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Lo schema vincente di Matteo Donati

Come gioca il ventenne di Alessandria, n

di Enzo Anderloni | 10 maggio 2015

Come gioca il ventenne di Alessandria, n.275 del mondo, che ha dato spettacolo al Foro Italico battendo il n.49

di Enzo Anderloni - Foto Antonio Costantini

Qualcuno sui social lo ha chiamato “Paciugo” e gli hanno chiesto se era il suo soprannome. Matteo Donati ha sgranato gli occhi sbalordito e ha risposto che no, non l’aveva mai sentito. Al massimo, per alcuni amici del circuito era “Donats”, che all’americana è scritto Donuts e vuol dire “ciambella”.

Parente stretta della “bagel” (sempre ciambella ma salata) che nel tennis simboleggia un set finito 6-0 (double bagel: 6-0 6-0).

Staremo a vedere se nel destino di Matteo saranno di più quelli presi o quelli rifilati agli altri. Da ciò che abbiamo visto oggi sul Campo centrale del Foro Italico ci verrebbe da scommettere sulla seconda ipotesi. Non si ricorda infatti un esordio tanto brillante e autorevole di un ventenne italiano nel tabellone di un Masters 1000. Non è solo il successo sul colombiano Santiago Giraldo, n.49 del mondo, che entusiasma. E’ il modo.

Un colpo da libidine: il rovescio bimane incrociato stretto

Vittoria in tre set dopo aver perso il primo. Gioco aggressivo, brillante. Palla che fila profonda e veloce senza sforzo apparente. Alcune giocate personali di livello assoluto, come il rovescio bimane incrociato stretto, praticamente di piatto, che lascia più volte lontano dalla palla un pedalatore formidabile come il colombiano che di anni ne ha 27 e un’esperienza di battaglie vincenti sul “rosso” mica da ridere se nello scorso settembre era numero 28 del ranking Atp.Donati con quel colpo, più volte messo a segno nel match, riesce quasi a schiacciare la palla dentro l’area di battuta avversaria. Una giocata spettacolare e imprendibile. Per chi capisce di tennis, una libidine.

Ha impressionato il filiforme Matteo, un metro e 88 per 73 chili di peso forma, anche per l’istintiva capacità di entrare nel campo e rubare il tempo all’avversario che nel finale del secondo set è stato letteralmente preso a pallate, sempre in ritardo sulle accelerazioni dell’alessandrino (primo circolo la Canottieri Tanaro).

Donati 1 e Donati 2: se non accelera diventa fragile

In questo suo esordio è emerso quello che potrebbe essere il prossimo passo nella sua crescita: i “Donats” sul campo sono stati due. Il primo, vincente, ha aggredito l’avversario alla prima occasione, spesso direttamente sulla risposta, giocando accelerazioni quasi piatte, con angolazioni subito aggressive. Il secondo lavorava di più la palla, sempre con buone geometrie e morbida mano, diventando però più vulnerabile e spesso nella condizione di subire la pressione avversaria. E il Donati di oggi in difesa diventa esile come le sue lunghe gambe. Donati 1 ha lasciato spesso lo stadio a bocca aperta con vincenti da Top 20. Donati 2 non avrebbe portato a casa il match contro Santiago Giraldo.

Il fatto che abbia prevalso la versione migliore, in una prima volta tanto carica di emozioni, dice qualcosa di molto importante anche sul carattere di questo ragazzo semplice e brillante al tempo stesso. Sul 5-4 30-30 al terzo set, si è preso la partita spngendo forte due volte, la prima con un vincente di diritto.

L’arma vincente: il servizio dall’angolo con cambio d’impugnatura

Un altro aspetto molto particolare del suo modo di interpretare il match sono gli schemi tecnico-tattici del servizio. Matteo oltre a variare velocità, rotazioni e direzione, cambia anche la posizione di partenza sulla linea di fondocampo. Si allontana o si avvicina al segno che ne delimita la mezzeria, a seconda dello schema vuol giocare, infischiandosene del fatto che questa sua posizione possa dare all’avversario indicazioni per prevedere dove indirizzerà la palla.

In particolare una delle chiavi del match è stata la soluzione estrema del servizio kick (rotazione superiore e dunque rimbalzo molto alto) dal lato sinistro del campo, quello dei punti dispari.

E’ uno schema che il suo coach, Massimo Puci, ha già sviluppato con l’allievo precedente, il kazako Golubev “e sul quale Andrej ha costruito la sua, per ora unica, vittoria nel circuito Atp , nel 2010 ad Amburgo" ci spiega.

Matteo si sposta a battere proprio in corrispondenza dell’angolo sinistro, vicino al corridoio del doppio. Poco importa se sembra lasciare il campo aperto perché, spostando l’impugnatura dalla classica “continental” (quella base che si insegna per la battuta nelle scuole di tennis) a una eastern di rovescio (classica presa del rovescio a una mano) riesce a imprimere tale angolo e rotazione alla palla da farla rimbalzare molto alta e molto esterna. Tanto che spesso l’avversario finisce a rispondere sui vasi di fiori a bordo campo. E se quello, vedendolo andare a servire dall’angolo si prepara, spostandosi prima, a Matteo basta girare il polso per uno slice al centro, sulla “T” che divide le due aree di battuta, per spiazzarlo.

Lo schema è stato vincente molte volte oggi sul Centrale del Foro contro Giraldo, segno della lucidità che il ragazzone di Alessandria è riuscito a mantenere anche in un’esordio che poteva essere pesante sul piano emotivo (e lo si è visto per tutto il primo set).

Di sicuro il percorso imposto dal torneo di prequalificazione lo ha aiutato ad ambientarsi. E’ arrivato al mezzogiorno di fuoco del Masters 1000 Atp dopo essersi giocato due match decisivi nel corso della settimana contro Edoardo Eremin e Salvatore Caruso. Ha avuto il tempo di ambientarsi, di allenarsi. E si è fatto trovare pronto.