piaciuto conoscre Brad Pitt e di aver subito il fascino di Marat Safin. Tuttavia, in questo momento non c’è tempo per l’amore.“L’amore ti deconcentra. E’ impossibile che non succeda. Devi essere disposto mentalmente”. A quanto pare, in questo momento non la è.“Potrei decidere di rinviarlo di qualche anno. In fondo, quanto dura una carriera tennistica? Fino ad oggi ho fatto un grande sforzo e voglio portarlo fino in fondo”. L’impressione è che la strada sia finalmente in discesa, perchè finalmente nessuno le chiederà più il paese da rappresentare. Alla fine torniamo sempre lì, perchè l’ha vissuta male.“Ho sentito grande pressione per questa storia. Tutti mi chiedevano di scegliere, scegliere, scegliere…ma è normale, lo avrei fatto anch’io se avessi voluto che un atleta rappresentasse il mio paese”. Nel 2013, quando recuperava dall’infortunio alla caviglia (e ne ha approfittato per farsi sistemare un problema a una narice), si è eclissata da tutti perchè non voleva toccare l’argomento.“Non sapevo cosa dire e cosa pensare. Quando c’è un argomento che ti riempie di dubbi, le domande ti fanno sentire male. Non l’ho vissuto come un attacco, ma non è stato facile”. Adesso ha scelto e l’anno prossimo la vedremo indossare i colori della Spagna alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Gli spagnoli puntano molto su di lei, unica possibile numero 1 del futuro. Tra gli uomini, quando si sarà ritirato Rafa Nadal, non si vedono possibili eredi. Stessa storia tra le donne, dove c’è la sola Carla Suarez Navarro (nella foto con lei in doppio), che però ha 26 anni e limiti precisi. Gli stessi limiti che Garbine non conosce ancora. Fino a quando non avrà sollevato un trofeo importante, non vorrà conoscerli.La Spagna, il paese del machismo, potrebbe inginocchiarsi ai piedi di una donna. Magie del tennis.