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FEDERER-NADAL: QUELLA PRIMA VOLTA CHE HA CAMBIATO IL MONDO

15 anni fa a Miami, il primo faccia a faccia tra Roger Federer e Rafael Nadal

di Enzo Anderloni | 30 marzo 2019

15 anni fa a Miami, il primo faccia a faccia tra Roger Federer e Rafael Nadal. Lo svizzero era appena diventato n.1 del mondo, lo spagnolo non aveva ancora 18 anni. Ma sorprese tutti e vinse il primo di 37 confronti

di Alessandro Mastroluca - foto Getty images

Hanno in comune solo la bandana e i calzettoni bianchi. Roger Federer, il numero 1 del mondo, gioca in bianco e nero. Il diciassettenne Rafa Nadal con uno smanicato rosso acceso. I colori si potranno prendere come un’epifania del primo capitolo della più grande storia del tennis moderno. È domenica 28 marzo 2004, terzo turno del Masters Series di Miami. In Europa è notte fonda, ma la mattina non ci saranno messaggi sulla bacheca di Facebook. Zuckerberg l’ha creata solo da due mesi, è solo per gli studenti di Harvard e ha otto funzioni: niente emoticon, niente messaggi, niente risposte. Per trovare un amico c’è da inserire l’email valida del college.

Federer già numero 1
In quegli ultimi nove mesi, Federer aveva vinto Wimbledon e il Masters, l’Australian Open e Indian Wells. A 22 anni e 5 mesi si era preso il primo posto nel ranking: non era il più giovane di sempre, ma è stato comunque più precoce di Becker, Edberg, Lendl o Agassi. Ha raggiunto quel “territorio misterioso, come la cima dell’Everest, incomprensibile per chi non ci sia stato”, come lo racconta John McEnroe. Si sente più libero, più sicuro, dice, “perché nessuno può dire di essere migliore di me. Forse un giorno qualcuno lo dirà, ma non credo che questo basti a prendere il mio posto”. Non può certo immaginare che sta per incontrare chi, quel posto da numero 1, glielo toglierà il 18 agosto 2008 dopo 237 settimane filate.

Chi c’era e chi resta
Federer aveva vinto 23 partite su 24 da inizio anno, e perso solo contro Tim Henman nei quarti a Rotterdam. Nadal, numero 34 del mondo, non aveva ancora vinto un titolo ATP. Ultima delle 32 teste di serie, aveva giocato solo un set nel suo match d’esordio a Miami prima del ritiro di Goran Ivanisevic. Il tabellone si era già molto aperto: 14 teste di serie uscite al secondo turno, compreso Sjeng Schalken, squalificato per offese all’arbitro, e Feliciano Lopez, l’unico delle 32 che sia in campo ancora oggi oltre a Federer e Nadal. Solo altri quattro, di tutto quel main draw, continuano a giocare a 15 anni di distanza: Ivo Karlovic, primo quarantenne a vincere un match Atp dal 1995, Julien Benneteau, David Ferrer (entrambi hanno già annunciato il ritiro) e Karol Beck, slovacco che ha giocato un paio di Futures in doppio l’anno scorso.

Gli USA ballavano sul ritmo del riff ossessivo di Yeah, singolo di Usher in cima alle classifiche. Gli americani però avevano altri pensieri. Dopo le testimonianze davanti alla commissione per l’undici settembre, la fiducia nel presidente Bush in materia di sicurezza scende dal 70 al 57%. L’Italia parla più del pareggio contro il Chievo del Milan di Berlusconi, della Roma che perde contro il Bologna, del decreto “salvacalcio” che consentirà alle società di spalmare i debiti col fisco e delle inesattezze storiche del “Codice da Vinci” di Dan Brown.

Dubbi e certezze
Quell’anno Federer non è arrivato troppo convinto a Miami. Dopo Indian Wells e la Davis, il più banale degli avversari l’ha costretto a fermarsi fino a meditare di ritirarsi dal torneo: l’influenza. La pioggia ha ritardato il programma, poi ha battuto Davydenko ma senza togliersi i dubbi. Anzi.
Nadal ha un piano chiaro. “Non potevo fargli fare il suo gioco, altrimenti avrei perso 6-1 6-1 o 6-1 6-2 - avrebbe poi detto in conferenza stampa -. Sapevo che dovevo comandare il gioco dal primo punto. Quando sto bene sono un giocatore molto aggressivo”. Racconta anche di aver leggermente cambiato il movimento di servizio rispetto all’anno prima. I risultati si vedono. Vince 31 punti su 39 con la prima, Federer non arriva mai alla parità o a palla break in risposta. “Il campo - spiegò poi lo svizzero - è lento”. I primi passanti di Nadal gli fanno cambiare strategia. “Ho perso un po’ di fiducia, così ho iniziato a giocare più da fondo, forse troppo”.

Il vento del cambiamento
Federer vince quattro punti in più negli scambi brevi, sotto i quattro colpi. Ma Nadal ne ottiene 20 su 27 in quelli che richiedono 5-8 scambi e quasi tutti quelli più lunghi. Gioca vicino alla riga, lo svizzero spiegherà che “ricorda un po’ Hewitt”; Rafa prende campo e scende a rete 14 volte facendo 13 punti, compresi gli ultimi due.
A 17 anni, 9 mesi e 25 giorni, in 70 minuti Nadal diventò il più giovane a battere un numero 1 del mondo dal 1990. In Spagna sono le quattro di mattina quando Rafa parla in conferenza stampa. Perderà negli ottavi contro Fernando Gonzalez, ma dopo quattro mesi e mezzo vincerà il suo primo torneo in carriera. Da quella domenica di marzo a Miami, soffia il vento del cambiamento. Il Sun Sentinel, il principale quotidiano della Florida del sud, ha due storie in prima pagina il giorno dopo: Condoleeza Rice (allora consigliere per la sicurezza nazionale) che difende Bush, e un calzolaio che continua a lavorare all’antica per difendersi dal futuro che arriva. Uno che ha visto gente perdersi e tornare, andare per diverse strade con le stesse scarpe. Tra il futuro e il moderno all’incrocio dei tempi. Anche in una domenica in cui il tempo ha cambiato direzione e segnato l’inizio di un nuovo percorso.