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DIABOLICO FEDERER, SA ANCHE CUCINARE…

Non è tanto la conquista del titolo n

di Enzo Anderloni | 03 aprile 2019

Non è tanto la conquista del titolo n.101 a impressionare quanto il modo: se non è condizionato da acciacchi fisici Roger scava ancora un baratro tra se e il resto del mondo, a meno che si chiami Nadal o Djokovic. Il realtà un punto debole l’avrebbe, ma lo nasconde bene

di Enzo Anderloni

Chi lo ferma più questo Federer, ‘ibuprofene free’. Se non è costretto a giocare sotto antidolorifici, lo ha spiegato lui stesso, tutto gli viene facile. E continua a essere di un’altra categoria. Lucido di mente e di braccio, vellutato quando serve, devastante all’occorrenza, è ancora in grado di scavare solchi importanti tra sé e gli altri.

Non è tanto l’aver conquistato il titolo n.101 al Masters 1000 di Miami, quanto il modo. Impressionante la facilità con cui si è liberato di avversari sulla carta ostici come l’emergente russo Medvedev o come il sudafricano Anderson, che l’aveva stoppato lo scorso anno a Wimbledon. Troppo complesso il suo tennis d’anticipo per il puledro canadese Shapovalov, sempre più vicino ai vertici assoluti (ora è n.20). E la partenza con Isner, in finale, prima dei problemi fisici che hanno condizionato il gigante Usa nel secondo set, è stata da paura.

Quando a dominare il mondo era un certo Pete Sampras (14 Slam all’attivo e 6 stagioni chiuse da n.1) pareva impossibile trovargli un punto debole. Lo chiesero all’allora n.2, il connazionale Michael Chang e quello, dopo averci pensato un po’, rispose: ”Mi pare che non sappia cucinare”. Di Roger non puoi neanche dire questo, dopo gli ormai popolarissimi spot in cucina insieme a chef Oldani.

Non ci resta che goderci le prossime puntate della serie, sperando che l’astinenza da tachipirine o simili continui. Siamo alla 21a stagione della sua vita da professionista. Il primo titolo a Miami l’aveva colto nel 2005 quando Shapovalov non aveva ancora compiuto 6 anni. Il bello è che ancora vola sul campo e il suo tennis è il più moderno di tutti.

In realtà un punto debole ce l’avrebbe. E paradossalmente è proprio legato allagestione di certi momenti delicati del match, sul piano della tensione emotiva: la gestione delle palle-break. L’ha scoperto il guru della match analysis Craig O’Shannessy.

Lo rivela (andate all’ultima pagina di questo numero della rivista) con statistiche che in certe situazioni collocano il Maestro non al primo posto ma nemmeno tra i primi 50. Ma Roger è stato bravissimo a nascondere questa debolezza nelle pieghe del suo gioco: non gli ha impedito di essere il migliore. Con quel brivido di fragilità in sospeso che ce lo fa amare trepidando. Diavolo di un Federer…

Articolo tratto dal n. 13/2019 di SuperTennis Magazine

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SuperTennis Magazine – Anno XV – n.13 – 3 aprile 2019

In questo numero

Prima pagina – Sa anche cicinarePag.3

Circuito mondiale Atp – E’ Roger la rock star Pag.4

Terza pagina - Ashleigh reloaded Pag.6

Focus Next Gen – Sinner visto dal campo Pag.8

I numeri della settimana – Dottor Isner, Mr Tie-break Pag.10

Il tennis in tv – Dirette a non finire Pag.11

Pre-quali IBI19 – Verso quota 20.000 Pag.14

Veterani – Over: che spettacolo gli scudetti… al coperto Pag.16

Circuito Fit-Tpra –Al Foro Italico con il pass ‘Gazzetta’ Pag. 17

Personal coach –Non farti battere dalle aspettative Pag. 19

Racchette e dintorni – Moda tennis, momento classico Pag. 21

L’esperto risponde – Ma c’è ancora qualcosa che Roger Federer può migliorare? Pag. 24