-
Archivio News

SCHIAVONE INFINITA, UN MITO CONTRO LA MITU

L’azzurra che sta per compiere 35 anni giocherà il terzo turno contro una ragazza rumena che ha cominciato a giocare a tennis quando Francesca passava al professionismo

di Enzo Anderloni | 28 maggio 2015

L’azzurra che sta per compiere 35 anni giocherà il terzo turno contro una ragazza rumena che ha cominciato a giocare a tennis quando Francesca passava al professionismo. Vediamo che cosa è cambiato e che cosa no tra le due generazioni

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

“Ha cominciato a giocare a 7 anni” così si legge nella scheda Wta di Andreea Mitu, la ragazza di Bucarest che affronterà Francesca Schiavone al terzo turno degli Open di Francia. Per una nata il 22 settembre del 1991, significa aver preso in mano la racchetta nel 1998, anno in cui , sempre secondo i registri Wta, Francesca è passata al professionismo, guadagnando i primi punti sul circuito.

E’ curioso che queste vite tennistiche parallele, spostate di un’ampia generazione sportiva si ritrovino con un altro momento significativo in comune: l’anno 2006.

Andreea Mitu arriva al professionismo, Francesca Schiavone si celebra campionessa, raggiungendo il n.11 in classifica mondiale e trascinando la squadra azzurra alla prima storica vittoria in Fed Cup (Poi sarebbero arrivati tutti gli altri trionfi, la vittoria a Parigi del 2010, il n. 4 in classifica mondiale ecc. ecc.)

Un mondo di differenza che, statisticamente parlando si annullerà quando per un posto negli ottavi di finale del Roland Garros 2015 scenderanno in campo un’italiana n. 92 del mondo e una rumena n.100.

E’ strano il tennis femminile di oggi. Per certi aspetti sembra essersi congelato, come il salto in alto femminile, fermo ai 2 metri e 09 di Stefka Kostadinova dal 1987. E la Schiavone di oggi pare la Sara Simeoni che nel 1978 aveva detenuto il record mondiale con 2 metri e 01. E’ come se nel tennis nessuno riescisse più a saltare 2 e 09 e con 2 e 01 si possano vincere medaglie importanti. Se si è in grado a 35 anni di performance assolute.

Francesca lo è ancora in virtù di una classe immensa (e di un fisico pazzesco, che lei riesce ancora a tenere in buona forma). Nel 2006, quando la Mitu esordiva e lei era “solo” numero 11 del mondo, davanti aveva fuoriclasse come Justine Henin ( n.1), Amelie Mauresmo (n.3), Kim Clijsters (n.5), Martina Hingis (n. 7). E con la Henin, vincitrice di sette Slam, aveva perso 7-5 al terzo set nella finale di Sydney.

“A tennis Francesca gioca ancora meglio di tutte queste” dice come esprimesse un’ovvietà, Laura Golarsa, già quarto finalista aWimbledon, che l’ha allenata, ora che ha una sua Accademia, per un periodo lo scorso anno. E intende proprio “tutte queste”, le attuali inquiline della top 10, che, se escludiamo il fenomeno Serena Williams (a sua volta al di là del tempo e dello spazio) si faticano a confrontare con le prime della classe nel 2006. Considerato che allora al n. 2 del mondo c’era già Maria Sharapova, proprio come oggi.

Halep, Kvitova, Wozniacki, Bouchard, Ivanovic, SuarezNavarro, Makarova. Petkovic. E’ l’elenco di oggi dal n. 3 al n.10.

Mauresmo, Kuznetsova (che allora battè la Schiavone negli ottavi al Roland Garros, nella foto qui accanto e poi perse in finale con la Henin), Clijsters, Petrova, Hingis, Dementieva, Schnyder, l’analoga lista del 2006. Chi ha un po’ di ricordi di quel tennis sa che il confronto è impari. Alla rovescia. Un salto in basso.

Così il crocevia tra la ventiquattrenne Andreea e la 35enne Francesca avrà un sapore molto particolare. La giovane è in ascesa: ha appena battuto la ceca Karolina Pliskova, n. 12 del mondo. Ma di quale mondo?

Lo scoprirà in campo, Mitu contro mito. E farà capire anche a noi dove è posta l’asticella del tennis femminile.