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LE CORDE DI PARIGI NON SONO PER TUTTI

Se volete usare corde monofilamento in poliestere (come fa la maggior parte dei professionisti al Rolang Garros) dovete scegliere con cura

di Enzo Anderloni | 02 giugno 2015

Se volete usare corde monofilamento in poliestere (come fa la maggior parte dei professionisti al Rolang Garros) dovete scegliere con cura. Le più diffuse tra i “pro” non sono adatte ai giocatori di club, ma dosando calibro e tensione e scegliendo i modelli giusti…

di Mauro Simoncini e Enzo Anderloni

La moda del momento, e per la verità già da qualche anno, è il sintetico monofilamento. Lo usano i professionisti, quasi tutti, anche se in diverse varianti. Si tratta di una corda in poliestere fatta da un solo filo per estrusione. Il materiale ha un buon rendimento sotto il profilo qualitativo (più di controllo che di spinta) per breve tempo. Tende poi a perdere tensione ed elasticità. Però dura, non si rompe.

I professionisti di vertice, che cambiano racchetta ogni cambio palle, non si preoccupano del decadere veloce delle prestazioni. Loro usano l’attrezzo per pochi minuti, al massimo del suo rendimento.

Non a caso tutti i primi 10 giocatori della classifica Atp utilizzano sintetico monofilamento: 5 per l’intero piatto corde (Nadal, racchetta nella foto, Berdych, Raonic, Ferrer e Wawrinka), gli altri cinque per metà della loro incordatura ibrida, cioè monofilo abbinato con budello naturale, per avere più elasticità e sensibilità (Djokovic, Federer, Murray, Nishikori, Cilic).

I sintetici monofilamento sono però oggi anche le corde più vendute ai giocatori di Circolo, di livello quasi agonistico o (ancor peggio) semi-principianti. E qui sta il problema perché tutti coloro che hanno la cattiva abitudine di cambiare l’incordatura solo quando si rompe (e l’evento con i “mono” classici in poliestere si verifica, magari, solo una volta l’anno) dovrebbero affidarsi a corde dalle costruzioni differenti, più elastiche, morbide e soprattutto performanti allo stesso modo anche dopo le prime 3-4 ore di gioco. Parliamo per esempio degli avvolgimenti o multifilamenti, le varianti sintetiche del costoso budello naturale.

Detto come stanno le cose, proviamo a far finta che si possa essere dei giocatori di Club e utilizzare il monofilamento (una scelta in realtà dettata soprattutto dall’emulazione del campione). Va chiarito subito che non ne esiste solo un tipo, ma ci sono molte varianti anche all’interno della stessa famiglia,dello stesso marchio. Accantoniamo per un momento materiali e trattamenti anche perché in realtà nel caso di questi ultimi parliamo di sfumature “esoteriche”: il poliestere è il protagonista, resiste meglio di tutti all’energia prodotta dalla frizione delle corde. Ecco spiegate molte cose: i monofili non si spostano (o meglio rientrano “in fila” da soli, il cosiddetto snap back), costano poco, durano tanto, e concedono anche qualche spin in più alla pallina. Ma sono rigidi e traumatici.

Le case produttrici hanno colto questa tendenza molto italiana del tennis amatoriale o “quasi agonistico” e stanno proponendo nel tempo delle varianti delle corde monofilamento più morbide, meno aggressive, sicuramente più giocabili anche per chi non ha braccia così allenate. Non è solo una questione tecnica anzi, è molto più fisico-atletica.

Luxilon è il marchio che ha segnato la storia; resta famosa la definizione di Andre Agassi al Foro Italico rivolgendosi al suo incordatore Roman Prokes: “queste corde dovrebbero essere illegali, si può spingere senza paura, la palla non esce davvero mai”. Emblematico. In queste stagioni Luxilon ha proposto di quasi tutti i suoi modelli la linea Soft, modificando il poliestere di base che le compone (Luxilon 4G Soft, Alu Power Soft, etc.etc.): maggior comfort, ancor più spin, controllo migliorato e soprattutto miglior mantenimento nel tempo delle caratteristiche originali.

Babolat ha la versione Team della Rpm Blast montata da Rafa Nadal e dagli altri testimonial: la tecnologia aggiunta sono micro bolle d'aria all'interno della corda al fine di aumentare la flessibilità per migliorare il comfort.

Il nuovo Lynx di Head nasce proprio come monofilamento per il “Quarta Categoria” diciamo. C’è del poliestere anche nell’Hdx Tour di Tecnifibre, ma miscelato con elastyl, in modo da garantire durata e comfort. Si va decisamente in questa direzione.

Tra le varianti nelle caratteristiche dei monofilamenti, quelle che più incidono sul gioco sono la sezione, il calibro e la tensione consigliata, da settare attentamente per evitare che il monofilamento diventi in realtà non solo poco efficace ma addirittura dannoso.

La sopra citata Babolat Rpm Blast ha infatti sezione non liscia (e cilindrica) ma addirittura ottagonale. La presa sulla pallina è migliore ed è più facile riuscire a imprimere le rotazioni, specialmente quelle più diffuse nel tennis moderno, quindi top spin da fondo e nel servizio un suo parente stretto per le seconde palle in kick. Il nome Rpm (Revolutions per Minute), giri al minuto, in questo senso è azzeccatissimo.

Il nuovo ibrido Gravity di Head si avvale di due corde monofilamento , uno classico rotondo e l’altro per le verticali, dal calibro più spesso e soprattutto dalla sezione addirittura triangolare. Così come la sezione della Prince Tour XS; Vortex 6 Turbo di Starburn invece è esagonale. Federer nel suo ibrido usa del Luxilon Alu Power Rough, dove “Rough” sta per “ruvido”, quindi anche lui in grado di aumentare il grip sulla palla. Insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. Va considerato però che queste corde renderanno al meglio gli spin ovviamente a scapito di qualche ora in meno di durata,dovuta allo sfregamento maggiore nelle intersezioni. Ma non dovrebbe essere un problema visto che se mai, a livello di Circolo, si tende a tenere montati i monofili per troppo tempo. Sarebbe buona regola sostituirli comunque dopo al massimo 10-15 ore.

Si può poi lavorare anche sulla tensione. E anche qui si apre un capitolo vastissimo. Basta prendere la lista dei settaggi incordature del Foro Italico che abbiamo pubblicato la settimana scorsa (vedi SuperTennis Magazine n. 17) per rendersi conto della varietà. Si passa dai 14 chilogrammi di Filippo Volandri ai 30 di Simone Bolelli. Lo spettro è davvero ampio, ma la media delle ultime stagioni si è decisamente abbassata tra i Pro. E questa tendenza ancora non è stata totalmente recepita, stando a quanto ci dicono i negozianti di tutta Italia. Con queste racchette e questo tipo di corde è bene in generale tenera bassa la tensione, magari intorno ai 22-23 kg. Pensate che il kazako Kukushkin a Monte Carlo è arrivato addirittura a 9,5 kg di tensione, sembra davvero incredibile.

E infine il calibro: più sottile ( 1,20/ 1,25 mm) vuol dire più piatto corde più morbido, elastico. Più spesso (1,30/1,35) più rigido, duro, spaccabraccio. Il tutto ovviamente in relazione alla tensione.

Quindi monofili sì, ma attenzione alla scelta. Perché il mono, non è… uno.