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La trasformazione di Federer: nuova racchetta, nuovo rovescio

Da quando ha adottato un attrezzo più potente, con il piatto corde più grande Roger è più sicuro e ha cambiato anche la sua posizione in campo di Enzo Anderloni ...

di Enzo Anderloni | 15 maggio 2015

Da quando ha adottato un attrezzo più potente, con il piatto corde più grande Roger è più sicuro e ha cambiato anche la sua posizione in campo

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

“Il rovescio? Bene grazie”. Gli hanno fatto notare che si sposta con meno frequenza per aggirare la palla e colpire di diritto anomalo, dal lato del rovescio, una specialità della casa. “Una grande frustata liquida”lo definisce lo scrittore americano David Foster Wallace, del quale è stato recitato un testo su Federer proprio oggi allo Stadio Pietrangeli.

E lui, Roger Federer, unico vero grande interprete del diritto “inside in” (addirittura lungo linea, sempre da quell’angolo anomalo) lo ha ammesso tranquillamente, spiegando che ora sente meno l’esigenza di quella soluzione, sentendosi tranquillo con il rovescio. Deve veramente sentirsi sicuro se imposta così la partita anche quando affronta un bombardiere come Tomas Berdych che lo ha fatti piangere parecchie volte in carriera.

Questo nuova fiducia nel rovescio è figlia del cambio di racchetta che il vincitore di 17 Slam ha fatto lo scorso anno. Passando da un piatto da 90 pollici quadrati (misura tipica delle racchette anni Ottanta e Primi Novanta, a un 97 (che pure è più piccolo di quelli da 100 pollici quadrati di Djokovic e Nadal), con le relative maggiorazioni dello spessore del telaio, la palla di Federer è diventata da un lato più pesante e dall’altro più sicura.Con il suo attrezzo obsoleto (che non gli aveva impedito di stabilire tanti record) Roger spesso “strappava” quando era sotto pressione sul lato del rovescio. Ora per essere incisivo, o anche solo per controllare, basta che si appoggi con decisione e spinga, una palla appena coperta con il top, mai (se non per scelta) veramente arrotata.

L’esempio migliore di questa trasformazione,che va in parallelo con una maggiore propensione a prendere la rete, si è vista al torneo di Dubai, in febbraio. Federer in finale ha dominato Djokovic, sul campo sintetico degli mirati, sfoderando una serie di vincenti di rovescio lungolinea che non aveva mai nemmeno osato contro avversari del livello di Nole.

Ecco che dunque anche il fenomeno assoluto può trasformare il suo gioco, a 33 anni, grazie al cambiamento del suo attrezzo. Il Federer che è in semifinale a Roma a 12 anni di distanza dalla sua prima finale (persa nel 2003 con lo spagnolo Felix Mantilla) ha una posizione più centrale nel campo durante gli scambi, gioca un back più tagliato, un rovescio che pesa e va più frequentemente all’attacco perché la nuova Wilson Pro Staff 97 Autograph, che pesa ben 340 grammi a nudo (come la versione precedente) gli dà una bella mano.

Questa constatazione porta a due osservazioni. La prima coincide con una domanda: perché mai Federer avrà aspettato tutti questi anni prima di fare questo passo dal quale non poteva che avere vantaggi? L’altra è per la massa dei giocatori agonisti e non: la vicenda del rilancio di Federer, risalito al n.2 e in grado di rigiocarsela alla pari anche con Djokovic, n.1, la dice lunga sull’importanza di trovare l’attrezzo adatto alle proprie caratteristiche e ai propri obbiettivi. Soprattutto se non si è Federer.