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Solo Djokovic può battere Djokovic

Non sono bastate a Federer giocate da cineteca per mettere davvero in discussione la finale degli IBI 2015

di Enzo Anderloni | 17 maggio 2015

Non sono bastate a Federer giocate da cineteca per mettere davvero in discussione la finale degli IBI 2015. L’equilibrio è durato solo un set, deciso da tre risposte “soprannaturali” del serbo, che quest’anno ha vinto tutti i grandi tornei che ha disputato. Maria Sharapova ha invece faticosamente avuto la meglio di una estenuata (ed estenuante) Carla Suarez Navarro

di Enzo Anderloni

Oggi come oggi solo Novak Djokovic può battere Novak Djokovic. E il numero uno del mondo ha cercato di farlo sparandosi addosso il tappo del bottiglione di champagne che ha preso in mano per festeggiare la vittoria agli Internazionali Bnl d’Italia 2015.

E’ il suo quarto successo al Foro Italico (2008,2011,2014 i precedenti), la sua 21esima partita vinta consecutiva quest’anno nel quale sta facendo bottino pieno. Suoi infatti sono il primo Slam e i 4 Masters 1000 cui ha partecipato: Indian Wells, Miami, MonteCarlo e Roma. Di mezzo ci si poteva mettere solo Roger Federer che finora aveva fatto partita pari con lui (vittoria in finale a Dubai, sconfitta in finale a Indian Wells). Ha provato il vincitore di 17 Slam a giocarsela fino in fondo anche sul Campo Centrale stracolmo (come in tutte le sessioni che l’hanno visto impegnato durante la settimana). Pieno di celebrità (da Ben Stiller a Javier Zanetti) e autorità (tra le quali il ministro per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi) ma soprattutto di gente che l’adorava.

Il suo tennis dalle soluzioni uniche non è bastato. La partita ha avuto il suo acme sul 5-4 per Djokovic nel primo set. Batteva Federer E, avanti 15-0, ha servito tre prime palle che sarebbero state vincenti contro chiunque. La prima volta gli è tornato un rovescio incrociato a due dita dalla riga di fondoche ha invertito immediatamente l’inerzia dello scambio portando il punto al serbo. Sul 15 pari Djokovic ha risposto un missile di diritto incrociato che ha pulito un pezzo della linea laterale, imprendibile. E sull’ulteriore prima palla di Federer da sinistra è tornato l’ennesimo super rovescio bimane incrociato a un palmo dalla riga. 15-40 e, poco dopo, fine del set ( 6-4) nonostante il tennis da Federer che il 34enne di Basilea stava dipingendo per i 10.500 del Centrale.

La partita vera è finita lì. L’ha ammesso alla fine lo stesso Roger con in mano il piatto d’argento del secondo classificato e il microfono. Troppo forte oggi Nole. Si sapeva. Si è confermato. Resta da considerare che, contro Federer, Djokovic almeno è costretto sulla difensiva. Il suo successo si costruisce sulla continuità e sulla capacità di contenere gli spettacolari attacchi dell’oggi n.2 del mondo. Questo fa sì che Nole vinca ma che gli applausi più grandi siano ancora per Roger. Perché chi osa è sempre preferito a chi provoca l’errore altrui, sia pure con infinita bravura.

Forse per questo è stato con un certo sollievo che il pubblico del Foro Italico ha preso la vittoria di Maria Sharapova nel torneo femminile. La sua avversaria , Carla Suarez Navarro è una giocatrice splendida, con un rovescio monomane di bellezza classica (un po’ alla Richard Gasquet), ma la finale è stata una versa sagra dell’errore. Troppo stanca la Suarez Navarro per fare qualcosa di più che difendersi, non dare angoli alla russa e approfittare dei suoi errori gratuiti ( a decine). Era anche giustificata: per arrivare in fondo ha messo in fila Eugenie Bouchard, n.6 del mondo ( 7-6 al terzo), Petra Kvitova (n.4) e Simona Halep n.2 (7-5 al terzo).

Però ne è venuto fuori un match non bello da vedere e interminabile ( oltre due ore e mezza), sotto un sole cocente per le atlete e gli spettatori. Alla fine la bionda da un metro e 88 ha potuto fare la foto con il trofeo della vincitrice (terza volta dopo il 2011 e 2012) accanto alla morettina di un metro e 66 con il piatto d’argento della finalista. La differenza in campo non è stata così spiccata, anzi. Masha ha rischiato di finire sotto in due set, incapace per lunghissimi tratti di mettere insieme una strategia diversa dal chiudere gli occhi e picchiare forte contro un avversaria che rimetteva con saggezza e poco più.