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Arnaboldi story: quando la Spagna non fa bene

Andrea Arnaboldi gioca un gran primo set contro il top 20 belga Goffin, prima di cedere alla distanza

di Enzo Anderloni | 13 maggio 2015

Andrea Arnaboldi gioca un gran primo set contro il top 20 belga Goffin, prima di cedere alla distanza. Piccola storia di un tennista che per anni ha sacrificato il suo talento sull'altare di un credo tattico inadeguato

di Roberto Commentucci - Foto Antonio Costantini

Il Campo Pietrangeli, si sa, può regalare grandi motivazioni. Atmosfera unica, 4.000 persone che ti sostengono a ogni 15, calore, incitamenti, cori. Se sei italiano, su quel campo l'adrenalina ti scorre a fiumi, e ti riescono colpi che in altre situazioni non avresti avuto nemmeno il coraggio di immaginare.

Se è avuta una riprova nel primo set del match di primo turno fra il qualificato canturino Andrea Arnaboldi, 200 e rotti del mondo, e il piccolo ma talentuoso belga David Goffin, numero 20 Atp. Un match fra due pesi leggeri, che invece del solito incontro di wrestling ci ha mostrato per lunghi tratti un avvincente duello di fioretto, con i tocchi, le discese a rete e la fantasia del mancino canturino a spezzare le trame lineari ed efficaci del biondino di Liegi, tennista dotato di un anticipo fantastico, un rovescio bimane mostruoso e un impeccabile senso geometrico.

Per farla breve, il popolare "Arna", partito comprensibilmente un po' teso (era pur sempre all'esordio in un Master 1000) ha prima rimontato un break e poi ha acciuffato la frazione al dodicesimo gioco, mostrando un tennis da lustrarsi gli occhi: palle corte micidiali, rasoiate in back dal taglio assassino, coraggiosi serve & volley conclusi con soluzioni acrobatiche e spettacolari, intervallati da improvvise accelerazioni di diritto, che hanno confuso e messo in un angolo il belga.

Ma non basta la magia delle statue, dei pini e del Foro, per spiegare la temporanea trasformazione in top 20 di un giocatore di 28 anni che vanta come sua migliore classifica il numero 165 del mondo. Per giocare quel tennis, devi esserne capace. Devi avere, di tuo, doti naturali importanti, come il tocco, la tecnica, la fantasia.

Eppure, per molti anni Andrea non ha adoperato che in minima parte le sue migliori qualità. Durante la carriera juniores (chiusa con un best rank mondiale di numero 16), il nostro era emigrato in una accademia spagnola, a Valencia, dove ovviamente si predicava il credo tattico tipico di quella scuola, a partire da una posizione in campo molto arretrata. Una soluzione che mal si confaceva alle caratteristiche, anche fisiche, del nostro. Calato nell'inferno dei futures spagnoli e italiani, confinato due metri fuori dal campo, Andrea non aveva modo di impiegare le sue armi migliori (le variazioni di ritmo e di taglio, le palle corte, le improvvise discese a rete) mentre la relativa leggerezza della sua palla gli impediva di prendere il comando delle operazioni e lo costringeva a un gioco troppo difensivo e poco competitivo ad alto livello.

Attenzione: non si tratta di una critica della grande scuola spagnola, il paese che negli ultimi 20 anni ha insegnato tennis a tutto il mondo. Semplicemente, si intende ribadire il principio: l'impostazione tecnico tattica di un giocatore deve essere coerente con le sue caratteristiche fisiche e coordinative.

La riprova, del resto, si è avuta quando, dopo 7 anni di Spagna, passati per lo più a girovagare (e a remare) nel circuito future, il canturino nel 2011 decide di tornarsene in Italia, accasandosi un paio di anni fa a Bergamo, con il tecnico Fabrizio Albani. Il quale, per prima cosa, lavora per avanzare la posizione in campo del suo allievo, in modo da liberarne, novello Michelangelo, il genuino talento dalle scorie arrotine, che parevano averlo quasi soffocato.

Il mancino lombardo inizia così a recuperare i vecchi schemi di gioco, quelli che usava da junior: gli angoli stretti, il back basso, l'attacco in controtempo, qualche serve & volley a sorpresa. Un gioco divertente e spettacolare, per giunta reso più solido, continuo ed efficace dal gran lavoro di potenziamento fisico svolto a Valencia.

I risultati arrivano subito. Andrea in capo a pochi mesi abbandona il circuito future e approda al piano superiore, quello dei challenger. L'anno successivo, il 2014, il nostro supera le qualificazioni al Roland Garros e tocca il suo best ranking di 165.

E anche ieri, al Foro, finché l'adrenalina lo ha sorretto, il canturino ha fatto vedere di cosa è capace quando gioca aggressivo, facendo spellare le mani agli appassionati del Pietrangeli e facendo venire un bello spavento al suo avversario, che si è imposto solo alla distanza, dopo oltre 2 ore di battaglia

Gli anni persi a remare da dietro non torneranno più, ma chissà che il nostro, magari con l'aiuto del mental trainer Roberto Cadonati, non riesca a rimuovere dalla sua testa le memorie negative e a ripercorrere le orme di Lorenzi e Vanni, centrando in età matura l'esplosione a livello Atp.

Coraggio Arna: con simili predecessori, la via da seguire è ben tracciata.