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JANNIK SINNER VISTO… DAL CAMPO

Le 16 partite di fila vinte dal 17enne altoatesino analizzate con l’occhio di chi era dall’altra parte della rete

di Enzo Anderloni | 02 aprile 2019

Le 16 partite di fila vinte dal 17enne altoatesino analizzate con l’occhio di chi era dall’altra parte della rete. Forza mentale e fondamentali pesanti impressionano tutti. E coach Volpini è soddisfatto del passaggio alla terra

di Alessandro Nizegorodcew - foto Getty images

Esaltante e inarrestabile. Jannik Sinner cresce a vista d’occhio, giorno dopo giorno, sotto tutti i punti di vista. Riccardo Piatti, Max Sartori e Andrea Volpini, oltre al preparatissimo staff del Piatti Tennis Center, lavorano ogni giorno per consolidare i pregi e limare i difetti del giovane altoatesino. Rovescio naturale, diritto potente e pesante, un servizio in evoluzione ma già incisivo e una grande capacità di gestire i momenti delicati. Si presenta così, ad oggi, la pregiata ricetta tennistica di Jannik. Questo è ciò che appare dall’esterno, analizzando i match punto dopo punto. Ma quali elementi, positivi e negativi, restano impressi in chi ha affrontato il diciassettenne azzurro? Lo abbiamo chiesto a chi lo ha sfidato.

La forza mentale
Roberto Marcora è uno dei tanti giocatori italiani in ascesa. Dopo un grave infortunio e conseguente intervento chirurgico alla spalla destra, è dovuto ripartire da zero disputando più di 100 match nel 2018. All’inizio di questa stagione ha trovato risultati in serie a livello challenger, diventando un tennista ostico sui campi in veloce indoor. In finale, nel torneo di Bergamo, è stato battuto 6-3 6-1 da Sinner.

“Non mi piace fare previsioni - racconta il lombardo - ma è evidente come ci siano tutti i presupposti affinché Jannik abbia un futuro roseo nel circuito Atp. In tanti, dopo quella finale, mi hanno chiesto un parere su di lui: è già un giocatore ottimo, nonostante sia ovviamente ancora un po’ acerbo. I margini di miglioramento sono enormi, ma la pesantezza di palla è buonissima in tutti i colpi. Forse a volte strappa un po’ il movimento del diritto, ma parliamo di dettagli che verranno migliorati nel giro di poco tempo. Jannik non fa mai una piega. Sente la pressione come tutti ma, da buon altoatesino, non lascia trasparire nulla. La sua forza mentale, decisamente fuori dal comune, è stata confermata nelle settimane successive: vittoria a Trento e, dopo un periodo di allenamento, successo anche sulla terra rossa a Santa Margherita di Pula”.

Glaciale come Seppi
L’esplosione di Sinner è stata sorprendente per tanti appassionati e addetti ai lavori, considerando anche che a livello juniores non aveva mai giocato un numero consistente di tornei. Per tanti, ma non per tutti. “Avevo giocato il doppio insieme a Jannik nel Challenger di Genova del 2018 – racconta Salvatore Caruso, top-200 consolidato – e i suoi fondamentali erano già di livello alto. Mi aspettavo un exploit molto presto e così è stato”.
Il siciliano, sconfitto da Sinner a Bergamo in tre combattuti set, è rimasto colpito notevolmente dalla gestione dei momenti. “Mi ha ricordato Andreas Seppi sotto quel punto di vista. È freddo, glaciale, trasmette grande sicurezza. I colpi? Poco da dire, sa fare tutto”.

Diritto incrociato da urlo
Fabrizio Ornago, classe 1992 e top-500 Atp, ha giocato due set molto combattuti contro Sinner nella semifinale del torneo Itf di Santa Margherita di Pula ($25.000), poi vinto dall’altoatesino in finale contro Andrea Pellegrino. Ornago è stato sconfitto 6-4 7-5, andando vicinissimo al terzo set (era avanti 5-3 nel secondo e poi 0-30 sul 5-4). Il ventiseienne lombardo ha sottolineato che “il colpo più incredibile di Jannik è il diritto incrociato, con cui sa anche lasciarti fermo. Tiene benissimo le diagonali e sa difendere in maniera efficace, soprattutto se gli si gioca una palla tesa. Il servizio, almeno su terra battuta, è un po’ altalenante, ma sul 4-5 nel secondo set, sotto 0-30, ha tirato quattro prime di grande livello”.

Tutto come previsto
La crescita di Jannik Sinner è seguita, passo dopo passo, da Andrea Volpini, giovane e bravissimo allenatore che accompagna l’altoatesino a tutti i tornei. “Sono contento per l’adattamento dimostrato sin dai primi match su terra battuta – ha raccontato il coach del Piatti Tennis Center – superando le comprensibili difficoltà con grande intelligenza. A Santa Margherita, ad esempio, ha fatto tanta fatica nel match di primo turno, per poi crescere giorno dopo giorno utilizzando meglio il kick, aggredendo di più in risposta e tenendo una profondità di colpi sempre maggiore. Tutto procede per il meglio, siamo soddisfatti”.