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Djokovic da solo contro il resto del mondo

Il n

di Enzo Anderloni | 16 maggio 2015

Il n.1 del mondo vince la ventesima partita consecutiva e va in finale. Ha in tasca tutti i titoli più importanti del 2015. Solo in tre sembrano poterlo fermare ma in classifica dietro di lui c'è un baratro

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

C’è solo Nole. Quest’anno sembra proprio andare così. Il n.1 del mondo si presenta alla finale degli Internazionli Bnl d’Italia inanellando la ventesima vittoria consecutiva in una stagione in cui ha perso solo due partite finora.

La prima proprio nel torneo dell’esordio in gennaio a Doha in Qatar. In quei giorni il gigante croato Karlovic (2 metri e 11 centimetri) era in forma strepitosa, crivellava l’universo di ace e lo sorprese nei quarti di finale. Da allora il ventisettenne di Belgrado ha vinto tutte le grandi prove in cui si è cimentato: Australian Open, Indian Wells, Miami e Monte-Carlo ( uno Slam e tre Masters 1000), perdendo solo un’altra partita, la finale del ricco ma non ancora nobile Atp 500 di Dubai.

Ecco, quel match perduto contro un Roger Federer strepitoso coincide con l’ultima e l’unica volta in cui Djokovic 2015 è stato sovrastato. Sensazione che il serbo ha velocemente ribaltato in quel di Indian Wells dove, con soluzioni tattiche ben studiate, ha vanificato gli schemi su cui Federer aveva costruito il suo successo. Gli ha giocato sul diritto senza timore, per non dare a Roger la possibilità di soprenderlo con il nuovo rovescio lungo linea “made in switerland”. Gli ha servito a uscire sul diritto da destra, per impedirgli di attaccare e venire a rete sulla seconda palla come aveva fatto a Dubai.

E così anche il problema Federer pare risolto. Oggi Djokovic sembra senza avversari. E se lo sguardo si allunga verso Parigi, sembra più una scaramanzia non dire che Nole è il grande favorito. Un modo di esorcizzare la grande occasione di vincere finalmente l’unico Slam che ancora gli manca e puntare così alla realizzazione del Grande Slam, un’impresa titanica che non riesce più a nessuno in campo maschile dal 1969, quando l’australiano Rod Laver lo completò per la seconda volta in carriera.

Chi lo può fermare? Non certo il volenteroso David Ferrer, il Top 10 più costruito col sudore della fronte, che sul campo Centrale ha sbattuto per la 15a volta (su 20 tentativi) contro il muro di gomma di Djokovic. Un rimbalzo che ormai avviene regolarmente dalla fine del 2011.

Al momento non lo impensierisce nemmeno il giapponese Nishikori, che pure l’aveva eliminato, prendendolo in velocità, in un’occasione importante come la semifinale degli ultimi UsOpen.

Nadal? Certo, a Parigi si giocherà tre set su cinque e su quella distanza Rafa è sempre l’uomo da battere. Ma il Nadal visto nel 2015 non è il solito Rafa. Lo scorso anno Djokovic s’è mangiato il successo al Roland Garros, in semifinale contro lo spagnolo, pasticciando al momento decisivo. Quel Nadal era altra roba e quel Nole non era centrato come quello visto in questi mesi. Basta pensare che prima di venire a Roma si è preso 10 giorni di vacanza, per ritemprarsi. Pare si sia allenato solo con il fratello, minore. Eppure è in finale. E ha spinto a fondo solo quando era necessario.

Rimangono tre giocatori in grado, in giornata di grazia, di impensierirlo seriemente. Uno si è ritirato al secondo turno: parliamo di quel Andy Murray, che non ha mai sofferto di sudditanza psicologica nei confronti del coetaneo (ricordiamo che sono nati a una settimana di distanza uno dall’altro nel maggio del 1987). E’ in svantaggio negli scontri diretti, ma dove contava di più, cioè nella storica finale di Wimbledon 2013, è riuscito a prevalere.

Poi c’è Federer, che sulle traiettoria tese del serbo, trova sempre bene la palla. Su un singolo match può inventare di tutto. Infine proprio Stan Wawrinka, che quando è centrato, come nel match dei quarti contro Nadal, può battere chiunque, anche il miglior Djokovic.

Tra i “se” e i “ma”, resta comunque solo Nole. Che ha affrontato il torneo di Roma con 13.845 punti in classifica. Basta osservare che Federer, secondo , ha 8.645 punti (cioè 5.200 in meno!), Murray (terzo) è a quota 7.130 e Raonic (quarto) arriva a 5.160. C’è dunque un baratro tra Djokovic e il resto del mondo. Vedremo se saprà scavarlo ancora più profondo o se qualcuno si azzarderà a provare a riempirlo.