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Chiamateci futuro

Dopo l'exploit in singolare, Matteo Donati sorprende anche in doppio, in coppia con l'altro piemontese Stefano Napolitano

di Enzo Anderloni | 12 maggio 2015

Dopo l'exploit in singolare, Matteo Donati sorprende anche in doppio, in coppia con l'altro piemontese Stefano Napolitano. I due battono nientemeno che i bombardieri americani, John Isner e Sam Querrey.

di Roberto Commentucci

Quante volte, in passato, abbiamo visto la stessa scena. Da una parte, gli altri. Una coppia di americani o di slavi o di francesi. Grandi e grossi, servizio-bomba, colpi definitivi. Dall'altra, due italiani, normotipi, veloci, scattanti, magari anche talentuosi e dalla mano sensibile,che si battono, si impegnano, corrono, ma che alla lunga vengono inesorabilmente spazzati via dalla superiore potenza e prestanza fisica degli avversari.

Ebbene, questa volta la storia è diversa. Perché se gli "altri" sono nientemeno che John Isner, 207 centimetri, e Sam Querrey, 198 centimetri, due che in carriera hanno sparato migliaia di aces e che in doppio vantano scalpi prestigiosi, questa volta anche noi mettiamo in campo due pezzi di marcantoni: i "nostri" sono Stefano Napolitano da Biella, 20 anni, 1 metro e 96, e Matteo Donati da Alessandria, 20anni pure lui, 1 metro e 88, che in una vicenda mozzafiato, ben presto divenuta una autentica sparatoria, in un campo 1 pieno di pubblico entusiasta, hanno risposto colpo su colpo alle fucilate dei due yankees, fino ad imporsi in un drammatico long tie-break, con un esaltante 14-12.

Ma oltre all'artiglieria pesante, i due azzurri hanno mostrato di possedere anche le tradizionali armi italiche, quelle della fanteria leggera: tocco, gioco al volo, fantasia, affiatamento, intesa, amicizia fraterna.

E si, perché Stefano e Matteo hanno solo 20 anni, ma il loro doppio viene da lontano. Da quando, dodicenni, due timidi e smilzi biondini piemontesi, educatissimi e quasi spauriti, attraversavano l'Atlantico, in compagnia dei tecnici federali, per rappresentare l'Italia all'Orange Bowl under 12. Un'avventura che si erano guadagnati sul campo, alla Coppa Lambertenghi, i campionati Italiani , dove avevano impressionato tutti gli osservatori per la qualità del gioco espresso, per i perfetti meccanismi di coppia, per il comportamento irreprensibile, per la precoce maturità, per la comune pacatezza dei gesti e degli sguardi, intrisi di quella sobria concretezza, senza troppi fronzoli e voli pindarici, propria della loro terra di origine.

Da allora, i due hanno messo assieme una serie impressionante di allori giovanili, piazzamenti e vittorie: Winter Cup, Summer Cup, campionati europei, Davis Cup Junior (finalisti), e chi più ne ha più ne metta.

Finché, lo scorso anno, proprio nel loro Piemonte, al challenger di Vercelli, ricevono una wild card e continuano a fare, anche fra i professionisti, quello che hanno sempre fatto, fianco a fianco. Vincere le partite. E si prendono il primo titolo challenger di doppio, a 19 anni appena compiuti.

Ignari di tutto questo, gli spettatori che ieri hanno assistito al loro exploit sul campo numero 1 del Foro, sono rimasti piacevolmente sorpresi dal loro affiatamento, dalla qualità dei loro colpi di inizio gioco, dalla sincronia dei loro movimenti: a sinistra il turbo diritto di Matteo, che dei due è quello che fa più gioco da fondo, a destra il magnifico rovescio bimane di Stefano, il più pronto a finalizzare a rete, grazie al poderoso allungo e al perfetto gioco al volo. E poi, dulcis in fundo, il cuore: perché se non hai cuore, se non credi ciecamente in te stesso e nel tuo compagno, non annulli la bellezza di 9 palle break su 10, e tre match point di fila, a due professionisti di quel calibro, fino a prenderti di forza, all'ultimo tuffo, dopo un tie break di 20 minuti, il punto della vittoria.

Vi aspettiamo in Nazionale, ragazzi. Tanto, ci siete abituati.