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C'È ANCORA QUALCOSA CHE FEDERER PUÒ MIGLIORARE? RISPONDE L'ESPERTO DEI DATI

La domanda - Ma c’è ancora qualcosa che Roger Federer può migliorare

di Enzo Anderloni | 07 aprile 2019

La domanda - Ma c’è ancora qualcosa che Roger Federer può migliorare?

Risponde Craig O’Shannessy, esperto di analisi del gioco e di dati, collabora con l’Atp e con Wimbledon; scrive anche per il New York Times

La risposta
Sì, qualcosa che può migliorare ce l’ha (ancora) anche Roger Federer. Le statistiche ATP mostrano che la sua percentuale nella trasformazione delle palle break continua a non essere… al vertice. L’illustre carriera di Federer è indelebilmente impressa sulle righe e sulle colonne che riempiono le pagine della statistica, evidenziando dove Roger ha sapientemente costruito il suo vantaggio sugli avversari negli ultimi due decenni.
Nel corso della sua carriera, sino al torneo di Miami, Federer ha vinto più punti col primo servizio (51.975), col secondo servizio (23.142) e più giochi alla battuta (15.901) di qualsiasi altro giocatore nella storia del tennis. Nei momenti importanti di una partita ha concretizzato più palle break (4.675) di tutti ed è secondo, alle spalle del solo David Ferrer, per quanto concerne il maggior numero di palle break salvate (4.107).

C’è pero una statistica che stupisce, perché sembra incomprensibile alla luce degli straordinari risultati colti da Federer: si tratta della percentuale delle palle break trasformate. Per dare una prospettiva di questo valore anomalo, è importante considerare anche i termini di paragone. I quattro giocatori che detengono la più alta percentuale di palle break concretizzate durante la loro carriera sono stati fra i Top 3 della classifica ATP (come Federer): 1° Guillermo Coria (45.1%), 2° Sergi Bruguera (44,96%), 3° Rafael Nadal (44.94%), 4° Thomas Muster (44.73%). Dov’è Federer in questa classifica? Roger è al 91° posto con una percentuale di 41,13% (4.675 su 11.367), anche se risale prepotentemente sino al 7° posto nel caso in cui si considerino, invece, le palle break salvate col proprio servizio (4.107 su 6.116).

Roger è arrivato a Miami con un solido bilancio di 12 match vinti e 2 persi, ma ha trasformato solo il 34,9% (37 su 106 ) delle palle break avute in questa stagione: questa percentuale lo colloca al 68° posto nella relativa classifica e rappresenta una statistica slegata dai suoi numeri complessivi. Nei due incontri che ha perso sino a ora nel 2019, Federer ha un incredibile 2 su 23 nelle palle break trasformate: 0 su 12 contro Stefanos Tsitsipas nei quarti di finale degli Australian Open e 2 su 11 contro Dominic Thiem nella finale di Indian Wells. Quest’anno Roger ha giocato solo 18 partite fin qui e la sua percentuale di palle break trasformate è decisamente più bassa di quella degli anni precedenti: 2019 = 33,6% (47 su 140); 2018 = 41.8% (178 su 425); 2017 = 40.3% (198 su 491); 2016 = 39.4% (92 su 233); 2015 = 40.1% (239 su 595).

A Miami, la percentuale di palle break concretizzate da Federer è stata leggermente più alta (38,2%) della media stagionale (33,6%), ma non è ancora al livello che Roger vorrebbe: 2 su 8 contro Radu Albot, 3 su 10 contro Filip Krajinovic, 3 su 3 contro Danil Medvedev e 5 su 13 contro Kevin Anderson, per un totale di 13 su 34.
La grande domanda è: perché? La causa potrebbe essere la risposta di rovescio di Federer, che è molto spesso ricercata dagli avversari in questi punti così importanti. A 37 anni Federer sta ancora gareggiando a un livello incredibilmente elevato. Contro Thiem a Indian Wells, Roger ha avuto una palla break sul 4-3 in suo favore nel terzo set e ha messo in rete un passante di rovescio (il sesto colpo dello scambio). Federer lo sa bene: nel tennis una cosa è procurarsi le occasioni per chiudere, un’altra è… chiudere davvero.
(I dati sono aggiornati alla vittoria di Federer su Anderson nei quarti di finale di Miami,
traduzione di Fabio Bagatella)